Rimini

Truffa del Tubo Tucker, sequestrati 8 milioni di euro

Una "catena di Sant'Antonio" ramificata in tutto il territorio nazionale con oltre 30 uffici periferici

Truffa del Tubo Tucker, sequestrati 8 milioni di euro

Mirko Eusebi e Ivana Ferrara sono soprannominati la coppia del ‘Tubo Tucker’.

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27/ottobre/2016 - h. 13.16

 

Il Comando della Guardia di Finanza di Rimini - con la collaborazione di altri Reparti del Corpo e di personale dei Carabinieri di Riccione - hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Rimini relativamente a quote sociali e beni strumentali di 4 società (con sedi in Bisceglie, Rimini, Riccione e Urbino), saldi attivi di conti correnti, crediti IVA, nonché a due immobili (siti in Riccione e Misano Adriatico) e 13 autovetture, tra le quali 2 Lamborghini. 
I fatti partono dall’anno 2001, quando i Finanzieri avviarono un’articolata indagine nei confronti di una società con sede in Riccione, esercente l’attività di produzione, fabbricazione e commercializzazione di apparecchiature elettriche, al fine di accertare la consumazione del reato di truffa aggravata da parte dei responsabili che proponevano, dietro sottoscrizione di un contratto di franchising e contestuale ingresso in una struttura commerciale di tipo “multi level marketing”, di commercializzare un prodotto presentato come idoneo a garantire un elevato risparmio di gas se applicato agli impianti domestici e industriali. L'ormai famosa truffa del "Tubo Tucker".
Le indagini portarono a scoprire un’organizzazione, ramificata in tutto il territorio nazionale con oltre 30 uffici periferici, ritenuta responsabile di truffa in quanto l'innovativo prodotto per il risparmio energetico, sulla base delle risultanze di perizie tecniche, non si era dimostrato idoneo allo scopo prospettato. Mentre l’illiceità attività svolta dal sodalizio consisteva anche nel far sottoscrivere quanti più contratti di “affiliazione” alla struttura multilivello (“Catena di Sant’Antonio”) al fine di incassare le somme versate dagli “affiliati”. 
A termine dell'attività di indagine svolte dalle Fiamme Gialle riminesi con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché rogatorie in territorio estero, nella Repubblica di San Marino e nel Principato di Monaco, veniva avanzata dal Pubblico Ministero competente una proposta al GIP di misure cautelari personali e reali nei confronti di 8 persone a vario titolo coinvolte nella vicenda, con il sequestro preventivo dei conti correnti societari, delle autovetture nella disponibilità degli indagati, di due immobili e del credito IVA.
Il procedimento penale si era concluso con la condanna dei coivolti, sentenza poi parzialmente riformata dalla Corte d'Appello di Bologna per prescrizione di alcune ipotesi di reato. La Cassazione, nel 2013, ha dichiarato la prescrizione dei reati pur ritenendo provati i fatti contestati agli imputati, tanto da confermare i capi civili. I due titolari dell'azienda, principali protagonisti della vicenda, sono stati sottoposti ad altri ed accurati accertamenti di polizia economico-finanziaria. E' stata verificata la sproporzione tra i beni a loro intestati e i redditi dichiarati.
Al termine delle indagini dell'operazione "Tube", condotte da Finanza e Carabinieri, la Procura della Repubblica, ha richiesto al Tribunale l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale. Il Tribunale ha accolto la richiesta sequestrando quote sociali e beni strumentali di quattro società, saldi attivi di conti correnti, crediti Iva, due immobili, 13 autovetture, tra le quali due Lamborghini, una delle quali del valore di 300.000 euro. Tra i due immobili la villa di Misano dei due coniugi. Le operazioni hanno riguardato le località di Rimini, Riccione, Misano, Pesaro, Urbino, Bisceglie, Bergamo, Altomonte, Cento, Macerata Feltria, Milano, Modena, Policoro e Trento.
Il Comando della Guardia di Finanza di Rimini - con la collaborazione di altri Reparti del Corpo e di personale dei Carabinieri di Riccione - hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro emesso dal Tribunale di Rimini relativamente a quote sociali e beni strumentali di 4 società (con sedi in Bisceglie, Rimini, Riccione e Urbino), saldi attivi di conti correnti, crediti IVA, nonché a due immobili (siti in Riccione e Misano Adriatico) e 13 autovetture, tra le quali 2 Lamborghini. 

 

I fatti partono dall’anno 2001, quando i Finanzieri avviarono un’articolata indagine nei confronti di una società con sede in Riccione, esercente l’attività di produzione, fabbricazione e commercializzazione di apparecchiature elettriche, al fine di accertare la consumazione del reato di truffa aggravata da parte dei responsabili che proponevano, dietro sottoscrizione di un contratto di franchising e contestuale ingresso in una struttura commerciale di tipo “multi level marketing”, di commercializzare un prodotto presentato come idoneo a garantire un elevato risparmio di gas se applicato agli impianti domestici e industriali. L'ormai famosa truffa del "Tubo Tucker".

Le indagini portarono a scoprire un’organizzazione, ramificata in tutto il territorio nazionale con oltre 30 uffici periferici, ritenuta responsabile di truffa in quanto l'innovativo prodotto per il risparmio energetico, sulla base delle risultanze di perizie tecniche, si affermava non idoneo allo scopo prospettato. Mentre l’illiceità attività svolta dal sodalizio consisteva anche nel far sottoscrivere quanti più contratti di “affiliazione” alla struttura multilivello (“Catena di Sant’Antonio”) al fine di incassare le somme versate dagli “affiliati”. 

A termine dell'attività di indagine svolte dalle Fiamme Gialle riminesi con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché rogatorie in territorio estero, nella Repubblica di San Marino e nel Principato di Monaco, veniva avanzata dal Pubblico Ministero competente una proposta al GIP di misure cautelari personali e reali nei confronti di 8 persone a vario titolo coinvolte nella vicenda, con il sequestro preventivo dei conti correnti societari, delle autovetture nella disponibilità degli indagati, di due immobili e del credito IVA.

Il procedimento penale si era concluso con la condanna dei coivolti, sentenza poi parzialmente riformata dalla Corte d'Appello di Bologna per prescrizione di alcune ipotesi di reato. La Cassazione, nel 2013, ha dichiarato la prescrizione dei reati pur ritenendo provati i fatti contestati agli imputati, tanto da confermare i capi civili. I due titolari dell'azienda, principali protagonisti della vicenda, sono stati sottoposti ad altri ed accurati accertamenti di polizia economico-finanziaria. E' stata verificata la sproporzione tra i beni a loro intestati e i redditi dichiarati.

Al termine delle indagini dell'operazione "Tube", condotte da Finanza e Carabinieri, la Procura della Repubblica, ha richiesto al Tribunale l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale. Il Tribunale ha accolto la richiesta sequestrando quote sociali e beni strumentali di quattro società, saldi attivi di conti correnti, crediti Iva, due immobili, 13 autovetture, tra le quali due Lamborghini, una delle quali del valore di 300.000 euro. Tra i due immobili la villa di Misano dei due coniugi. Le operazioni hanno riguardato le località di Rimini, Riccione, Misano, Pesaro, Urbino, Bisceglie, Bergamo, Altomonte, Cento, Macerata Feltria, Milano, Modena, Policoro e Trento.