Cesena

Processo Marchi, il pm chiede 4 anni e l’interdizione perpetua

L’ex funzionario dell'Agezia delle Entrate beccato mentre prendeva una bustarella

Processo Marchi, il pm chiede 4 anni e l’interdizione perpetua
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11/febbraio/2017 - h. 20.31

Quattro anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ questa la richiesta del pubblico ministero Davide Ercolani nei confronti di Tiziano Marchi, ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Cesena ed ex assessore di Forlì arrestato il 23 aprile scorso dai carabinieri di Rimini in flagranza mentre instascava una bustarella. Il 59enne, residente a Forlimpopoli (difeso dall’avvocato Max Starni), dopo aver chiesto una tangente da 5 mila euro a un imprenditore cesenate per ritardare una verifica fiscale, fu colto sul fatto nello studio di un commercialista riminese. Con quei soldi Marchi avrebbe fatto in modo di far finire la pratica concordata in fondo al mucchio. Ad incastrare il funzionario le telecamere e le microspie installate dai carabinieri nello studio del commercialista. Commercialista che, dopo essersi consultato con il suo cliente, aveva deciso di denunciare tutto alla Procura di Rimini. 
Così, il pm Davide Ercolani, d’accordo con i denuncianti e con i militari del Nucleo Investigativo di Rimini, aveva escogitato la trappola. Trappola nella quale Marchi è caduto con entrambe le scarpe. Ieri, dopo la requisitoria del
pubblico ministero e l’arringa della difesa, il giudice ha rinviato il processo al 21 febbraio. In quella data verrà letta la sentenza.
Quattro anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. E’ questa la richiesta del pubblico ministero Davide Ercolani nei confronti di Tiziano Marchi, ex funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Cesena ed ex assessore di Forlì arrestato il 23 aprile scorso dai carabinieri di Rimini in flagranza mentre intascava una bustarella. 

Il 59enne, residente a Forlimpopoli (difeso dall’avvocato Max Starni), dopo aver chiesto una tangente da 5 mila euro a un imprenditore cesenate per ritardare una verifica fiscale, fu colto sul fatto nello studio di un commercialista riminese. Con quei soldi Marchi avrebbe fatto in modo di far finire la pratica concordata in fondo al mucchio. Ad incastrare il funzionario le telecamere e le microspie installate dai carabinieri nello studio del commercialista. Commercialista che, dopo essersi consultato con il suo cliente, aveva deciso di denunciare tutto alla Procura di Rimini. 

Così, il pm Davide Ercolani, d’accordo con i denuncianti e con i militari del Nucleo Investigativo di Rimini, aveva escogitato la trappola. Trappola nella quale Marchi è caduto con entrambe le scarpe. Ieri, dopo la requisitoria delpubblico ministero e l’arringa della difesa, il giudice ha rinviato il processo al 21 febbraio. In quella data verrà letta la sentenza.