Cesena

Punture di zecca: i consigli dell'Ausl per prevenire e curare

Con l'estate aumenta il pericolo di essere ‘attaccati' da questi parassiti

Punture di zecca: i consigli dell'Ausl per prevenire e curare
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09/luglio/2013 - h. 15.31

CESENA - Con l’estate si moltiplicano gli insetti e i loro parenti più stretti. Dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di Cesena alcuni consigli utili per difendersi dalle punture di vari parassiti: campeggi estivi, sentieri dei boschi, prati, sponde di torrenti e fiumi: sono questi i luoghi dove, specialmente d'estate, si corre il rischio di essere punti dalle zecche.  Molte diffusa da maggio fino a ottobre questo subdolo parassita è riconoscibile per la sua forma ovale (da alcuni millimetri fino a oltre 2 centimetri), è di colore grigio fino al rosso nerastro con 6 o 8 arti (a seconda dello stadio di sviluppo) e cresce grazie al sangue che riesce a succhiare dalla pelle di animali e persone, che diventano “ospiti” loro malgrado della zecca. La zecche non salta e non vola, ma si apposta all'estremità delle piante aspettando il passaggio dell’ospite, attratta dall'anidride carbonica emessa e dal calore del corpo.
 
“Quando una zecca si attacca all’uomo nella maggior
parte dei casi non vi sono conseguenze – spiega Claudio Venturelli, entomologo del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl di Cesena  – alcune volte può esserci una reazione locale con arrossamento, gonfiore e prurito, analoga a quella causata da corpi estranei nella cute, come ad esempio schegge di legno, legata alla permanenza del rostro nella cute. In casi più rari la zecca può trasmettere all’uomo alcune malattie infettive e, in particolare, la Malattia di Lyme. Una puntura di zecca però non significa aver contratto malattie: nel nostro territorio la percentuale di zecche infette è ancora molto bassa, inoltre la capacità di un’eventuale zecca infetta di trasmettere la malattia dipende dal tempo in cui essa rimane attaccata alla cute. La probabilità di infezione è bassa se la zecca resta attaccata alla cute per meno di 24 ore”.
 
Il modo migliore per difendersi dalle zecche
è prevenirne l’attacco. Semplici precauzioni mettono al sicuro da queste rare eventualità. A livello preventivo, quando ci si reca in parchi naturali per una escursione è sempre bene vestirsi adeguatamente limitando le zone esposte del corpo fino a infilare i pantaloni nelle calze. Meglio indossare abiti chiari, su cui è più facile vedere camminare le zecche, ed eventualmente spruzzare i comuni prodotti repellenti sulla cute e sulle estremità degli abiti. Occorre poi evitare di camminare dove l’erba è più alta, rimanendo al centro dei sentieri e non sedersi direttamente sull’erba. Una volta a casa è importante lavare i vestiti ad alte temperature e ispezionare accuratamente tutto il corpo prima della doccia: le zecche si vedono a occhio nudo e tendono a localizzarsi preferibilmente su testa, collo, fianchi e nelle pieghe cutanee (ascelle, inguine, dietro le ginocchia). “I cacciatori -  prosegue Claudio Venturelli – dovranno fare molta attenzione anche quando trasportano la selvaggina in macchina poiché dalla preda potrebbero disperdersi le zecche all’interno del veicolo e da lì ai suoi occupanti. Qualche anno fa un cacciatore che aveva da poco trasportato un capriolo, tornato a casa se ne era trovate circa un centinaio attaccate nelle varie parti del proprio corpo”.
 
“Quando ci si accorge di avere addosso
una zecca – avvisa Venturelli – è importante non spaventarsi, non cospargerla di liquidi o altre sostanze come olio, creme, alcool benzina, ecc., non bruciarla, né schiacciarla. Una zecca va rimossa correttamente con un paio di pinzette (ne esistono di specifiche a punta ricurva, ma vanno benissimo anche pinzette a punta sottile da francobollo; quelle a punta piatta, da sopracciglia, possono schiacciare la zecca per cui vanno usate con cautela), afferrando la zecca il più vicino possibile alla cute ed evitando di prenderla per il corpo, per poi toglierla tirando verso l’alto senza ruotare. Se il rostro (l’organo che la zecca usa per attaccarsi) rimane nella pelle, estrarlo “grattando” la cute con un ago da siringa sterile e disinfettare con prodotti non colorati”.
 
È fortemente sconsigliato iniziare terapie
antibiotiche a scopo preventivo, mentre è importante controllare il punto in cui era attaccata la zecca tutti i giorni per 30-40 giorni. In questo periodo è opportuno rivolgersi al proprio medico di famiglia se compare una chiazza rossastra o un anello che si allarga progressivamente o se si presentano febbre, mal di testa inusuale, malessere generale, ingrossamento delle ghiandole vicino alla zona dove si è stati punti e dolori alle articolazioni. Una diagnosi precoce consente di iniziare subito la terapia opportuna e di evitare le complicazioni.  Anche cani e gatti possono veicolare le zecche: è buona norma perciò controllarli spesso e ricorrere al consiglio del veterinario per i prodotti repellenti più efficaci.