Rimini

Ricoveri ‘truccati’: sequestri alla Sol et Salus

La procura procede per truffa aggravata nei confronti di presidente, amministratore delegato e direttore sanitario

Ricoveri ‘truccati’: sequestri alla Sol et Salus
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18/dicembre/2016 - h. 13.11

Predisponevano illegittimamente ricoveri di pazienti in regime di “riabilitazione intensiva”, senza che tale regime fosse necessario, allo scopo di percepire i rimborsi erogati dal Servizio Sanitario Nazionale. E lo avrebbero fatto in maniera sistematica per 6 anni, dal 2007 al 2012. È questa l’accusa mossa dalla Procura di Rimini nei confronti del presidente del consiglio di amministrazione, dell’amministratore delegato e del direttore sanitario dell’ospedale privato accreditato ‘Sol et Salus’ Spa di Torre Pedrera. Porta, invece, la firma del Gip Vinicio Cantarini il decreto di sequestro preventivo e di applicazione della misura interdittiva nei confronti dell’ente disposto su richiesta del sostituto procuratore Luca Bertuzzi, titolare dell’inchiesta.
L’indagine del Nucleo di Polizia tributaria delle fiamme gialle riminesi è partita
circa due anni fa dall’esposto presentato da un gruppo di disabili modenesi che lamentava il diverso trattamento all’interno della struttura riservato agli assistiti provenienti dalle province emiliane rispetto a quelli di altre regioni. Questi ultimi, infatti, a dispetto dei primi, avrebbero goduto del massimo dell’assistenza e delle cure erogate per i trattamenti di riabilitazione intensiva previa la sola presentazione dell’impegnativa del proprio medico di fiducia. Una disparitá alquanto strana, che ha fatto sorgere negli inquirenti il sospetto di un costante ed indiscriminato ricovero per riabilitazione intensiva nei confronti dei pazienti da fuori regione.
Secondo l’impianto accusatorio, i tre indagati, “con artifici e raggiri consistiti
nel predisporre un meccanismo organizzativo intenzionalmente diretto all’indebita percezione di remunerazioni pubbliche”, avrebbero predisposto oltre 4.000 ricoveri ordinari di pazienti in regime di riabilitazione intensiva che non erano erano indirizzati ad ottenere “significativi miglioramenti funzionali” dei pazienti stessi, e che quindi “non erano necessari”, considerata anche “l’assenza dell’esigenza di provvedere al recupero di disabilitá importanti”. Nella maggior parte dei casi si trattava di ricoveri disposti nonostante le condizioni del paziente non richiedessero “la disponibilitá continuativa nell’arco delle 24 ore di prestazioni diagnostico terapeuticheriabilitative
ad elevata intensitá da parte del personale medico”. In buona sostanza, secondo quanto emerso dalle indagini della guardia di finanza, si trattava quasi sempre di pazienti a cui erano stati somministrati trattamenti riabilitativi
“non complessi e per un numero di ore giornaliere nettamente inferiore a quello stabilito per il regime intensivo, e che quindi appartenevano al diverso
e molto meno dispendioso regime ambulatoriale”.
Cosí facendo, il presidente del consiglio di amministrazione della clinica privata, l’amministratore delegato e il direttore sanitario avrebbero indotto in errore gli organi amministrativi della Regione Emilia Romagna e del Servizio Sanitario Nazionale procurandosi “un ingiusto profitto, costituito dall’ammontare delle somme di denaro ricevute dal Servizio Sanitario a titolo di rimborso per le prestazioni di ricovero, cui venivano applicate indebitamente le tariffe previste per il regime intensivo, anzichè quelle di minor ammontare previste per il regime ambulatoriale, per un danno nei confronti dello Stato stimato in oltre 3,5 milioni di euro dal 2007 al 2010 (annualitá per cui il reato è prescritto), in 3,2 milioni per il 2011 e in 2,8 per il 2012. Da qui l’accusa per i tre indagati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche che ha finito col travolgere il ‘Sol et Salus’, e il conseguente sequestro preventivo di conti correnti intestati o riconducibili alla clinica privata pari a 6 milioni di euro.
Predisponevano illegittimamente ricoveri di pazienti in regime di “riabilitazione intensiva”, senza che tale regime fosse necessario, allo scopo di percepire i rimborsi erogati dal Servizio Sanitario Nazionale. E lo avrebbero fatto in maniera sistematica per 6 anni, dal 2007 al 2012. È questa l’accusa mossa dalla Procura di Rimini nei confronti del presidente del consiglio di amministrazione, dell’amministratore delegato e del direttore sanitario dell’ospedale privato accreditato ‘Sol et Salus’ Spa di Torre Pedrera. Porta, invece, la firma del Gip Vinicio Cantarini il decreto di sequestro preventivo e di applicazione della misura interdittiva nei confronti dell’ente disposto su richiesta del sostituto procuratore Luca Bertuzzi, titolare dell’inchiesta.

L’indagine del Nucleo di Polizia tributaria delle fiamme gialle riminesi è partita circa due anni fa dall’esposto presentato da un gruppo di disabili modenesi che lamentava il diverso trattamento all’interno della struttura riservato agli assistiti provenienti dalle province emiliane rispetto a quelli di altre regioni. Questi ultimi, infatti, a dispetto dei primi, avrebbero goduto del massimo dell’assistenza e delle cure erogate per i trattamenti di riabilitazione intensiva previa la sola presentazione dell’impegnativa del proprio medico di fiducia. Una disparitá alquanto strana, che ha fatto sorgere negli inquirenti il sospetto di un costante ed indiscriminato ricovero per riabilitazione intensiva nei confronti dei pazienti da fuori regione.

Secondo l’impianto accusatorio, i tre indagati, “con artifici e raggiri consistiti nel predisporre un meccanismo organizzativo intenzionalmente diretto all’indebita percezione di remunerazioni pubbliche”, avrebbero predisposto oltre 4.000 ricoveri ordinari di pazienti in regime di riabilitazione intensiva che non erano erano indirizzati ad ottenere “significativi miglioramenti funzionali” dei pazienti stessi, e che quindi “non erano necessari”, considerata anche “l’assenza dell’esigenza di provvedere al recupero di disabilitá importanti”. Nella maggior parte dei casi si trattava di ricoveri disposti nonostante le condizioni del paziente non richiedessero “la disponibilitá continuativa nell’arco delle 24 ore di prestazioni diagnostico terapeuticheriabilitativead elevata intensitá da parte del personale medico”. In buona sostanza, secondo quanto emerso dalle indagini della guardia di finanza, si trattava quasi sempre di pazienti a cui erano stati somministrati trattamenti riabilitativi“non complessi e per un numero di ore giornaliere nettamente inferiore a quello stabilito per il regime intensivo, e che quindi appartenevano al diversoe molto meno dispendioso regime ambulatoriale”.

Cosí facendo, il presidente del consiglio di amministrazione della clinica privata, l’amministratore delegato e il direttore sanitario avrebbero indotto in errore gli organi amministrativi della Regione Emilia Romagna e del Servizio Sanitario Nazionale procurandosi “un ingiusto profitto, costituito dall’ammontare delle somme di denaro ricevute dal Servizio Sanitario a titolo di rimborso per le prestazioni di ricovero, cui venivano applicate indebitamente le tariffe previste per il regime intensivo, anzichè quelle di minor ammontare previste per il regime ambulatoriale, per un danno nei confronti dello Stato stimato in oltre 3,5 milioni di euro dal 2007 al 2010 (annualitá per cui il reato è prescritto), in 3,2 milioni per il 2011 e in 2,8 per il 2012. Da qui l’accusa per i tre indagati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche che ha finito col travolgere il ‘Sol et Salus’, e il conseguente sequestro preventivo di conti correnti intestati o riconducibili alla clinica privata pari a 6 milioni di euro.

Non facciamoci del male

19/12/2016 16:01

Postato da dragoonfire

Mettere alla berlina una struttura che ha una buona reputazione non fa bene al nostro territorio, vedremo cosa sarà di questa inchiesta e poi passeremo ai giudizi.