Ravenna

Due giovani artiste per "celebrare" la donna

Inaugura domani alle 18 la mostra nella galleria Ninapì

Due giovani artiste per "celebrare" la donna
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06/marzo/2015 - h. 15.23

RAVENNA - L’arte è un’esplorazione dell’altro, una intuizione primordiale di ciò che esiste là dove i confini del nostro corpo o del nostro io terminano: gli spazi della nostra vita interiore vissuti e abitati con un senso di sottile estraneità e distacco ma anche l’anima degli altri intuita e indovinata nei dettagli e nelle reliquie del suo passaggio terreno.

L’ultima indagine della fotografa Silvia Bigi riguarda proprio il mistero di un’altra vita, per quanto profondamente apparentata alla propria, in quanto si tratta di sua nonna, Nella Valgimigli, scomparsa quando lei aveva 11 anni, ma al tempo stesso da riscoprire e rinverdire dopo che il tempo è trascorso col suo strascico di erbacce e disseccamenti, come in quella casa abbandonata di Tredozio in cui la giovane artista ha cercato di rivivere in se stessa e recuperare in trance creativa le forme sfuggenti di una esistenza solitaria e severa, cercando di indossare i simboli di una femminilità anacronistica rispetto all’odierno clima mentale ma ricca di ispirazioni e suggestioni identitarie per una donna in cerca di modelli che non possono essere quelli battaglieri e bellicosi del femminismo militante ma neppure quelli sottomessi e rinunciatari di chi in un’altra epoca dovette subire in silenzio l’imposizione di un destino di rassegnata sottomissione.

All’insegna di una rivendicata diversità sembra esporsi e sbilanciarsi la ricerca della Bigi che tocca gli oggetti appartenuti alla sua ava con un atteggiamento di amorevole identificazione e con un’immedesimazione psichica che sembra quasi annullare le distanze temporali. La mano che accarezza le stesse conchiglie amate e collezionate dalla sua antenata, il velo per andare a messa che immette nella religiosità di un altro tempo o la frutta acerba gustata in tutta la sua selvatica dolcezza direttamente sull’albero.

E’ bello e nobile questo tentativo di recuperare una figura del proprio passato familiare, incastrata in un periodo differente e nei limiti di una relazione matrimoniale patita con una certa rassegnazione all’ombra del tradimento e nella quotidianità della solitudine. Il bisogno di recuperare i luoghi intrisi dalla sua esistenza si manifesta facendo rivivere quella vita e riattualizzandola attraverso le atmosfere che si respirano in quella casa.

La pittrice Laura Rambelli accosta, invece, alle foto della collega la sua ricerca pittorica dall’impianto potentemente simbolico: figure femminili che vibrano di demoniaca intensità costituiscono un fantasioso controcanto rispetto all’aderenza dell’immagine fotografica all’idea di un vissuto, fornendo visioni oniriche che si agitano tra i colori con la forza di figure sorte dal sottosuolo psichico come effigi di un inconscio perturbato. Temi differenti e diversi linguaggi dialogano tra di loro in questa mostra, 29 our circled world, ospitata dalla Galleria Ninapì e curata da Chiara Fuschini, che inaugura domani alle ore 18.

L’indole performativa della Bigi reinterpreta un’azione del passato usando se stessa come protagonista. In fondo non siamo noi i fulcri della temporalità, pilastri di un gioco che attraverso di noi si rinnova finché non demandiamo ai nostri successori la lettura di un mondo che ci trascende e ci abbandona? L’amore è il collante che crea le magnifiche connessioni sognate ed evocate tra un centro di coscienza e l’altro. Dalle ore 16 alle 19 del 25 marzo si svolgerà invece il finissage dell’evento e le due artiste saranno a disposizione per domande e richieste.