Cesena

"La mia odissea per un posto a Medicina"

Una ‘ricorsista’ cesenate dell’Alma Mater rimasta fuori per il caos dei test d’accesso è stata ammessa dal Tar

"La mia odissea per un posto a Medicina"
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02/giugno/2015 - h. 14.05

CESENA - Entra a Medicina col ricorso. E come lei, altri 130 studenti sono stati ammessi alla Facoltà dell’Ateneo bolognese con ordinanza urgente del Tar. Un iter seguito alle irregolarità riscontrate nel test d’accesso. Otto dei ricorrenti sono romagnoli, quattro cesenati. Tra loro, la ragazza di Cesena, tesserata all’Udu, che ha avuto accesso alla facoltà di medicina di Bologna proprio grazie al ricorso. L’ex candidata cesenate ha deciso di raccontare i motivi che l’hanno indotta ad aderirvi. 

“E’ un quiz formato da 60 domande a risposta multipla, da risolvere in un tempo molto limitato”, racconta. “Sono capitate domande errate oppure poste in maniera non corretta. E’ un test che non valuta il merito di una persona... Un test non può decidere prima chi sarà un bravo medico e chi no. Bisogna dare a tutti la possibilità di accedere”. 

L’essere entrati come “ricorsisti” ha disegnato per tutti i 130 ex candidati, fin da subito, un percorso in salita. Il 14 ottobre 2014 è uscita l’ordinanza del giudice, che, però, come successivamente richiesto dall’Università, non elencava tutti i nomi dei ricorrenti. Il giudice ha dovuto quindi riscrivere l’ordinanza con l’elenco completo dei nominativi e questo ha creato notevoli ritardi e disagi. “Le nostre lezioni sono iniziate ufficialmente il 7 gennaio, quando per chi ha passato il test era già tempo di esami”. 

Nonostante ciò, molti di loro hanno sostenuto gran parte delle prove ottenendo ottimi voti e diversi sono in pari con gli esami. “Ora, però, abbiamo anche un altro problema - confessa -. Abbiamo pagato una retta molto alta, che comprende una serie di attività e laboratori che ci viene impedito di seguire”. Difficoltà, questa, che dovrebbe trovare presto una soluzione, come diE cono dall’Unione degli Universitari, che ha sostenuto il ricorso. 

Secondo la ricorsista cesenate, le cose all’estero vanno meglio. “In Francia - racconta -, il primo anno è ad accesso libero. Poi, c’è un esame di sbarramento e solo chi lo supera passa al secondo anno. Altrimenti, lo studente può scegliere di ripetere il primo anno. In Belgio, le tasse sono un quarto delle nostre e per entrare è sufficiente sostenere un esame di lingua. Passa al secondo anno chi riesce a superare tutti gli esami del primo. Sono sicuramente sistemi che meglio valutano chi sia meritevole di frequentare la facoltà, dando la possibilità a tutti di iscriversi e mettersi alla prova. Anche per questo anch’io avevo pensato di andare all’estero”. 

Il messaggio che questa ragazza vuole trasmettere è che chi non passa il test non deve pensare di non essere portato: “Medicina è tutt’altro rispetto al test”. E a quanti la accusano di aver fatto ricorso per scavalcare il sistema, risponde: “Se delle irregolarità ci sono state, devono venire a galla”. Certamente, l’intenzione è quella di scardinare “ilmito del test”, dimostrando di meritare il posto che un giudice le ha attribuito. Intanto, arriva la puntualizzazione dell’Udu. 

A seguito dei test d’ingresso di Medicina e Professioni Sanitarie l’Unione degli Universitari, con l’assistenza dell’avvocato Michele Bonetti, ha deciso di presentare ricorso al Tar, al Consiglio di Stato e al Presidente della Repubblica per tutelare tutti i non ammessi. L’adesione è stata forte, con migliaia di ricorrenti. Le sentenze si sono rivelate tutte favorevoli poiché le modalità del concorso sono state strutturalmente illegittime con la violazione dell’anonimato degli aspiranti studenti e con la scomparsa di un plico contenente le prove a Bari". 

"Scomparsa che ha di per sé annullato la veridicità del test in tutta Italia, in quanto uguale su scala nazionale. Le sentenze cautelari hanno ammesso i ricorrenti con riserva, a tutela dei ricorrenti stessi, fino alle sentenze definitive che scioglieranno questo particolare status. A Bologna i ricorrenti sono stati centinaia, ma l’Ateneo non ha risposto al meglio, creando inutili polemiche sugli spazi che avrebbe dovuto garantire, e con dichiarazioni fuori luogo, che secondo noi hanno incentivato alla discriminazione verso gli studenti ammessi con riserva”.
Giulia Fabbri