Rimini Calcio

Acori Re Mida di Rimini fra corsi e ricorsi storici

L’alchimia speciale fra il mister e la piazza ha partorito l’ennesima impresa: un miracolo fra mille difficoltà societarie

Acori Re Mida di Rimini fra corsi e ricorsi storici

Leonardo Acori portato in trionfo dai giocatori. Foto Gilberto Poggi

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29/maggio/2016 - h. 21.22

Ci sono salvezze che valgono più di un campionato vinto ed entrano di diritto nel libro delle grandi imprese. C’è un uomo che del libro dell’ultracentenaria storia della Rimini Calcio ha vergato le pagine più esaltanti e ieri ne ha aggiunta un’altra. E’ partito dall’Umbria, ma all’inizio del terzo millennio sotto l’Arco d’Augusto ha trovato una seconda casa e ha iniziato a regalare sogni su un prato verde. Fra Leonardo Acori e questa città c’è un qualcosa di magico, un dna che s’intreccia, un lungo filo biancorosso. La positività, l’entusiasmo, l’ottimismo, l’innata propensione a credere e soprattutto a far credere che l’impossibile sia possibile sono state le basi ‘extra tecniche’ di una bella carriera ma quando indossa il biancorosso entra appunto in campo anche la magia.

La magia dei risultati e dei numeri. Nel 2002, la prima volta, fu chiamato da un Vincenzo Bellavista che aveva tutto tranne problemi economici: il suo ‘guaio’ si chiamava invece playoff promozione, ne aveva giocati e persi cinque di fila prima di giocarsi l’ultima carta quasi scoraggiato. Acori iniziò a lavorare, vacillò. fece il suo capolavoro nella settimana pre Fiorentina e al Franchi e guadagnò la C1 al primo colpo. Regalò al Rimini la terza serie 14 anni dopo, prima di volare in B, diventare l’unico imbattuto con la Juve della cadetteria e vedersi negare i playoff per la A per la morte dello stesso grande patron e i ‘giochini’ fra Napoli e Genoa. 14 anni dopo è arrivato a gennaio. Il vero problema ora era invece economico: problemi societari, stipendi non pagati, partite da giocarsi più in tribunale che al Romeo Neri, rischio sfratto dai residence, tifosi che si sostituiscono alla società e pagano pullman, hotel, medicinali... Un macello insomma, oltre a una classifica deficitaria, con appena 16 punti fatti e 26 gol presi dai due predecessori nel girone di andata.

Una situazione impossibile? No, quando si crede e si riesce a far credere che l’impossibile è possibile. Eccolo lavorare sulla testa di ragazzi smarriti e spaesati tatticamente e spaventati economicamente. Eccolo andare fra i tifosi a chiedere aiuto. Eccolo prendere in mano anche quello che non è compito suo - ma questa è da sempre un’altra delle sue forze - e pian piano iniziare a risalire la corrente. Ci è mancato tanto così a una miracolosa salvezza diretta (senza il -2 di penalizzazione sarebbe bastato tenere a bada l’Arezzo sull’1-0 in 11 contro 10), poi sono arrivati i primi playout della sua carriera. Spareggi. Come 14 anni fa. Ma fra Acori e Rimini impossible is nothing e L’Aquila viene spazzata via con il gioco, i gol, il coraggio di osare in un Neri in cui ieri c’erano tutti dopo un inverno in cui non c’era quasi nessuno. Sarà meglio ci siano anche domani, perché vinta la partita del presente, quella che in caso di sconfitta avrebbe rischiato di scrivere titoli di coda, ora inizia quella più dura per il futuro. E lì non c’è Acori in panchina...

Nicola Strazzacapa