Castel San Pietro

Azienda non paga le fatture e falsifica i "Pagato"

Denunciato il legale rappresentante della ditta per truffa e sostituzione di persona

Azienda non paga le fatture e falsifica i "Pagato"
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22/ottobre/2017 - h. 01.54

La Polizia di Stato ha denunciato in stato di libertà C.P. 70enne di origini bolognesi e residente a Castel San Pietro Terme per truffa e falso materiale commesso dal privato ai danni di una azienda faentina. 
La vicenda prende il via nell’estate del 2013 quando una azienda bolognese formalizza un contratto per la fornitura di servizi di lavanderia con una società faentina con la previsione che quest’ultima emetta fatture mensili con rimessa diretta. Tutto fila liscio come l’olio sino al dicembre del 2013 quando le fatture emesse dalla ditta faentina non vengono onorate e tornano, insolute, al mittente che quindi si determina ad avviare un’azione legale con ingiunzione di pagamento.
In sede di udienza davanti, al Giudice di Pace di Faenza, C.P. 70enne di Castel San Pietro, legale rappresentante della ditta bolognese, chiamato a far luce sulla vicenda ha respinto le accuse mossegli dichiarando che tutte le fatture ricevute erano state puntualmente onorate attraverso pagamenti in contanti. L’uomo, a supporto della sua tesi difensiva, consegnava al Giudice le fatture dell’azienda faentina sulle quali era apposta la dicitura “Pagato” sottoscritta dal ricevente.
Il Giudice ha voluto vederci chiaro ed ha quindi chiamato a testimoniare la responsabile amministrativa dell’azienda faentina, unica persona titolata a ricevere i pagamenti per le fatture emesse. La donna in sede di udienza non solo disconosceva in modo assoluto la sottoscrizione di avvenuto pagamento, che imitava in maniera maldestra la sua firma,  ma anche la dicitura “Pagato” apposta sui documenti fiscali, completamente diversa da quella utilizzata dalla sua azienda; in quella stessa sede l’amministratrice faentina consegnava copia delle fatture regolarmente saldate ad inizio del rapporto di lavoro dal quale si poteva evincere la diversità del timbro e della firma rispetto a quelli presenti sui documenti contabili esibiti dall’amministratore bolognese.
L’ azienda faentina, in relazione a quanto emerso in sede di udienza davanti al Giudice di Pace, formalizzava quindi presso il Commissariato di Faenza denuncia querela per truffa e sostituzione di persona che portava alla denuncia in stato di libertà dell’amministratore della ditta bolognese.
La Polizia di Stato ha denunciato in stato di libertà C.P. 70enne di origini bolognesi e residente a Castel San Pietro Terme per truffa e falso materiale commesso dal privato ai danni di una azienda faentina. 

La vicenda prende il via nell’estate del 2013 quando una azienda bolognese formalizza un contratto per la fornitura di servizi di lavanderia con una società faentina con la previsione che quest’ultima emetta fatture mensili con rimessa diretta. Tutto fila liscio come l’olio sino al dicembre del 2013 quando le fatture emesse dalla ditta faentina non vengono onorate e tornano, insolute, al mittente che quindi si determina ad avviare un’azione legale con ingiunzione di pagamento.

In sede di udienza davanti, al Giudice di Pace di Faenza, C.P. 70enne di Castel San Pietro, legale rappresentante della ditta bolognese, chiamato a far luce sulla vicenda ha respinto le accuse mossegli dichiarando che tutte le fatture ricevute erano state puntualmente onorate attraverso pagamenti in contanti. L’uomo, a supporto della sua tesi difensiva, consegnava al Giudice le fatture dell’azienda faentina sulle quali era apposta la dicitura “Pagato” sottoscritta dal ricevente.

Il Giudice ha voluto vederci chiaro ed ha quindi chiamato a testimoniare la responsabile amministrativa dell’azienda faentina, unica persona titolata a ricevere i pagamenti per le fatture emesse. La donna in sede di udienza non solo disconosceva in modo assoluto la sottoscrizione di avvenuto pagamento, che imitava in maniera maldestra la sua firma,  ma anche la dicitura “Pagato” apposta sui documenti fiscali, completamente diversa da quella utilizzata dalla sua azienda; in quella stessa sede l’amministratrice faentina consegnava copia delle fatture regolarmente saldate ad inizio del rapporto di lavoro dal quale si poteva evincere la diversità del timbro e della firma rispetto a quelli presenti sui documenti contabili esibiti dall’amministratore bolognese.

L’ azienda faentina, in relazione a quanto emerso in sede di udienza davanti al Giudice di Pace, formalizzava quindi presso il Commissariato di Faenza denuncia querela per truffa e sostituzione di persona che portava alla denuncia in stato di libertà dell’amministratore della ditta bolognese.