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Imola non li vuole, pianoforti tutti a Bologna

La collezione dell'Accademia lascia la città e si accasa nel capoluogo felsineo. Il maestro Franco Scala aveva raccolto gli strumenti in 30 anni

Foto Sanna
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15/giugno/2012 - h. 18.34

IMOLA - La città di Imola ha perso una delle più importanti collezioni al mondo di pianoforti. Un insieme di oltre 120 strumenti musicali raccolti in 30 anni di attività dal Maestro Franco Scala, fondatore e direttore dell’Accademia pianistica di Imola. Li ha comprati tutti Bologna. Per la precisione Fabio Alberto Roversi Monaco, presidente del Consiglio direttivo dell’Accademia e della Fondazione Cassa dei risparmi di Bologna. Li porterà nel capoluogo per salvarli, dal momento che Imola non li ha voluti.

“Mi sono pure sentito dire ‘a chi vuoi che gliene freghi’”, racconta il Maestro Franco Scala. “La cultura imolese non vede oltre Rimini e Bologna”. Parole forti ma non espresse con rabbia o livore specificatamente indirizzato. Solo rammarico. Tanto. Imprenditori e politici hanno mostrato sinceri sorrisi di approvazione alla richiesta di collaborazione da parte dell’Accademia in merito alla realizzazione del museo, ma a conti fatti le strette di mano non hanno avuto seguito.

“Con Roversi Monaco il rapporto è perfetto. Lui ha capito che questa collezione porta cultura. C’è tutta la storia del pianoforte. Per Imola avevo un progetto di museo diverso, accessibile. La volontà di imprenditori e amministratori c’era. Ma non se ne è mai fatto niente. Una collezione ricca con tutta la storia della musica. Una collezione che speravo rimanesse nella mia città”.

La raccolta di strumenti era spalla dell’Accademia pianistica di Imola, fiore all’occhiello dell’Italia capace di richiamare l’attenzione di migliaia di studenti da tutto il mondo, poi selezionati per accedere ai corsi. Nella Rocca e a Palazzo Monsignani si esibiscono grandi artisti, ci insegnano grandi professori.
Si fosse ragionato con lungimiranza, il museo sarebbe ora più pubblicizzato dell’autodromo. Considerato invece più produttivo nonostante le competizioni da serie B messe insieme dall’addio della Formula 1. Pazienza se ogni comune di Romagna ha il suo bel museo degli antichi mestieri o dell’aratro. Una collezione irripetibile sulla storia del pianoforte e della musica, associata ad una delle più titolate Accademie pianistiche d’Europa, non si può invece concretizzare. Non a Imola. A Bologna, “dove ci hanno creduto - spiega il direttore - si farà”.

Il Maestro Franco Scala, fondatore e direttore dell’Accademia “Incontri col Maestro”, al telefono ha un tono nostalgico più che triste. Ha raccolto lui gli strumenti a scopo didattico. Ne ha scoperto il potenziale dell’insieme e voluto investirci. Non è stato possibile. Non vuole criticare, ha già capito.
Gli strumenti resteranno in mani a lui fidate, quelle di Fabio Alberto Roversi Monaco. Gli dispiace solo che siano andati a Bologna e che la sua città non abbia potuto trattenerli.
Colpa di campane, di cultura, di opportunità e genio.

Federico Tosi