Rimini

Vuoi suonare da noi? Bastano 100 euro

Caos dopo un post provocatorio del “Red Devil” (che infine si scusa). Andrea Amati: “Ma è anche colpa nostra”

Vuoi suonare da noi? Bastano 100 euro
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10/gennaio/2017 - h. 14.02

La fama, d’altronde, ha il suo prezzo. Che prezzo? Il Red Devil di Rimini lo ha scritto nero su bianco sulla sua pagina Facebook. 100 euro. «Con 100 euro il mondo saprà di voi... Esibitevi al Red Devil». Non avete capito? Rileggete: «Con soli 100 euro puoi suonare al Red Devil... Prenota la tua serata». Era il 7 gennaio. Tre giorni fa. Ma che al Red Devil non fossero dei nostalgici dei Led Zeppelin o dei Deep Purple o di Mozart (che era il Robert Plant e il Jimmy Page del Settecento) lo si era capito già il giorno della Befana, quando
se ne sono usciti con un «cercasi musicisti per esibirsi nel nostro locale. Anche no esperienza». Insomma, di gente che si vanta di saper suonare e che ha i soldi in tasca ce n’è a frotte, tanto vale guadagnarci qualcosa. 
Il post, ovviamente, ha fatto incavolare i musicisti della Riviera, quelli seri (ma commenti al vetriolo sono grandinati da tutta Italia), che nei locali vanno a suonare se sono pagati, non certo gratis, figuriamoci ‘a pagamento’. «Spero sia uno scherzo altrimenti farebbero davvero schifo», scrive senza giri di frase Andrea Amati, interprete più che noto (notissime le sue cover da Fabrizio De Andrè), che spesso fa coppia con Federico Mecozzi, il violinista preferito da
Ludovico Einaudi. «Io gratis suono solo per beneficenza, quando devolvono gli incassi del concerto», ci dice lui, privatamente. Confermandoci che 100 euro, di solito, nei locali del riminese, «non sei tu a pagarli, ma è il gestore dei locali a darteli. Io, per quanto mi riguarda, per meno di 100 euro a testa, a ciascuno dei membri della mia band, non suono. Per una questione di etica».
Beh, Andrea ha ragione. Un musicista va nel locale, il locale si riempie, il pubblico ‘consuma’ e chi ci guadagna? Il gestore. Mica l’artista. Vista la malparata e il delirio incendiato sui social, il locale riminese fa marcia indietro. Due giorni dopo il post ‘della vergogna’, ieri, cambiano idea: «il link dei 100 euro è fatto apposta per provocazione e pubblicità... chiedo scusa alle persone che si sono sentite parte lesa». Ma in pochi ci credono e il problema
resta. E il Red Devil, semmai, ha avuto il coraggio (un po’ troppo avventato e scorbutico) di fare chiarezza. «Non dobbiamo fare gli ipocriti, è vero», ci dice ancora Amati, «ormai tutti vogliono fare i musicisti, tutti hanno qualcosa da dire e succede che i locali dove suonare siano sempre meno e si abbassi sempre di più la soglia dell’accettazione. Ormai, accettiamo qualsiasi cosa pur di suonare». 
Per esempio, suonare ripagati con una pizza, una coca e via. Oppure, pagare per suonare. Non è la prima volta e il Red Devil non è certo l’unico locale che non paga. Tanto, chi bada all’estetica del suono e alla bravura dei suonatori?
Basta fare rumore. Esattamente lo stesso problema che si verifica in altri campi, quello letterario (paghi per farti stampare un libro) e quello artistico (paghi lo spazio per farti una mostra egocentrica). La colpa, appunto, è degli artisti. C’è chi non si piega. E chi si mette a novanta. L’imprenditore (il gestore
del locale) non s’interessa di arte, vuole fare soldi  Ed è sempre stato
così. 
(d.b.)
La fama, d’altronde, ha il suo prezzo. Che prezzo? Il Red Devil di Rimini lo ha scritto nero su bianco sulla sua pagina Facebook. 100 euro. «Con 100 euro il mondo saprà di voi... Esibitevi al Red Devil». Non avete capito? Rileggete: «Con soli 100 euro puoi suonare al Red Devil... Prenota la tua serata». Era il 7 gennaio. Tre giorni fa. Ma che al Red Devil non fossero dei nostalgici dei Led Zeppelin o dei Deep Purple o di Mozart (che era il Robert Plant e il Jimmy Page del Settecento) lo si era capito già il giorno della Befana, quando se ne sono usciti con un «cercasi musicisti per esibirsi nel nostro locale. Anche no esperienza». Insomma, di gente che si vanta di saper suonare e che ha i soldi in tasca ce n’è a frotte, tanto vale guadagnarci qualcosa. 

Il post, ovviamente, ha fatto incavolare i musicisti della Riviera, quelli seri (ma commenti al vetriolo sono grandinati da tutta Italia), che nei locali vanno a suonare se sono pagati, non certo gratis, figuriamoci ‘a pagamento’. «Spero sia uno scherzo altrimenti farebbero davvero schifo», scrive senza giri di frase Andrea Amati, interprete più che noto (notissime le sue cover da Fabrizio De Andrè), che spesso fa coppia con Federico Mecozzi, il violinista preferito da Ludovico Einaudi. «Io gratis suono solo per beneficenza, quando devolvono gli incassi del concerto», ci dice lui, privatamente. Confermandoci che 100 euro, di solito, nei locali del riminese, «non sei tu a pagarli, ma è il gestore dei locali a darteli. Io, per quanto mi riguarda, per meno di 100 euro a testa, a ciascuno dei membri della mia band, non suono. Per una questione di etica».

Beh, Andrea ha ragione. Un musicista va nel locale, il locale si riempie, il pubblico ‘consuma’ e chi ci guadagna? Il gestore. Mica l’artista. Vista la malparata e il delirio incendiato sui social, il locale riminese fa marcia indietro. Due giorni dopo il post ‘della vergogna’, ieri, cambiano idea: «il link dei 100 euro è fatto apposta per provocazione e pubblicità... chiedo scusa alle persone che si sono sentite parte lesa». Ma in pochi ci credono e il problema resta. E il Red Devil, semmai, ha avuto il coraggio (un po’ troppo avventato e scorbutico) di fare chiarezza. «Non dobbiamo fare gli ipocriti, è vero», ci dice ancora Amati, «ormai tutti vogliono fare i musicisti, tutti hanno qualcosa da dire e succede che i locali dove suonare siano sempre meno e si abbassi sempre di più la soglia dell’accettazione. Ormai, accettiamo qualsiasi cosa pur di suonare». 

Per esempio, suonare ripagati con una pizza, una coca e via. Oppure, pagare per suonare. Non è la prima volta e il Red Devil non è certo l’unico locale che non paga. Tanto, chi bada all’estetica del suono e alla bravura dei suonatori? Basta fare rumore. Esattamente lo stesso problema che si verifica in altri campi, quello letterario (paghi per farti stampare un libro) e quello artistico (paghi lo spazio per farti una mostra egocentrica). La colpa, appunto, è degli artisti. C’è chi non si piega. E chi si mette a novanta. L’imprenditore (il gestoredel locale) non s’interessa di arte, vuole fare soldi.  Ed è sempre stato così. 

(d.b.)