Valmarecchia

"Tre comuni invece di una a 10"

Il sindaco Cappella: “Pennabilli ci sta, Sant’Agata no, ma devono decidere i cittadini: referendum in tutti i Comuni”

"Tre comuni invece di una a 10"

I sindaci di Casteldelci e Pennabilli Luigi Cappella e Lorenzo Valenti

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12/maggio/2015 - h. 15.28

VALMARECCHIA - Il 17 e 18 dicembre 2006 con il sì del 56,13% degli aventi diritto e dell’83,91% dei votanti, l’Alta Valmarecchia ha concretizzato il primo e finora unico caso di distacco-aggregazione di Comuni fra due regioni nella storia dell’Italia repubblicana: il passaggio dei sette centri in Emilia Romagna. 

Ora, con l’annunciata soppressione delle Province, torna a farsi largo l’idea di una nuova chiamata a raccolta delle popolazioni per un referendum consultivo bis: questa volta per l’Unione fra alcuni di questi Comuni. A farsene portavoce e uscire ufficialmente allo scoperto raccogliendo gli input in tal senso provenienti dal Ministero dalla Regione è il sindaco di Casteldelci Luigi Cappella. 

“Sposiamo in pieno l’idea del consigliere regionale Giorgio Pruccoli di un riassetto istituzionale più razionale ed efficiente, che porti la vallata dagli attuali dieci Comuni a cinque attraverso lo strumento delle Unioni: un Comune montano che ricomprenda Casteldelci, Pennabilli e Sant’Agata Feltria, uno intermedio Novafeltria-Talamello-Maiolo, un terzo Verucchio-San Leo e quindi Poggio Torriana che si sono appena fuse e Santarcangelo. 

In questo modo avremmo tutte realtà di oltre 5.000 abitanti che consentono di poter lavorare al meglio sui servizi e di offrirne di migliori e concreti agli abitanti” esordisce, facendo anche alcuni esempi: “Si potrebbe creare un ufficio tecnico ad hoc, un ragioniere solo che non deve più dividersi in tre o quattro, una squadra di cantonieri e mezzi che faccia interventi mirati sul territorio. Non è solo un discorso di contributi o deroga al Patto di Stabilità (per l’amor del cielo, più che graditi), ma di risposte reali e migliori alla gente senza le difficoltà di oggi”. 

Non tutti però la pensano così e questo è il rammarico più grosso di Cappella: “Il collega di Pennabilli Lorenzo Valenti concorda con me, mentre quello di Sant’Agata Guglielmino Cerbara non vuol sentirne parlare. Al di là del fatto che se la facessimo a due arriveremmo a 3400 abitanti e non risiolveremo tutto, io penso che la decisione non debba essere dei sindaci ma dei cittadini: ritengo quindi che con umiltà il nostro dovere sia quello di far deliberare ai consigli comunali l’indizione di un referendum consultivo di cui si farà poi carico la Regione”. 

Eccolo dunque il vero e proprio appello finale: “Occcorre questo atto di coraggio di noi amministratori, oppure bisogna adoperarsi per far lavorare bene l’attuale Unione a 10: il vero spirito collaborativo e d’insieme oggi come oggi ce l’hanno solo i tre centri della bassa valle, noi sette ci facciamo trascinare ancora da troppi campanilismi. Ma ragionare a 10 sarà sempre difficile, ripeto il futuro deve essere quello delle tre Unioni”. 

Nicola Strazzacapa