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Report su Hera: il problema è che tutto ci è già noto

Il servizio in onda domenica sera tra Cosentino, tessere di partito, rifiuti tossici e società non certo ispirate alla trasparenza

Report su Hera: il problema è che tutto ci è già noto
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17/novembre/2014 - h. 12.35

BOLOGNA - Lo si aspettava da settimane. Chi vive i palazzi della politica anche da mesi, quando cioè in estate le telecamere di Report erano in Emilia-Romagna per intervistare sindaci e autorità locali. Domenica sera il servizio di Report su Hera è andato in onda e c'è un problema di fondo. Quel livello di informazioni che in una società civile sarebbe già sufficiente per animare l'opinione pubblica, in realtà erano già note. Il timore è che il bel servizio di Emanuele Bellano non porti a quella svolta meritocratica e di giustizia che tanto aiuterebbe il territorio.

I punti chiave: la prima parte del servizio è relativa ai legami tra Hera e la famiglia Cosentino. Rapporti evidenziati dal consigliere regionale Giovanni Favia, all'epoca ancora tra le file del Movimento 5 Stelle. Al centro c'è un terreno a Sparanise (Caserta) sul quale Nicola Cosentino (Pdl) fa un'interrogazione parlamentare nel 1999, relativa ad una presunta contaminazione da amianto dell'area. Il valore del terreno si deprezza e una società legata al politico di Casal di Principe ne acquista i vari lotti ai proprietari. Operazione da 2 milioni di euro. Riuniti i lotti sotto un'unica proprietà, la società li rivende a 11 milioni di euro ad AMI Imola, ora Hera. In pochi mesi la società legata a Nicola Cosentino, il cui fratello Giovanni siedeva nel cda di Heracomm, ottiene una plusvalenza di 9 milioni di euro. Nell'area sorge ora una centrale termoelettrica, la cui proprietà è di Calenia. Calenia che a sua volta è di proprietà del gruppo svizzero AXPO e di Hera Spa. La catena illustrata da Report domenica sera, vede la multiutility dividere i proventi con la SCR srl. Il giornalista Emanuele Bellamo chiude così la prima parte: "Tutto quello che sappiamo è che i manager che rappresentano SCR all’interno di Hera sono Enrico Reccia e Giovanni Cosentino, fratello di Nicola, tutti arrestati ad aprile per aver favorito il clan dei casalesi". Commenta in studio Gabanelli: "La domanda sarebbe da fare ad Hera, ma anche qui porte e bocche blindate. Diciamo che aiutare i casalesi per fare il salto di qualità non è una medaglia".

La seconda parte è assai tossica. Si parla della sede Hera a Bologna, in viale Berti Pichat. Edificio che si affaccia sui viali a due passi dalla stazione e di fianco a diverse aule in uso all'Università di Bologna. In quell'area, dove sorge il vecchio gasometro, la precedente proprietà aveva interrato rifiuti tossici. Le salazioni sono appurate da certificati medici e da analisi effettuate dalla stessa multiutility. L'accusa di Report è la lentezza con cui si interviene nel risolvere il problema. Per ovviare i rischi per la salute che il respiro di quelle esalazioni può provocare, ad ora risulterebbe un solo piano che limiterebbe l'uso degli edifici per ridurre l'esposizione dei dipendenti. Il tutto non sarebbe rispettato. Il tutto è soprattutto parzialmente sconosciuto all'amministrazione comunale che, attraverso le parole dell'assessore Patrizia Gabellini, ha riferito di non aver letto tutto il documento depositato da Hera in Comune nel 2009, in cui viene descritta la pericolosità dell'area.

La terza parte da Bologna fa sosta a Forlì per terminare la sua corsa a San Marino. Presenta Gabanelli: "Hera gestisce discariche e inceneritori e può essere che arriva un camion con delle sostanze contaminate che poi finiscono in mezzo a tutto il resto, per evitare questo, all’ingresso c’è qualcuno che fa rigorosi monitoraggi. Chi è? È la Protex di Forlì. Di chi è la Protex?". Il giornalista Emanuele Bellano presenta la società come una delle poche autorizzate a trattare rifiuti radioattivi, lavorando quasi esclusivamente con committenti pubblici. Qui i passaggi si fanno complicati. La ricerca di Bellano lo porta a determinare come socio di maggioranza di Protex Italia ci sia la Laboratori Protex, con sede a San Marino. Uno dei principali soci della laboratori Protex è la fiduciaria Sofir. Questo intreccio il giornalisto lo presenta, chiedendone spiegazioni, a Paola Vicini, direttore generale di Protex Italia che risposte chiare non sembra essere in condizione di darne. "La domanda non è superflua - spiega Bellano - poiché i soci che si nascondono dietro Sofir gestiscono un deposito nucleare in cui sono stoccati oltre 2000 metri cubi di scorie radioattive. A indagare nel 2012 su Sofir Fiduciaria sono gli ispettori antiriciclaggio di Banca d’Italia. Sofir avrebbe commesso irregolarità nella gestione di centinaia di milioni di euro provenienti da San Marino. Secondo gli inquirenti la Sofir nasconde i segreti di mezza Emilia Romagna, con almeno 500 aziende intestate. Come quella di Nicola Femia, affari nei video poker, considerato narcotrafficante legato alla ‘ndrangheta. Ma tornando alla Protex, insieme alla Sofir ci sono altri nomi". E qui spunta Vittorio Prodi, fratello di, ex presidente della Provincia di Bologna (dal '95 al '04) ed ex europarlamentare, proprietario del 7,84% della società. Il focus di Bellano è tutto sul conflitto di interessi tra i suoi ruoli politici e le sue proprietà. Prodi risponde: "Per me era assolutamente irrilevante, ecco: non c’era nessuna possibilità che io potessi in qualche modo... che questa partecipazione condizionasse il mio operato a livello di Parlamento, ecco".

La quarta parte in Romagna è un grande classico. Pera fare strada, il titolo di studio più utile è la tessera del partito. Succede negli ospedali, negli uffici stampa e figuriamoci se non succede nelle partecipate. Il giornalista Bellano prende in mano i curricula dei manager e si presenta dai sindaci che gli hanno suggeriti. Il primo ad essere incontrato è Daniele Manca, sindaco di Imola e presidente del Patto di sindacato di Hera. Manca parla di professionalità e di continua ricerca del merito. Sarà poi una pura casualità che una buona parte delle società in house sul Santerno abbiano CdA con buone quote Pd o ex Pci. Basta sfogliare i curriculum che sono online. Dietro questi fogli si celano professionisti di indubbia qualità, macchiati da un peccato originale non loro.
Dopo Manca vengono intervistati il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci e l'omologo di Cesena Paolo Lucchi, entrambi sponsor di due dirigenti: rispettivamente di Danilo Manfredi e Giorgia Gagliardi. Entrambe con esperienza di vita e di studio non proprio in linea con le esigenze di una multiutility. Fantastica la risposta del cesenate che caldeggiando la sua Gagliardi la dipinge come "persona assolutamente qualificata; è un avvocato molto bravo, quindi...". Gagliardi è però laureata in Cooperazione sviluppo Locale. Matteucci viene interrogato sul curriculum di Manfredi, anche lui come Gagliardi con tessera e incarichi nel Pd locale, poco prima della nomina in Hera non eletto alla segreteria provinciale del partito. "Lei ha letto il suo curriculum", gli chiede il giornalista di Report. "Sì certo risponde Matteucci". "Non c'è nulla che farebbe pensare che sia in grado di gestire una multiutility", aggiunge Bellano. "Lei ha perfettamente ragione: il curriculum è un po’ scarno. Devo dire che io, anche nella scelta di altre figure di questo tipo, prima della competenza - che naturalmente è indispensabile, no? Scelgo persone che abbiano il talento, cioè la capacità e la passione per fare quell’incarico. Quindi, non so se l’ho detto, lui è stato anche segretario del Partito democratico".