Rimini

“Non cerco soldi perché sono benestante”

L’ex direttore del night ‘La Perla’ si è difeso così ieri davanti al gip dalle accuse di sfruttare le ragazze

“Non cerco soldi perché sono benestante”
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09/ottobre/2015 - h. 16.15

RIMINI - Si è presentato in Tribunale elegantissimo, abito blu, camicia bianca e occhiali da sole. Ovviamente super abbronzato visto che fino a pochi giorni fa era al sole delle Baleari. ‘Pucci’ Cappelli, arrestato insieme ad altre quattro persone all’alba di martedì con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nell’ambito dell’operazione Ubris, condotta dai carabinieri di Rimini, ieri mattina, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Marco di Troia, è comparso davanti al gip Vinicio Cantarini per l’interrogatorio di garanzia.
 
“Signor giudice, sono benestante di famiglia e non ho certo bisogno di lucrare su delle povere ragazze”, si sarebbe giustificato Pucci davanti al gip che gli chiedeva spiegazioni in merito a un paio di intercettazioni nelle quali il 60enne riminese promette ad alcuni amici di trovare loro delle belle ragazze per il dopo cena.
 
“Se l’ho fatto - avrebbe spiegato Pucci - è per fare un favore ad alcuni amici e per aiutare una ragazza in particolare che aveva necessità di arrotondare. Ma non ho mai intascato neppure un euro perché non ne ho bisogno”. Cappelli, che ha lavorato al night club ‘La Perla’ come direttore fino al dicembre 2014, quando si è licenziato a causa di alcuni dissapori con i gestori di fatto, Luciani e De Leo, avrebbe spiegato che le ragazze potevano anche uscire con un cliente ma, essendo pagate per farlo consumare all’interno del night, avrebbero dovuto coprire il mancato guadagno causato. 

“Il suo unico sbaglio è stato quello di aver agito con superficialità - lo difende l’avvocato Di Troia -. E’ davvero singolare come in questo Paese prostituirsi non sia reato, però accompagnare un amico da una ragazza, senza prendere soldi in cambio, lo diventi. Ho chiesto al gip la revoca della misura cautelare, nei prossimi giorni sapremo”. 

Davanti al giudice Cantarini, oltre a 'Pucci', sono sfilati anche gli quattro altri arrestati. Rodolfo Luciani, assistito dagli avvocati Piero Ippoliti e Carola Mecatti, ha respinto ogni addebito, precisando di essere all’oscuro di tutto e di non aver mai indotto alcuna entreneuse a prostituirsi. Anche in questo caso i suoi legali ha chiesto al gip la revoca della misura o in alternativa la concessione dell’obbligo di firma.
 
Stesso discorso per Luca Lombini, il ‘tuttofare’ del gruppo, che ha negato ogni addebito chiarendo qual era il suo compito: riaccompagnare in hotel i clienti ubriachi e, una volta terminato il lavoro, le ragazze. Niente di più.
 
Per quanto riguarda la droga ha invece ammesso di avere problemi di dipendenza e di farne uso. Gli unici due ad essersi avvalsi della facoltà di non rispondere sono stati Vittorio De Leo e Aurel Makuli, rispettivamente assistiti dagli avvocati Nicola De Curtis (legale anche di Lombini) e Marco Di Troia. Il primo, co-gestore di fatto del locale insieme a Luciani, deve rispondere di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, mentre il secondo, pusher albanese, di spaccio di sostanze stupefacenti. 

Lamberto Abbati