Esteri

Iran: gravi conseguenze se Usa superano linea rossa. Damasco dà ok a ispezione Onu

Ancora nessuna decisione arriva però dalla Casa Bianca dove Barack Obama ha incontrato i consiglieri per la sicurezza

Iran: gravi conseguenze se Usa superano linea rossa. Damasco dà ok a ispezione Onu
| Altro
N. Commenti 0

25/agosto/2013 - h. 18.18

IRAN -Non accenna a diminuire la tensione sulla crisi siriana e il presunto uso di armi chimiche da parte del governo di Damasco. Sulla vicenda sono intervenuti questa mattina anche Iran e Israele. Il primo per avvertire che ci saranno "gravi conseguenze" in caso di intervento degli Usa nell'area. Il secondo per chiedere invece che Washington agisca. Ancora nessuna decisione arriva però dalla Casa Bianca dove ieri Barack Obama ha incontrato i consiglieri per la sicurezza da cui è stato informato sulle possibili opzioni da adottare. Intanto però nel primo pomeriggio il governo di Damasco ha dato il proprio ok all'ispezione del sito del raid sospetto da parte del team di esperti di armi chimiche delle Nazioni unite.

IRAN: IL CONFLITTO E' UN COMPLOTTO STRANIERO A parlare della crisi è stato il generale iraniano Masoud Jazayeri, secondo cui "il superamento della linea rossa in Siria avrà gravi conseguenze per la Casa Bianca" e Washington è ben consapevole di quali siano questi limiti da non superare. La guerra in Siria, ha quindi aggiunto il generale citato dall'agenzia di stampa Fars, è il prodotto di un complotto statunitense e di Paesi "regionali reazionari". Espressioni che generalmente indicano Arabia Saudita e Qatar.

USA E FRANCIA: POCHI DUBBI CHE REGIME SIA RESPONSABILE Sulla vicenda è intervenuta nuovamente oggi la Casa Bianca. Un funzionario rimasto anonimo ha ribadito che, in base alle informzioni raccolte dall'intelligece, ci sono "pochissimi dubbi!" sul fatto che Assad abbia usato armi proibite. L'intelligence Usa, ha spiegato, ha basato la propria valutazione su "il numero riportato di vittime, i sintomi riportati di coloro che sono stati uccisi o sono rimasti feriti e i racconti delle vittime".  Sulla stessa linea Parigi, secondo cui una serie "di prove" suggerisce che nel raid di mercoledì sono state usate armi chimiche. In una nota il presidente François Hollande riferisce che "tutto" porta la Francia a credere che il governo di Assad sia responsabile dell'attacco. Sempre su questo tema il funzionario della Casa Bianca spiega che l'amministrazione Usa è convinta che il governo di Damasco stia impedendo alla squadra di investigatori dell'Onu di avere accesso immediato al sito del raid sospetto, in modo che le prove del raid si deteriorino con il tempo.

DAMASCO DA' OK A ISPEZIONE ONU Proprio oggi però il governo di Damasco ha fatto sapere di aver trovato un accordo per permetter agli ispettori dell'Onu di recarsi sul luogo del raid. Da quanto riportano i media statali, governo e Nazioni unite stanno lavorando per fissare una data per la visita. In Siria sono attualmente al lavoro gli esperti dell'Onu guidati dal capo ispettore, lo svedese Ake Sellstrom, impegnati in un'indagine su precedenti episodi denunciati di uso di armi chimiche. Intanto ieri è arrivata a Damasco anche il capo Onu per il disarmo, Angela Kane.

OBAMA INFORMATO SU TUTTE LE OPZIONI La situazione si è scaldata particolarmente a partire da mercoledì, quando gli attivisti hanno denunciato un attacco dell'esercito a est di Damasco condotto con presunto uso di armi chimiche. Un'eventualità che più volte il Obama aveva definito in passato una "linea rossa" che avrebbe potuto comportare un intervento nell'area. Ieri il presidente americano ha avuto un importante incontro con i suoi consiglieri nazionali per la sicurezza, durante il quale è stato aggiornato sulle possibili opzioni da adottare. "In coordinamento con i partner internazionali e memori delle decine di testimonianze contemporanee e della registrazione dei sintomi delle vittime - si legge in una nota della Casa Bianca, diffusa al termine dell'incontro - la comunità dell'intelligence Usa continua a raccogliere i fatti per accertare quanto sia avvenuto". Intanto, nei giorni scorsi la marina Usa ha inviato nel Mediterraneo orientale una quarta nave da guerra armata con missili balistici, ma senza ordini immediati che prevedano alcun lancio di missili contro la Siria.

EUROPA DIVISA Sempre ieri Obama ha sentito telefonicamente il primo ministro britannico David Cameron, con cui s è trovato d'accordo sull'approccio da mantenere. I due, ha fatto sapere nella notte Downing Street, sono preoccupati per le "crescenti indicazioni" secondo cui "un significativo attacco con armi chimiche" è stato condotto dal governo siriano contro il suo popolo. Obama e Cameron, prosegue la nota, "ribadiscono che il significativo uso di armi chimiche meriterebbe una seria risposta dalla comunità internazionale". "Il fatto che il presidente Assad non abbia cooperato con l'Onu - si legge ancora nel comunicato - suggerisce che il regime ha qualcosa da nascondere". Ben più accorta Angela Merkel che ieri è tornata a spingere per una soluzione che sia esclusivamente politica. La cancelliera tedesca, ha fatto sapere il suo portavoce Steffen Seibert, accoglie con favore la volontà della Russia di sostenere un'indagine indipendente sul possibile uso di armi chimiche e sottolinea l'urgente necessità di una soluzione politica al conflitto. Merkel ha riaffermato inoltre l'appello affinché gli ispettori dell'Onu abbiano rapido accesso alle aree potenzialmente colpite.

ISRAELE: INTERVENTO NECESSARIO Ad alimentare le tensioni arriva nel frattempo anche la posizione del governo israeliano. "Questa situazione non può continuare", l'attacco con armi chimiche sui civili in Siria è "un crimine terribile", ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu, parlando a un incontro di Gabinetto. Intervistata da Israel Radio, la ministra della Giustizia Tzipi Livni ha sottolineato che una risposta degli Usa al presunto uso di gas velenosi da parte del governo di Damasco potrebbe scoraggiare episodi simili in futuro, ma avere anche implicazioni per la sicurezza di Israele. Sul caso è intervenuto anche il ministro dell'Intelligence, Yuval Steinitz, che ad Army Radio ha sostenuto che il raid esige una risposta. Le possibilità che la Siria attacchi Israele a causa dell'azione Usa sono sottili, ma l'esercito deve essere preparato a questa eventualità.