Rimini

Biennale: ma non doveva esserci Turner?

I prestiti da Bologna (gli Uffizi sono un sogno) per una edizione “elettorale”. C’è pure il Fellini erotico. Forse

Biennale: ma non doveva esserci Turner?

Massimo Pulini

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31/gennaio/2016 - h. 01.56

Boutique grandi firme. Riparte la Biennale del Disegno, da Guido Reni a Francis Bacon (manco fosse una sfilata di moda, chessò, “da Chanel a valentino”), con lo stesso schema del patchwork, cioè, di tutto un po’ purché ci sia un po’ di tutto. E in effetti, tra Boccioni e Melotti, da Schifano a Vittorio d’Augusta, da Andrea Pazienza a Roberto De Grandis, davvero è un fritto misto artistico. La seconda Biennale riminese, la prima politicamente “orientata” (o corrotta), dacché si tiene sulla sella elettorale, parte il 23 aprile e chiude il 10 luglio (c’è il rischio che ad aprirla, con trionfalismi d’obbligo, sia un Sindaco e tapparla un altro, con ulteriore sfogo elettorale: signore&signori, la cultura è politica, non ve ne siete ancora accorti?), con 25 mostre a invadere tutte le sedi museali cittadine, dicono che sia la più bella, per lo meno riguardo al parterre istituzionale (collaborazione con il Polo Museale dell’Emilia-Romagna), ma non è così.

Due anni fa il miracoloso prestito del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze sollevò il tenore di una Biennale ancora sperimentale. Adesso i prestiti vengono dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, che, con tutto il rispetto, è altro. Comunque Alessandra Bigi Iotti giura «ci saranno dei disegni chiaramente importanti, che garantiscono un livello complessivo della Biennale superiore alla prima edizione». Di certo, bisogna dare un occhio al Guido Reni, ma pure al Guercino e a Gandolfi. Da un importante collezionista londinese vengono i pezzi di Francis Bacon e la mostra intera I Sironi di Sironi, cioè «la raccolta dei disegni rimasti nello studio del grande Sironi. Si tratta di materiali inediti, molto importanti».

Cara curatrice, ci dica perché è importante calare a Rimini per la Biennale. «Direi, la mostra di Domenico Rambelli al Castel Sismondo. A mio avviso il grande scultore faentino è un disegnatore eccellente. Lo so, non è una “grande firma”, ma il compito che si prefigge la Biennale è anche quello di valorizzare fondi e patrimoni grafici del territorio, in questo caso della Bibioleta di Faenza. Poi c’è Antonio Fontanesi...». E ci sarà anche Omar Galliani, visto che trasporta da Reggio Emilia a Rimini la mostra che lei ha curato lassù, La linea continua. Ma gli schizzi di Turner fatti a Rimini, che l’Assessore Massimo Pulini ci aveva pubblicamente promesso? La Bigi si scherma, «non ne so nulla».

Felliniana. Uno dei pezzi forti della Biennale apre anche il primo “caso”. Lo porta il mitico gallerista Giovanni Tiboni, si tratta di un corpus di «disegni erotici» di Federico Fellini, «sono miei, li ho da vent’anni, sono stati realizzati con pennarello, china, tecniche miste». Parliamo di una quarantina di pezzi, «totalmente inediti», ma, contattato da noi, il gallerista non sa né dove verranno esposti, né come, né quanti né se verrà realizzata una pubblicazione. «Sono colto un po’ alla sprovvista, il dialogo con l’Amministrazione non è stato ancora approfondito». Ma per farsi grandi ad ArteFiera hanno esploso la granata dei disegni felliniani, che onestà. Detto questo, cambiano gli sponsor editoriali: resta Lazagne Art Magazine, si sommano Calligraphie (associazione culturale cesenate con cui già ha collaborato l’Assessore Pulini) e i riminesi NFC Edizioni. Almeno non c’è Medusa, l’editore milanese di riferimento dell’Assessore alla Cultura. Un guizzo di educazione democratica.

 

(d.b.)