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L’ultimatum dei balneari al Governo

Più di 600 bagnini al Sun per il convegno a tema: “Il 2017 dev’essere l’anno della riforma”

L’ultimatum dei balneari al Governo
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17/ottobre/2016 - h. 02.20

La legge delega propedeutica alla riforma del demanio è nelle mani del premier Matteo Renzi, che dovrebbe portarla in consiglio dei ministri entro fine mese. L’auspicio, condiviso sabato anche dai parlamentari riminesi Sergio Pizzolante e Tiziano Arlotti in occasione dell’atteso vertice organizzato da FederBalneari nell’ambito del Sun, in Fiera a Rimini, è che poi il processo legislativo possa arrivare a compimento entro il prossimo anno. Di fronte all’affollata assemblea, oltre 600 i bagnini presenti, gli onorevoli hanno ribadito che con la legge delega si andranno a stabilire una serie di principi e paletti, conciliando la sentenza della Corte Europea con la giusta attenzione per un settore rilevante dell’economia italiana. 
Niente gare con aste al rialzo ma evidenze pubbliche con procedure comparative, per il riconoscimento commerciale degli investimenti ma anche dell’esperienza professionale. Resta sempre da chiarire il periodo di transizione, altro elemento chiave nella trattativa con l’Europa: non più di qualche anno c’è da aspettarsi. Decisivo, suggerisce Arlotti, il coinvolgimento delle Regioni, che poi insieme ai Comuni si ritroveranno a dover gestire le procedure. “Abbiamo ancora un anno e mezzo per lavorare bene su questi principi”, chiosa Pizzolante.
Ma gli addetti ai lavori chiedono che i bandoli della matassa vengano dipanati
in fretta, il prima possibile. “Non abbiamo più tempo. L’incertezza che stiamo
vivendo non ci consente adeguati investimenti, che in un settore come il nostro sono fondamentali per soddisfare le esigenze dei clienti. Chiediamo e pretendiamo che il Governo faccia la legge delega entro il mese di dicembre, perché il 2017 deve essere l’anno della riforma demaniale”, tuona Riccardo Borgo, presidente del Sib Sindacato Italiano Balneari aderente a Confcommercio. 
“I tempi delle imprese - aggiunge - non sono quelli della politica, è determinante per noi e per i nostri figli passare dalle parole ai fatti. Solo così possiamo riprogrammare il futuro dell’offerta turistico balneare del nostro Paese, considerando che questa riforma non può non tener conto, così come tutti ci hanno garantito, che occorre salvaguardare le 30.000 imprese balneari esistenti e gli attuali livelli occupazionali”. “Questo convegno è stato organizzato proprio per ribadire le posizioni delle nostre organizzazioni sindacali sul tema, la piattaforma sindacale è approvata da tempo e riguarda
in particolare periodo transitorio e riconoscimento del valore delle imprese -
continua Borgo - La stessa sentenza della Corte di Giustizia Europea, pur dichiarando che non ci possono essere né rinnovi automatici né proroghe ingiustificate, sostiene però che bisogna tenere conto del legittimo affidamento, quello fatto secondo la legge italiana per dare vita agli stabilimenti balneari, sia in termini di investimento che di lavoro.
Questo è un aspetto certamente importante, l’altro è quello del riconoscimento della proprietà, in quanto se è pur vero che le nostre aziende sono sul demanio pubblico, la proprietà è nostra e se per qualche ragione ci viene sottratta l’impresa ci deve essere riconosciuto un indennizzo pari al valore commerciale”.
“Abbiamo bisogno di una soluzione positiva per accompagnare la nostra categoria dalla sua storia ultracentenaria al nuovo corso. La nostra è la posizione della ragionevolezza, non della forza: chiediamo di continuare a fare il nostro lavoro, nel rispetto delle nuove regole ma senza correre il rischio che arrivi qualcun altro al posto nostro”, incalza anche Vincenzo Lardinelli, presidente Fiba-Confesercenti. Tra l’altro, ricorda Antonio Capacchione,
vicepresidente Sib-Confcommercio, “la sentenza non ha invalidato i nostri titoli, la proroga resta comunque valida, dal momento che è in vigore da più di un anno e mezzo e dunque secondo la legge Madia non è più annullabile. Inoltre, se questo non bastasse, il Governo ha varato subito dopo la sentenza un ulteriore salvagente con l’emendamento al decreto enti locali che ha stabilito la validità delle nostre concessioni”. 
“La nostra piattaforma sindacale si basa su due pilastri - insiste - il diritto di proprietà aziendale, di cui non possiamo essere privati senza avere un ristoro, che deve comprendere anche i beni già ammortizzati, e il legittimo affidamento, che si basa sul precedente contratto di rinnovo automatico contratto con lo Stato. Il problema, ora, è come riuscire
a tutelare questi diritti”. “Questa dev’essere l’ultima manifestazione fieristica a
cui ci rechiamo col cappello in mano. Il 2017 deve essere l’anno della riforma, la questione non può essere rinviata alla prossima legislatura. Ma siamo preoccupati perché c’è poco tempo e ancora molto da lavorare. E il testo della leggedelega secondo noi è ancora troppo generico, va rafforzata la tutela delle imprese esistenti”. Pronto al pressing sul Governo in nome dell’Emilia Romagna anche l’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini.
(vdt)
La legge delega propedeutica alla riforma del demanio è nelle mani del premier Matteo Renzi, che dovrebbe portarla in consiglio dei ministri entro fine mese. L’auspicio, condiviso sabato anche dai parlamentari riminesi Sergio Pizzolante e Tiziano Arlotti in occasione dell’atteso vertice organizzato da FederBalneari nell’ambito del Sun, in Fiera a Rimini, è che poi il processo legislativo possa arrivare a compimento entro il prossimo anno. Di fronte all’affollata assemblea, oltre 600 i bagnini presenti, gli onorevoli hanno ribadito che con la legge delega si andranno a stabilire una serie di principi e paletti, conciliando la sentenza della Corte Europea con la giusta attenzione per un settore rilevante dell’economia italiana. 

Niente gare con aste al rialzo ma evidenze pubbliche con procedure comparative, per il riconoscimento commerciale degli investimenti ma anche dell’esperienza professionale. Resta sempre da chiarire il periodo di transizione, altro elemento chiave nella trattativa con l’Europa: non più di qualche anno c’è da aspettarsi. Decisivo, suggerisce Arlotti, il coinvolgimento delle Regioni, che poi insieme ai Comuni si ritroveranno a dover gestire le procedure. “Abbiamo ancora un anno e mezzo per lavorare bene su questi principi”, chiosa Pizzolante.

Ma gli addetti ai lavori chiedono che i bandoli della matassa vengano dipanatiin fretta, il prima possibile. “Non abbiamo più tempo. L’incertezza che stiamovivendo non ci consente adeguati investimenti, che in un settore come il nostro sono fondamentali per soddisfare le esigenze dei clienti. Chiediamo e pretendiamo che il Governo faccia la legge delega entro il mese di dicembre, perché il 2017 deve essere l’anno della riforma demaniale”, tuona Riccardo Borgo, presidente del Sib Sindacato Italiano Balneari aderente a Confcommercio. 
“I tempi delle imprese - aggiunge - non sono quelli della politica, è determinante per noi e per i nostri figli passare dalle parole ai fatti. Solo così possiamo riprogrammare il futuro dell’offerta turistico balneare del nostro Paese, considerando che questa riforma non può non tener conto, così come tutti ci hanno garantito, che occorre salvaguardare le 30.000 imprese balneari esistenti e gli attuali livelli occupazionali”. “Questo convegno è stato organizzato proprio per ribadire le posizioni delle nostre organizzazioni sindacali sul tema, la piattaforma sindacale è approvata da tempo e riguardain particolare periodo transitorio e riconoscimento del valore delle imprese -continua Borgo - La stessa sentenza della Corte di Giustizia Europea, pur dichiarando che non ci possono essere né rinnovi automatici né proroghe ingiustificate, sostiene però che bisogna tenere conto del legittimo affidamento, quello fatto secondo la legge italiana per dare vita agli stabilimenti balneari, sia in termini di investimento che di lavoro.Questo è un aspetto certamente importante, l’altro è quello del riconoscimento della proprietà, in quanto se è pur vero che le nostre aziende sono sul demanio pubblico, la proprietà è nostra e se per qualche ragione ci viene sottratta l’impresa ci deve essere riconosciuto un indennizzo pari al valore commerciale”.

“Abbiamo bisogno di una soluzione positiva per accompagnare la nostra categoria dalla sua storia ultracentenaria al nuovo corso. La nostra è la posizione della ragionevolezza, non della forza: chiediamo di continuare a fare il nostro lavoro, nel rispetto delle nuove regole ma senza correre il rischio che arrivi qualcun altro al posto nostro”, incalza anche Vincenzo Lardinelli, presidente Fiba-Confesercenti. Tra l’altro, ricorda Antonio Capacchione,vicepresidente Sib-Confcommercio, “la sentenza non ha invalidato i nostri titoli, la proroga resta comunque valida, dal momento che è in vigore da più di un anno e mezzo e dunque secondo la legge Madia non è più annullabile. Inoltre, se questo non bastasse, il Governo ha varato subito dopo la sentenza un ulteriore salvagente con l’emendamento al decreto enti locali che ha stabilito la validità delle nostre concessioni”. 

“La nostra piattaforma sindacale si basa su due pilastri - insiste - il diritto di proprietà aziendale, di cui non possiamo essere privati senza avere un ristoro, che deve comprendere anche i beni già ammortizzati, e il legittimo affidamento, che si basa sul precedente contratto di rinnovo automatico contratto con lo Stato. Il problema, ora, è come riuscirea tutelare questi diritti”. “Questa dev’essere l’ultima manifestazione fieristica acui ci rechiamo col cappello in mano. Il 2017 deve essere l’anno della riforma, la questione non può essere rinviata alla prossima legislatura. Ma siamo preoccupati perché c’è poco tempo e ancora molto da lavorare. E il testo della leggedelega secondo noi è ancora troppo generico, va rafforzata la tutela delle imprese esistenti”. Pronto al pressing sul Governo in nome dell’Emilia Romagna anche l’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini.

(vdt)