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Drastico calo dei donatori di sangue. Il M5s e le regole di accreditamento

A Ravenna meno 2421 donazioni in un anno. "Perché maggior rigore di quanto prevede la normativa nazionale?"

Drastico calo dei donatori di sangue. Il M5s e le regole di accreditamento
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21/maggio/2015 - h. 10.42

ROMAGNA - A fronte di un “drastico calo delle donazioni di sangue e plasma” in Regione, il M5s - attraverso la consigliera Raffaella Sensoli - ha interrogato la Giunta per conoscere i dati di raccolta del sangue suddivisi per provincia pre e post entrata in vigore del piano di riorganizzazione e i perché della decisione - attuata dal Piano regionale sangue e plasma 2013-2015 - “di applicare maggior rigore di quanto prevede la normativa nazionale” in merito all’accreditamento dei centri raccolta. Citando anche la provincia di Ravenna, che ha chiuso il 2014 con 2421 donazioni in meno, il M5s analizza come tali criticità “sono dovute all’introduzione della riorganizzazione della rete di raccolta che ha portato alla chiusura di numerosi punti di raccolta e l’instaurazione di un rapporto sempre più complicato con le associazioni di volontariato, come Avis e Fidas, il cui lavoro è stato sempre preziosissimo”. Nella sua interrogazione la consigliera Sensoli pone l’accento sulle criticità contenute nel Piano regionale sangue e plasma 2013-2015 e sulle sue novità che avrebbero generato effetti negativi sul sistema di raccolta.

“Per l’attuazione del Piano da parte della Regione alle associazioni di volontariato è richiesto, ai fini dell’accreditamento, per la sicurezza del donatore e del ricevente, che i Punti di Raccolta siano in possesso di specifici requisiti strutturali e tecnologici - spiega Sensoli che tra i suoi incarichi è vicepresidente dalla Commissione Sanità -in Regione - In questo modo si spingono le associazioni a concentrare i punti di raccolta quando piuttosto sarebbe opportuno mantenere e rafforzare quei requisiti che fino ad oggi hanno permesso loro di operare, cercando di coniugare sicurezza e radicamento sul territorio. Oltre al fatto che in questo modo si certificherebbe che fino ad oggi le condizioni di sicurezza non erano presenti in tutti i punti”.

“Quello che vorremmo sapere dalla Giunta è perché per l’accreditamento dei punti di raccolta si è deciso di applicare maggior rigore di quanto prevede la normativa nazionale - conclude Raffaella Sensoli - Forse sarebbe opportuno rivedere questo sistema per riallinearlo a quanto accade nel resto del Paese, evitando così inutili vessazioni sulle associazioni”.