Riccione

Poltrona in affitto, ecco la 'parrucchiera a ore'

Il Comune deve cambiare il Regolamento per far trasformare un’attività già esistente in un "open space" dove far operare gli artigiani a livello individuale

Poltrona in affitto, ecco la 'parrucchiera a ore'
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02/ottobre/2013 - h. 17.23

RICCIONE - Il commercio, nel caso l’artigianato, guarda avanti per affrontare e superare la crisi, ma la burocrazia frena e arranca dietro a novità che “non capisce e alle quali, per ora, non dà risposte”. E’ un po’ questa la sintesi di “una poltrona in affitto” che vorrebbe portare a Riccione una forma di prestazione di servizi che è in atto da anni oltr’Alpe, ma che in Italia sta prendendo piede solo ora, e in grandi città.

Spieghiamo cosa è questa “poltrona in affitto”. Si parla, ma il progetto può estendersi a tante altre attività di servizi, di un “open space”, nel caso un salone di parrucchieria, dove non c’è più un o una titolare con dipendenti oppure soci, bensì solo “postazioni” da prendere in affitto o da usare in compartecipazione con il proprietario dell’attività. Insomma, una struttura al cui interno operano parrucchieri, manicure o altre figuri assimilabili, i quali singolarmente operano in autonomia e liberamente senza nessun vincolo che non sia quello con il titolare delle condivisioni delle attrezzature.

Questa singolare iniziativa - e ancora una volta Riccione nel campo starebbe qualche passo avanti rispetto alle altre località turistiche - è stata proposta all’amministrazione comunale dal titolare di una parrucchieria il quale, avendo un grande salone in viale Portofino attrezzato e “pensato” per risolvere lo status di questo momento, ha chiesto dei permessi affinché al suo interno sia possibile distinguere le varie “poltrone da parrucchiere” e farne delle singole attività, seppur nello stesso locale.
In pratica si tratta di avere il permesso di far rientrare questa nuova tipologia nel Regolamento per le attività commerciali. Infatti tutte le altre licenze, dalla sanitaria a quella per esercitare l’attività di parrucchieria, sono già in regola. Però questa richiesta è in attesa di riposta - da parte dell’Amministrazione - da circa un anno e mezzo, ma ancora non c’è il necessario cambio del Regolamento poiché nessuno vole prendersi la responsabilità di farlo.

Eppure, in tempi di crisi, e con un “nero” che nell’attività di parrucchieria viene sempre più spesso denunciato dalle varie associazioni, questa soluzione potrebbe far “riemergere” le non poche persone che ora “fanno i parrucchieri” - rischiando - in casa. Infatti uno vantaggi di questa “poltrona in affitto” è che chi ha una professionalità e i requisiti per fare questo lavoro potrebbe decidere di lavorare quando ha tempo e dare appuntamento ai propri clienti in una struttura che (questa sì) ha tutti i requisiti di legge per lavorarvi.
Il tutto, ma poi questi rapporti interni verrebbero regolati da appositi contratti tra il proprietario delle attrezzature e chi intende svolgervi il proprio lavoro, mettendo in regola l’artigiano, e con il (o meglio) la cliente che non alimenta il giro di “lavoro nero”, cosa che alla fine non fa certo bene all’economia, di tutti. (epi)