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Pronto il mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico

Salvini insiste con Di Maio: "Mettiamoci al tavolo". Ora però la terza carica dello Stato dovrà sondare il Partito Democratico che entra in gioco

Pronto il mandato esplorativo al presidente della Camera Roberto Fico
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23/aprile/2018 - h. 12.57

ROMA Con il primo fornaio - anzi fornaia - non è andata granché bene: la presidente del Senato Elisabetta Casellati non è riuscita a mediare tra centrodestra e Movimento 5 Stelle, attore fondamentale di questo periodo post elettorale. Ora il Colle ci prova con Roberto Fico, presidente della Camera, a cui oggi pomeriggio andrà il secondo mandato esplorativo. Non è detto che Fico debba dialogare solo con il Pd e il centrosinistra ma è chiaro che ora i Dem dovranno entrare in partita e decidere cosa fare. Fico, considerato più vicino alla sinistra, è forse l'ultima carta che gioca Sergio Mattarella prima di trovare una personalità istituzionale adatta per avere la fiducia (non scontata) di un governo del presidente.
Si restringe quindi la finestra temporale per trovare un governo politico. Del resto sono ormai passati due mesi dalle elezioni e di passi avanti non ne sono stati fatti granché. Dopo la vittoria delle elezioni in Molise il centrodestra si è rinvigorito ma poco si muove. Anzi, proprio le giunte regionali dove il centrodestra governa insieme sono uno degli ostacoli a Salvini. Rompere con Forza Italia vorrebbe forse dire mettere a rischio le alleanze dove il centrodestra governa insieme. Si parla di Lombardia, Liguria, Veneto, solo per rimanere al Nord, cioè il cuore produttivo dell'Italia. Cosa succederebbe se FI ritirasse il suo appoggio dopo una rottura sul governo centrale?
Il leader leghista vede il governo sfuggirgli di mano. Forse gli sarebbe convenuta una vittoria dei Cinque Stelle in Molise. Così invece si dimostra che il centrodestra compatto vince e proprio per questo forzisti e Fratelli d'Italia cavalcano la vittoria. "Il governo spetta a noi". Ad un comizio a Trieste Salvini chiede a Di Maio di seders ad un tavolo per discutere di "riforma delle pensioni, riforma del lavoro, riduzione delle tasse, blocco degli aumenti dell'Iva e delle accise, blocco e controllo dei confini e in qualche giorno si dà un governo che dura cinque anni a questo Paese. Se tutti scendono dal loro piedistallo e si parla di cose e non di nomi, non c'è problema. Il voto molisano ne è la rappresentazione evidente". Salvini ha detto che riuncerebbe alla presidenza del consiglio: "Ci sono tanti nomi meglio del mio, io sarei contento lo stesso". La mancata rottura con Berlusconi, però, è un ostacolo insormontabile per i Cinque stele.
E i Dem? La minoranza è per il dialogo, la maggioranza no. L'Ansa riporta quanto sostenuto dal renziano Ettore Rosato: ""L'idea che si possa continuare a dialogare su due fronti dimostra il disinteresse assoluto del M5S al confronto con il Pd. Ribadisco inoltre che le distanze programmatiche e di impostazione politica tra il Pd e il M5S sono enormi: mi sembra quasi impossibile colmarle. Una cosa è dunque aprire a un confronto con M5S quando avrà chiuso il dialogo con la Lega, altra cosa è il risultato".