Castel San Pietro

La squadra è fallita, ma la passione no

Un altro anno senza i giallorossi: i tifosi della curva sud non mollano e chiedono alla città di far tornare la storica società

La squadra è fallita, ma la passione no
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11/gennaio/2015 - h. 09.45

CASTEL SAN PIETRO - Non basta il 43% di giovani senza lavoro, adesso tra i disoccupati ci sono anche gi ultras del pallone. Il Castel San Pietro, fallito nel 2012, ha lasciato a spasso l’agguerrito manipolo dei padroni della curva sud, una quarantina di ragazzi che seguivano fedelmente la squadra in giro per l’Italia ai tempi d’oro della Serie C, e poi in tutte le categorie frequentate dalla formazione giallorossa. E adesso “il nostro Castel San Pietro è fallito”, facendo parlare i debiti al posto del campo, unico terreno in cui dovrebbe misurarsi una società sportiva.

“Al suo posto oggi gioca la Libertas, nata nel 2007 - ricordano - che ha colori diversi (bianco e oro), e che fino a poco tempo fa non portava neppure il nome della nostra città”. Si chiamava Sillaro, infatti, e solo dopo il crack dei leoni giallorossi ne ha acquisito parte del nome. “Ma è tutta un’altra cosa, un altro blasone, nulla a che vedere con noi che infatti non sentiamo amore per questa compagine e non andiamo allo stadio a fare il tifo”. A quanto pare dalla Libertas era giunta anche un accorato appello agli ex ultras: perché non venite a conoscerci? Perché non possiamo lottare insieme per trainare la squadra a più alti obiettivi? Niente da fare però. “Cosa dovremmo fare? - spiega Fabrizio, uno degli ultras dell’ex Castello - Ci hanno tolto perfino la nostra curva allo stadio. Rasa al suolo dal Comune per motivi che ci sfuggono. Per noi è stato un vero colpo al cuore. Era la nostra seconda casa, un mare di ricordi, di avventure, ogni volta che ci si passava davanti un motivo d’orgoglio. Adesso sentiamo che nell’ambiente Libertas qualcuno ci accusa di aver rifiutato di tifare per loro perche avremmo il ‘palato fine’ per via dei nostri trascorsi che coincidono con i maggiori fasti del calcio cittadino. Ma non è così”. In realtà gli ultras castellani sperano sempre che qualcuno faccia rinascere il loro club con i colori giallorossi “magari anche ripartendo da zero, da una categoria inferiore e con un nuovo assetto societario, più vicino a quello che è stata la vecchia gestione, facendo rifiorire il vivaio abbandonato”.

Tra le recriminazioni e i rimpianti il mancato decollo del Real Castello, nato nel 2012 dalle ceneri del Castel San Pietro, restato però un progetto incompiuto per una serie di motivi. “Ecco, il Real Castello è stato per mesi una fiaccola di speranza, eravamo tutti pronti a fare il tifo per loro”. Niente da fare anche stavolta. Restano così solo i ricordi degli anni d’oro. “Quando si preparavano i cori e si organizzavano le coreografie. Partire la mattina per le trasferte e tornare la sera. Si andava in macchina e, quando eravamo in tanti anche in pullman. A Pisa, per esempio, o a Benevento, club che tutt’ora giocano tra i professionisti. Oppure a Fano in uno storico spareggio vinto clamorosamente dal Castel San Pietro con un gol che fa parte dei gloriosi ricordi. Ma i veri nemici erano quello dell’Imolese, quanti derby e, talvolta, che cazzotti”.
Tra i giocatori che vestirono la casacca giallorossa nessuno viene dimenticato a partire da quelli che, senza stipendio, lottarono e si salvarono in extremis nell’ultimo campionato prima della chiusura. Ma un posto particolare sul piedistallo meritano certamente il bomber Bettini e il mitico Omar Roma. Oggi però è la Libertas che rappresenta la città nel campionato di seconda categoria, e questo aldilà delle esigenze degli ultras è un fatto incontestabile e non si può certo negare il merito di dirigenti che fanno tutto il possibile per tenere alto lo sport cittadino. “Ma noi - conclude Fabrizio - vorremmo che 80 anni di storia giallorossa non finissero nel dimenticatoio. E sognamo di ripartire. Magari con un altro stadio e un’altra curva sud”.

Tommaso Zucchini