Palio del Niballo

“Mesi di sacrifici in tredici secondi”

Willer Giacomoni ha vinto 10 volte. Il racconto di come arriva un cavaliere alla gara

“Mesi di sacrifici in tredici secondi”

Willer Giacomoni, il dieci volte vincitore del Palio del Niballo

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25/giugno/2015 - h. 16.40

FAENZA - Tra cori e tensione nessuno dei presenti al “Bruno Neri” ci fa mai caso, ma dietro a quei circa 13 secondi di tornata che i cavalieri compiono durante il Palio del Niballo o la Bigorda d’oro ci sono mesi e mesi di lavoro e di sacrifici. La gara è soltanto la punta dell’iceberg di una preparazione che deve essere svolta a puntino sotto ogni aspetto. 
A spiegare i segreti e l’anno sportivo di un cavaliere non poteva che essere Willer Giacomoni, 41enne ex fantino del Rione Rosso, vincitore di 10 Palii e con ben 40 successi ottenuti in tutta Italia. Un cavaliere entrato ufficialmente nella leggenda nel 2010 con l’ultimo dei suoi trionfi in terra manfreda. 
“La preparazione deve essere sostenuta con impegno e grande dedizione - spiega - non tralasciando neanche un dettaglio. Terminate le gare estive, mi prendevo due mesi di riposo totale da novembre a dicembre, poi da gennaio iniziavo a lavorare in vista di giugno”. 

Non c’è solo il cavallo da allenare, perché il primo ad essere pronto deve essere il cavaliere. “Fino ad aprile si lavora molto in palestra, soprattutto con esercizi di cardio fitness, per avere fiato e per essere pronti agli sbalzi che fa il cuore durante le gare con i battiti che superano i 190 al minuto. Di solito andavo 3-4 volte a settimana. La pesistica è minima, anche se si deve tenere rinforzata la parte del corpo dove non si tiene la lancia, per evitare problemi alla schiena. Avendola nella mano destra, allenavo molto il braccio sinistro. L’abitudine ai suoi circa 3 chili di peso si fa soltanto tenendola in mano. Le gambe invece si allenano stando in sella al cavallo e non con i macchinari”. 
Da gennaio poi la seconda casa di Willer diventava il Centro Civico Rioni. “Il Rione mette a disposizione i cavalli e subito si capisce allenandoli quali possono essere utilizzati per il Palio e quali per l’allenamento. Quando il tempo lo permette, si fanno lavorare al trotto, al galoppo e al passo, sempre tenendo in mano la lancia per abituarsi, poi si prova a colpire gli anelli. Soltanto con l’esercizio si migliora la mira e si riduce il margine di errore e se anche la pista che abbiamo al Centro Civico non è come quella del Bruno Neri con quel tipo di bersaglio, l’allenamento è comunque dei migliori e si arriva pronti alla gara”. 
Altro aspetto importante è l’alimentazione e non solo del cavaliere. “Da gennaio smettevo di bere alcolici, andavo da un dietista che mi metteva a dieta permettendomi di restare in forma. Anche l’alimentazione del cavallo è importante, perché se da un lato ci pensano gli uomini della scuderia del rione a dargli da mangiare, dall’altro io e il veterinario ci confrontavamo per stabilire le dosi necessarie di avena, poiché in base a quanto e a come mangia, il cavallo corre in un certo modo. Anche in questo caso i dettagli sono fondamentali”. 
Settimana dopo settimana si arriva a maggio. “Ad aprile smetto di andare in palestra concentrandomi più sui bersagli. Col bel tempo si lavora nella pista a forma di otto del Centro Civico e anche nell’altra che assomiglia a quella di gara. Il momento clou sta per arrivare ed infatti per concentrarmi al meglio non lavoro nel mese di giugno, perché tanto penserei solo al Palio...”. 

Il mese di giugno è vicino e occorre studiare le strategie migliori insieme alla squadra. “Il team è fondamentale perché ogni suo componente è importante, non solo il cavaliere e il cavallo. Io avevo persone che pensavano al cavallo tra una tornata e l’altra facendogli abbassare i battiti del cuore spruzzandogli alcol con un vaporizzatore o versandogli addosso acqua fredda e altre che tenevano il tempo col cronometro. Il giorno del Palio non si possono cambiare le strategie, ma soltanto seguire il piano stabilito: non bisogna quindi commettere errori”. 
Prima del fatidico giorno ci sono le prove. “Conoscendo il campo e avendo cavalli allenati per i bersagli, non ho mai pensato di utilizzare molto quello da gara durante le prove. Dopo qualche tornata sapevo di potermi fidare di lui e sapevo come fare per abbassare i tempi”. 
E poi si arriva al Palio. “La tensione la sentivo da quando partiva la sfilata fino al momento della scelta della lancia, poi non pensavo più a nulla fino al termine della giostra. Alla fine l’adrenalina era a mille e, sia in caso di vittoria sia con la sconfitta, faticavo ad addormentarmi”. Willer sarà di scena nell’ultimo week end di luglio alla giostra di Sulmona, ma prima si gusterà il Palio del Niballo di domenica anche se in televisione e non allo stadio. 
“Penso sia l’anno del Borgo Durbecco: Andrea Gorini ha il cavallo per vincere e già troppe volte ha gettato via il Palio nelle ultime edizioni. Mi piace molto anche Marco Diafaldi, infatti il Verde come campione in carica ha possibilità di ripetersi. Attenzione a Manuel De Nobili del Nero, perché il cavallo è ottimo e ha voglia di vincere, mentre Rosso e Giallo non li ho visti bene. Gioele Bartolucci ha cavalli acerbi, mentre Daniele Ravagli mi è parso più timoroso rispetto agli ultimi anni”. 
Willer ha il Palio nel cuore, ma la sua gara preferita è la Quintana di Foligno. “Quella è l’Olimpiade, la competizione dove non si può sbagliare nulla. A Faenza anche con qualche errore si possono conquistare gli scudi, mentre a Foligno basta una distrazione è sei fuori”. Non è un caso che Willer abbia trionfato anche lì. 
Luca Del Favero