Fotografia

L’ira di Betti

Rosangela Betti ha esposto in tutto il globo. Ma a Rimini non la vogliono. E lei scrive una lettera all’Assessore Pulini

L’ira di Betti

Rosangela Betti

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19/maggio/2016 - h. 02.26

«Egregio Assessore Massimo Pulini, mi complimento con lei per la “Biennale del Disegno”. Di tutti i pseudo “artisti” riminesi ne manca uno, che non è pseudo ma piuttosto artista a tutto tondo, Rosangela Betti. Lei non ci crederà ma questa storia di “eliminarmi” da ogni manifestazione mi rende orgogliosa di me stessa: in 50 anni di attività ho realizzato mostre internazionali con il Gotha della fotografia. Lei sa benissimo che io sono nata come pittrice: i miei disegni li ha visti di sfuggita quando è venuto una volta nella mia Officina». Questo è un estratto della lettera che Rosangela Betti ha inviato, nei giorni scorsi, all’Assessore Massimo Pulini. Come emerge con chiarezza, il suo nome non risulta nell’elenco degli artisti che stanno esponendo in diversi luoghi di Rimini. Ma vi sono anche altri passaggi di sicuro interesse, alcuni quasi al vetriolo: «Ho saputo che lei lascia il suo ruolo di assessore alla fine del mandato e non lo rinnova. Ottimo! Un professore che dipinge non può fare l’assessore, incarico pieno di compromessi».

Insomma, tanta carne al fuoco. Ma partiamo dall’inizio, ovvero dalla Biennale del disegno. Ne parliamo con Rosangela Betti mentre mi mostra alcuni suoi disegni degli anni Settanta. «Alessandro, non sono ancora andata a vedere la Biennale di Disegno di quest’anno, ma conto di farlo», mi racconta. Poi prosegue: «Questa kermesse è una delle poche cose che fa cultura a Rimini. Peccato solo che espongano sempre gli stessi riminesi che vengono spacciati per artisti». La fermo: “Betti, in che senso?”. La sua risposta è prontissima: «Artisti si nasce, non si diventa e nemmeno ci si improvvisa. Puoi dipingere, fare scultura o fotografia ma l’artista è un’altra cosa». Tra i nomi degli artisti che espongono, manca il tuo. Eppure le tue opere sono presenti in tutto il mondo... «Recentemente ho fatto una donazione del mio lungo lavoro fotografico, 35 anni, al museo di Spilimbergo, in Friuli Venezia Giulia: 6.000 fotografie, tableau vivante 12 macchine fotografiche. Se l’Assessore Pulini o il suo successore mi troveranno un luogo adatto, farò una donazione alla mia città. Citando Nanni Moretti: “Mi si nota di più se ci sono o se non ci sono?”. Sai che questa cosa sinceramente mi diverte? Essere fuori dal giro dei soliti… mi galvanizza non poco».

Hai sempre detto quello che pensi: è forse per questo che non ti chiamano? «Io sono una persona che dice sempre in ogni contesto quello che pensa. Non mi sottometto all’inchino, non amo sottomettermi né tantomeno fare quelle che vengono chiamate “leccate di culo”. Credo piuttosto nella meritocrazia, una parola che forse in Italia e a Rimini non è particolarmente conosciuta. L’ho constatato anche di recente, in particolar modo in occasione degli eventi che ho organizzato all’interno dell’Officina Betti: lì si sono esibiti e hanno esposto artisti italiani e qualcuno anche di Rimini. Sì, anche tu Alessandro, ricordi? Le foto in bianco e nero sull’archeologia industriale, l’ex pastificio Ghigi. Molti gli appassionati non riminesi, pochissime invece le persone della mia città. Nonostante i ripetuti inviti inviati al sindaco Andrea Gnassi e all’Assessore Massimo Pulini, non si sono mai fatti vedere. Massimo Pulini mi ha colpito una volta quando mi ha detto, molti anni fa: “Io non ti so affrontare”. Bello, mi è piaciuto. Un duello a fioretto? Le altre armi non le contemplo. La parola, si sa, ferisce più della spada. Io quella uso». Insomma, la politica non è il tuo pane. «No davvero. Non la potrei mai fare: non sono un’opportunista ipocrita e non uso le mezze misure».

Alessandro Carli