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Il sabato sera la strada non fa più stragi

In vent'anni il fenomeno si è molto dimensionato: in Romagna il bilancio di tutto il 2012 è pari a quello di un "normale" weekend di 10 anni fa

Il sabato sera la strada non fa più stragi
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26/settembre/2012 - h. 11.29

ROMAGNA - Le famigerate stragi del sabato sera non ci sono più. Il fenomeno che ha macchiato di sangue nel weekend le strade italiane, e soprattutto romagnole, sembra essere stato drasticamente ridimensionato. Numeri alla mano infatti, nei fine settimana non si registrano più numeri spaventosi di morti tra i giovani che il sabato sera macinavano chilometri per passare la serata in discoteca. Di questo si parlerà sabato mattina a Forlì in un convegno dal titolo "Sicurezza stradale è buon vivere", inserito nella Settimana del buon vivere.
Ci saranno l’Asaps, rappresentata dal suo presidente Giordano Biserni, il direttore generale di Linear Assicurazioni Andrea Pezzi, il medico 118 Enrico Farabegoli. Insieme a loro anche Marina Gamberi, mamma di Giorgia Gagliardi, Aristide Missiroli, della Fondazione Misso, e, non ultimo, Mauro Tedeschini, ex direttore di Quattroruote ora al quotidiano Il Centro.

In vent'anni cambia lo scenario è cambiato. Pensiamo al sabato sera, alle lunghe strade della bassa emiliana, della Romagna o del Triveneto. I telegiornali a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ‘90 passavano le immagini delle mamme antirock che sfidavano le lobby dei locali notturni costringendo le amministrazioni a far chiudere le balere alle due del mattino, anziché alle 4. A quei tempi la strage del sabato sera era un fenomeno preciso: auto di giovani che si schiantavano contro muri, alberi, altri veicoli. Le cause? Le solite: confidenza con l’alcol, stanchezza, velocità. E morti, tanti morti, tutti giovani. Così si invocava il coprifuoco: da una parte Maria Belli, la portavoce delle mamme, dall’altra Sergio Pioggia, e Bruno Cristofori i leader del sindacato dei gestori delle discoteche. In mezzo, i pendolari del divertimento, pronti a fare 400 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno. Il risultato era la carneficina che molti di noi ricordano bene.

Anche per questo nel 1991
nacque a Forlì l’Asaps, per iniziativa di un gruppetto di giacche blu della Stradale stanche di suonare un campanello alle 5 della mattina per dire a un papà e a una mamma che il loro ragazzo o la loro figlia non sarebbero mai più tornati a casa. Un compito ingrato e dolorosissimo. "Oggi - racconta proprio Asaps - la strage del sabato sera è molto, molto ridimensionata. Anzi in molti fine settimana non esiste quasi più. Perché? Si è vinta una guerra? Si è vinta una battaglia? È più semplice: è cambiato il teatro operativo della contesa. È cambiato il nemico, è cambiata la tipologia di vittime".

Cosa ha funzionato, cosa invece deve cambiare? Secondo l’osservatorio Il Centauro/Asaps, che tiene sotto analisi il fenomeno dal gennaio di quest’anno, il numero di incidenti classificabili come strage del sabato sera (intendendo quelle che avvengono nelle 16 ore del venerdì e sabato notte, con almeno un giovane sotto i 30 anni fra i conducenti), ammonta a 244, con 154 morti e 407 feriti.
Basta citare il caso di una delle aree più rappresentative degli anni terribili: Forlì Cesena, Ravenna e Rimini. Nei primi 8 mesi del 2012 (periodo che vede l’Emilia Romagna in testa a tutte le regioni d’Italia), si sono registrati 15 incidenti, con 5 vittime e 24 feriti. Una volta, questo era il bilancio di un fine settimana qualsiasi e non certo di tre quarti d’annata. Leggi più severe, controlli con etilometro molto più frequenti, una coscienza diversa i motivi di questa inversione di rotta. Ecco anche questo cambiamento positivo (ma ancora migliorabile) diventa una buona pratica per il Buon vivere dei ragazzi.