Forlì

Corte d’Assise per i genitori della liceale suicida

Rinviati a giudizio ieri pomeriggio, saranno processati il 12 ottobre prossimo con due togati e sei giudici popolari

Corte d’Assise per i genitori della liceale suicida

Nel cerchio la 16enne Rosita Raffoni

| Altro
N. Commenti 0

02/giugno/2016 - h. 19.13

Sarà la Corte d’Assise a giudicare. Sono stati rinviati a giudizio i genitori di Rosita Raffoni, la giovane di 16 anni che il 17 giugno 2014 si tolse la vita gettandosi dal tetto del Liceo Classico “Morgagni” di Forlì. Il padre è accusato di maltrattamenti in famiglia e istigazione al suicidio; per la madre, il giudice ha ritenuto che non vi fosse l’accusa di istigazione. Entrambi, difesi dall’avvocato Marco Martines, compariranno davanti alla corte con due togati e sei giudici popolari il 12 ottobre prossimo.

Lo ha deciso ieri nel tardo pomeriggio il giudice per le indagini preliminari Monica Galassi, pubblico ministero Filippo Santangelo, che non ha accolto la richiesta di rito abbreviato condizionato. La Procura aprì un fascicolo e svolse le indagini per il grave fatto. E proprio durante le indagini spuntò un video di 40 minuti girato col telefonino dalla ragazza proprio prima di lanciarsi dal tetto del liceo: una denuncia vera e propria, lucida e circostanziata, che aveva subito fornito un quadro chiaro sulle motivazioni che avrebbero spinto la giovane a togliersi la vita. La giovane mostra il polso ferito e un coltello: un primo tentativo di suicidarsi tagliandosi le vene. Non è alterata, ha la voce pacata e per mezz’ora racconta la sua verità: quella di una ragazza che si sentiva imprigionata, per i continui divieti a uscire, vessata e umiliata da chi la vita gliel’aveva data. Senza libertà, quella libertà che voleva conquistare con una pagella da prima della classe: aveva chiuso l’anno scolastico con la media sopra il 9.

Così, con una denuncia implacabile, esprime la sua condanna per i genitori. Il suo è il racconto di un maltrattamento psicologico in famiglia, subito probabilmente per anni, che il 17 giugno 2014 l’avrebbe spinta a farla finita. Inutili infatti anche le ripetute minacce espresse ai genitori cui diceva che si sarebbe suicidata. Gli inquirenti in quel filmato avevano ravvisato subito notizie di reato a carico dei genitori. Le successive indagini dei carabinieri avevano poi contribuito a delineare meglio il quadro che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per i genitori. Ora sarà la corte d’Assise a stabilire eventuali responsabilità.