Teatro

Shakespeare contro la lingua esangue di oggi

Roberto Mercadini debutta con un monologo per i 400 anni dalla morte del genio

Shakespeare contro la lingua esangue di oggi

Roberto Mercadini

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03/dicembre/2016 - h. 12.33

 

Pigliando il Bardo per i capelli... Ma ti rendi conto, monologhi su Shakespeare... «Già, dopo Shakespeare non mi resta che il silenzio, la contemplazione». Roberto Mercadini sapete chi è, il poeta parlante di questa palude monotona e mondana, che si racconta così: «Rido fortissimo. Non so ballare. A volte mi sembra di essere Superman. A volte no». 
Domani pomeriggio, alle ore 17,30, Mercadini è al Centro Sociale di Poggio Torriana. Porta, in “debutto assoluto”, nella stagione (folle) “Mentre vivevo”, dei Quotidiana.com, La più strana delle meraviglie, un monologo su Shakespeare, appunto, in occasione dei 400 anni dalla morte. «Parlo di Shakespeare, certo, ma anche del teatro ai tempi di Shakespeare. Non c’era il sipario, per dire... E mancavano tanti altri elementi che per noi raffigurano il teatro». 
Nel chiacchierare sul Bardo, Mercadini usa in particolare Amleto, «la parte in cui l’attore spiega come si recita», e La tempesta, «che è una sorta di maestoso metateatro in cui Prospero è come se fosse Shakespeare stesso, un creatore di vite e di fantasmi». Già, ma oggi cosa ci dice Shakespeare, perché c’interessa ancora? «C’interessa il suo lussureggiante linguaggio». Che vuol dire? «Beh, mi basta pensare che Shakespeare ha inventato migliaia di parole mai usate prima nella lingua inglese per farmi diventare
matto. Vedi, di Shakespeare non interessa più, ormai, il plot, la macchina narrativa, per altro piena di falle drammaturgiche (per dire, è assurdo che Amleto si finga pazzo per scoprire chi abbia assassinato suo padre...).
Interessa invece, ed è vivissimo, lo splendore della lingua. Che coincide con la ricchezza dell’animo umano, dell’intelletto, della persona che ha inventato quella lingua». 
Oggi invece... «Lascia perdere. Shakespeare ci serve come antidoto alla lingua di oggi, stereotipata, esangue, banale». Mercadini ha messo in monologo di tutto, dalla Balena Bianca a Mazzini, da Leonardo da Vinci alla Bibbia alla Resistenza alla filosofia... «l’ultimo spettacolo è sulla disabilità, ho debuttato il 30 novembre al “Fabbri” di Forlì». Tema difficile. «Ragiono sul modo sbagliato che abbiamo noi ‘normali’ di rapportarci con la disabilità».
Fammi un esempio. «Non sappiamo neanche come chiamarli, i disabili. Prima erano handicappati, ma ci siamo detti che detta così era offensiva. Poi
siamo passati a disabili, ora a diversamente abili. Una espressione orrenda,
che non è accettata neanche da chi vive la disabilità: è un modo un po’
meschino per negare il problema, è un giro di parole innaturale». Ancora una volta, anche qui, è una questione di linguaggio. Tutto l’uomo, d’altronde,
l’iniezione dei desideri, l’apoftegma della carne, è intriso di linguaggio.
Pigliando il Bardo per i capelli... Ma ti rendi conto, monologhi su Shakespeare... «Già, dopo Shakespeare non mi resta che il silenzio, la contemplazione». Roberto Mercadini sapete chi è, il poeta parlante di questa palude monotona e mondana, che si racconta così: «Rido fortissimo. Non so ballare. A volte mi sembra di essere Superman. A volte no». 

 

Domani pomeriggio, alle ore 17,30, Mercadini è al Centro Sociale di Poggio Torriana. Porta, in “debutto assoluto”, nella stagione (folle) “Mentre vivevo”, dei Quotidiana.com, La più strana delle meraviglie, un monologo su Shakespeare, appunto, in occasione dei 400 anni dalla morte. «Parlo di Shakespeare, certo, ma anche del teatro ai tempi di Shakespeare. Non c’era il sipario, per dire... E mancavano tanti altri elementi che per noi raffigurano il teatro». 

Nel chiacchierare sul Bardo, Mercadini usa in particolare Amleto, «la parte in cui l’attore spiega come si recita», e La tempesta, «che è una sorta di maestoso metateatro in cui Prospero è come se fosse Shakespeare stesso, un creatore di vite e di fantasmi». Già, ma oggi cosa ci dice Shakespeare, perché c’interessa ancora? «C’interessa il suo lussureggiante linguaggio». Che vuol dire? «Beh, mi basta pensare che Shakespeare ha inventato migliaia di parole mai usate prima nella lingua inglese per farmi diventarematto. Vedi, di Shakespeare non interessa più, ormai, il plot, la macchina narrativa, per altro piena di falle drammaturgiche (per dire, è assurdo che Amleto si finga pazzo per scoprire chi abbia assassinato suo padre...).Interessa invece, ed è vivissimo, lo splendore della lingua. Che coincide con la ricchezza dell’animo umano, dell’intelletto, della persona che ha inventato quella lingua». 

Oggi invece... «Lascia perdere. Shakespeare ci serve come antidoto alla lingua di oggi, stereotipata, esangue, banale». Mercadini ha messo in monologo di tutto, dalla Balena Bianca a Mazzini, da Leonardo da Vinci alla Bibbia alla Resistenza alla filosofia... «l’ultimo spettacolo è sulla disabilità, ho debuttato il 30 novembre al “Fabbri” di Forlì». Tema difficile. «Ragiono sul modo sbagliato che abbiamo noi ‘normali’ di rapportarci con la disabilità». Fammi un esempio. «Non sappiamo neanche come chiamarli, i disabili. Prima erano handicappati, ma ci siamo detti che detta così era offensiva. Poisiamo passati a disabili, ora a diversamente abili. Una espressione orrenda, che non è accettata neanche da chi vive la disabilità: è un modo un po’meschino per negare il problema, è un giro di parole innaturale». Ancora una volta, anche qui, è una questione di linguaggio. Tutto l’uomo, d’altronde,l’iniezione dei desideri, l’apoftegma della carne, è intriso di linguaggio.