Cesena

William D'Altri, molto più che una 'medaglia d'oro'

La storia del monumento di viale Carducci: molti cesenati la ignorano ma va riscoperta e raccontata

William D'Altri, molto più che una 'medaglia d'oro'
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24/marzo/2015 - h. 18.16

CESENA - Sono talmente abituati alla sua presenza che i cesenati ormai non vedono più il monumento dedicato a William D'Altri su un lato del marciapiedi di viale Carducci. Sotto il busto raffigurante un giovane si legge che è una “medaglia d'oro”, quindi una località etiope Lekemti e la data 26 giugno 1936. Le conoscenze di gran parte dei cesenati si fermano qui. Eppure il D'Altri fu protagonista, sacrificando la vita, di un fatto storico, praticamente un massacro nel vero senso della parola, che ancora oggi non è sufficientemente chiarito e dove un personaggio equivoco, tradimento, improvvisazione, assassinio e furto sono il leitmotiv di tutta la vicenda. 

Prima di tutto occorre chiarire che il luogo dove morì William non è Lekemti ma, per esattezza storica, fu invece Bonaia a circa venti chilometri. I fatti. Giugno 1936 la guerra Italo-Etiopica si è conclusa come tutte le guerre coloniali ovvero un contendente ha cessato di combattere, in questo caso gli Etiopi, l'altro, in questo caso gli Italiani, si sentono i vincitori. In realtà le cose non stanno così. 

Il territorio è immenso e tutt'altro che pacifico. Qui si inserisce una figura dubbia, tra l'altro l'unico sopravvissuto al massacro che rilascerà poi varie dichiarazioni sull'evolversi dei fatti; tale padre missionario Mario Borello che per l'occasione avrà i gradi di tenente. Il missionario convince il generale Rodolfo Graziani, massima autorità nella colonia, che con 300 talleri d'argento (moneta etiope di grande valore) si potrà ottenere la pace con le tribù di etnia Galla. Il luogo fissato per l'incontro è Lekemti a circa trecento chilometri da Addis Abeba. 

La spedizione inviata per trattare gli accordi di pace è di prim'ordine ed è composta da: generale della Regia Aeronautica Vincenzo Migliocco, a quei tempi i gradi di generale li conquistavi sul campo e non per anzianità, colonnello di stato maggiore Mario Calderini, maggiore pilota Antonio Locatelli, un autentico asso secondo solo al pilota americano Charles Lindbergh, capitano pilota Mario Galli, tenente pilota Luigi Gabelli, maresciallo pilota Giorgio Bombonati, capitano osservatore Drammis Dei Drammis, sergente motorista Renato Ciprari, primo aviere motorista William D'Altri, primo aviere motorista Alberto Agostini, aviere scelto marconista Giulio Malenza, in più Padre Mario Borello e l'ingegnere Adolfo Prasso. 

La missione utilizza due aerei trimotori da bombardamento, senza bombe per l'occasione, Caproni Ca. 133 e un caccia Ro.1. Atterrati a Bonaia invece di proseguire subito come da accordi accompagnati dai Galla per Lekemti luogo d'incontro con circa 150 capitribù vengono informati che la scorta verrà il giorno dopo inoltre, apprendono, che in zona vi sono circa trecento soldati etiopi in ritirata, ma senza comportamenti ostili. Molti dubbi assalgono gli italiani, ma Padre Borello li rassicura. Tutti vengono invitati dal capo Galla, Apte Mariam, ad una cena. Si mangia, si ride, si sta allegri. 

Ad una certa ora gli italiani si ritirano presso i loro aerei. Qui comincia la discordanza delle dichiarazioni che Padre Mario Borello darà successivamente. In una sua testimonianza dichiara che resta insieme ai Galla in una capanna, successivamente affermerà che andrà a dormire presso gli aerei. Sul far dell'alba i soldati etiopi assalgono gli italiani addormentati facendone strage, incendiando gli aerei e allontanandosi. 

I Galla, visto che tutti erano morti, si avvicinano per depredare i caduti ed anche per cercare i 300 talleri che effettivamente scompariranno. Ma tutti non sono morti. Il primo sopravvissuto è Padre Borello che dirà di essersi allontanato dal campo per recitare le preghiere del mattino pochi muniti prima dell'aggressione poi riconosciuto dai Galli riceverà grandi onori. Onori che non riceve invece il secondo sopravvissuto il primo aviere Alberto Agostini che fattosi riconoscere riceverà un colpo di lancia da un guerriero rimanendo incosciente e che poi sarà portato al villaggio Galla. 

Agostini poi morirà alcuni giorni dopo senza aver ripreso conoscenza, secondo quanto dice Padre Borello. Ecco così si chiude la vicenda che vede coinvolto un giovane motorista cesenate della Regia Aeronautica. Tutti morti, a ciascuno la medaglia d'oro anche a Padre Mario Borello che si spegnerà tranquillamente nel suo letto a Torino agli inizi degli anni '90. E le salme? Preda degli animali selvatici, forse almeno quelle, se non altro per carità cristiana, il padre missionario le poteva recuperare. 

Piero Pasini