Vaticano

Papa Francesco: Un credente non può condurre una vita da faraone

E' il monito che lancia in un'intervista. Indirizzata forse a quei Monsignori che vivono in case-regge. Ecco un elenco

Papa Francesco: Un credente non può condurre una vita da faraone
| Altro
N. Commenti 0

06/novembre/2015 - h. 10.50

"La Chiesa deve parlare con la verità e anche con la testimonianza: la testimonianza della povertà. Se un credente parla della povertà o dei senzatetto e conduce una vita da faraone: questo non si può fare". E' il monito di Papa Francesco in un'intervista rilasciata a un giornale di strada di olandese, 'Straatnieuws'.

"La Chiesa - dice - deve parlare con la verità e anche con la testimonianza: la testimonianza della povertà. Se un credente parla della povertà o dei senzatetto e conduce una vita da faraone: questo non si può fare. Questa è la prima tentazione. L`altra tentazione è di fare accordi con i governi. Si possono fare accordi, ma devono essere accordi chiari, accordi trasparenti. Perché c`è sempre la tentazione della corruzione nella vita pubblica. Sia politica, sia religiosa".

"Io - prosegue il Papa con un esempio - ricordo che una volta con molto dolore ho visto quando l`Argentina sotto il regime dei militari è entrata in guerre con la Gran Bretagna per le Isole Malvine - che la gente dava delle cose, e ho visto che tante persone, anche cattolici, che erano incaricati di distribuirle, le portavano a casa. C`è sempre il pericolo della corruzione. Una volta ho fatto una domanda a un ministro dell`Argentina, un uomo onesto. Uno che ha lasciato l`incarico perché non poteva andare d`accordo con alcune cose un po`oscure Gli ho fatto la domanda: quando voi inviate aiuti, sia pasti, siano vestiti, siano soldi, ai poveri e agli indigenti: di quello che inviate, quanto arriva là, sia in denaro sia in spesa? Mi ha detto: il 35 per cento. Significa che il 65 per cento si perde. E' la corruzione: un pezzo per me, un altro pezzo per me". "Gesù è venuto al mondo senzatetto e si è fatto povero. Poi la Chiesa vuole abbracciare tutti e dire che è un diritto di avere un tetto sopra di te. Nei movimenti popolari si lavora con tre 't' spagnole, trabajo (lavoro), techo (casa) e tierra (terra). La chiesa predica che ogni persona ha il diritto a queste tre 't'".

"Io vorrei un mondo senza poveri. Noi dovremmo lottare per questo. Ma io sono un credente e so che il peccato è sempre dentro di noi. E la cupidigia  umana c'è sempre, la mancanza di solidarietà, l'egoismo che crea i poveri. Per questo mi sembra un po' difficile immaginare un mondo senza poveri". Così  il Papa nell'intervista al giornale di strada olandese. "Se lei pensa ai bambini sfruttati per lavoro schiavo, - dice - o ai bambini sfruttati per abuso sessuale. E un'altra forma di sfruttamento: uccidere bambini per togliere gli organi, il traffico di organi. Uccidere i bambini per togliere gli organi è cupidigia. Per questo non so se lo faremo questo mondo senza poveri, perché il peccato c'è sempre e ci porta l'egoismo. Ma dobbiamo lottare, sempre...sempre".

Quanto detto da Papa Francesco in questa intervista sembra un monito per quei prelati che in Vaticano vivono nel lusso, come emerge dai due libri in uscita, “Avarizia” (Emiliano Fittipaldi, Feltrinelli) e Via Crucis (Gianluigi Nuzzi, Chiarelettere), dove vengono elencati i nomi dei monsignori, la metratura dei loro mega appartamenti e i particolari delle loro spese folli.

Ecco un elenco. Nella palazzina del Sant’Uffizio, accanto a Porta Cavalleggeri, ci sono i mega appartamenti dei cardinali Velasio De Paolis, Franc Rodé e Kurt Koch. Nello stesso palazzo si adatta in una casa da 417 metri quadrati lo statunitense Raymond Leo Burke, patrono del sovrano militare ordine di Malta. Spostandosi di poche decine di metri, nel quartiere di Borgo Pio, c’è la casa di 524 metri quadrati del cardinale americano William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina e la Fede.

Il cardinale canadese Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, risiede in un bel palazzo a ridosso di via Conciliazione, in una casetta di quasi 500 metri quadrati. Vive in 424 metri quadrati monsignor Sergio Sebastiani, 84 anni, membro della Congregazione per i vescovi e di quella per le cause dei santi. Il cardinale Domenico Calcagno, detto “Monsignor Rambo” per la sua passione per i fucili, presidente dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), oltre all’appartamento di servizio ha voluto dotarsi anche di un buon ritiro con appartamento e cascina immersi in una ventina di ettari all’interno della tenuta San Giuseppe sulla Laurentina.  Monsignor Nunzio Scarano, indagato per riciclaggio, viveva a Salerno in un appartamento di 800 metri quadri con ori, argenti e quadri di De Chirico.

Altri residenti vicini al Sant’Uffizio sono porporati e monsignori di rango: il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi (265 mq); l’ex segretario di Ratzinger monsignor Josef Clemens (226 mq); il cardinale Paul J. Cordes (259 mq), capo della Commissione disciplinare della curia romana; il vescovo Giorgio Corbellini (204 mq).

Queste lussuose abitazioni sono un bel contrasto con Papa Francesco che vive in 50 metri quadri a Santa Marta. O con il cardinale Achille Silvestrini che abita da sempre alla palazzina della Zecca in un modesto appartamento. E come lui, il cardinale Beniamino Stella, ministro vaticano del Clero, nel palazzo delle suore di via dell’Erba.