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In Emilia sciolto comune per mafia

La decisione del Cdm per Brescello il paese della saga di Peppone e don Camillo

In Emilia sciolto comune per mafia
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22/aprile/2016 - h. 01.35

Il comune di Brescello, il paese della saga di Peppone e Don Camillo è stato sciolto dal governo per infiltrazioni mafiose ed è il primo caso in Emilia-Romagna. La decisione – annunciata da un comunicato della Lega Nord Emilia-Romagna – è stata presa dal Consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì mattina 20 aprile, e arriva dopo una lunga ispezione iniziata nell’estate 2015 da parte di una commissione d’accesso nominata dalla prefettura di Reggio Emilia che ha passato al setaccio 15 anni di amministrazione comunale.

Adesso il comune sarà retto per 18 mesi da una triade di commissari e saranno annullate contestualmente le elezioni comunali previste per il prossimo 5 giugno. L’assessore regionale alla Legalità Massimo Mezzetti ha commentato: “Bene ha fatto il Consiglio dei ministri, la lotta contro le mafie e per la legalità, che questa Regione sta portando avanti con forza e convinzione, non deve guardare in faccia a nessuno. E la decisione presa dimostra, a differenza di quanto sostenuto nelle settimane scorse da qualcuno che ha fatto inutili polemiche, che non c’è alcun atteggiamento di riguardo nei confronti dei governi locali di questo territorio”.

Lo scioglimento era stato anticipato a fine gennaio dalle dimissioni dal sindaco Marcello Coffrini, eletto con una lista civica appoggiata dal Pd. L’amministratore, a settembre 2014, definì Francesco Grande Aracri, condannato per ‘ndrangheta, uno “educato”, “molto composto”. “Parlando con Francesco uno ha la sensazione di tutto meno che sia quello che dicono che è”, spiegò alle telecamere della web tv Cortocircuito che ripresero tutto, compreso l’incontro a quattrocchi tra il primo cittadino e il pregiudicato. Ne seguì una bufera mediatica che portò alle dimissioni da parte di Coffrini siglate a fine gennaio 2016, dopo che il caso di quella intervista era stato riportato alla ribalta da Beppe Grillo ai tempi delle indagini della Dda per le presunte infiltrazioni mafiose nel comune di Quarto.