Milano

Ladro ucciso da commerciante

Il malvivente, Valentin Frrokaj, era un evaso condannato all’ergastolo per omicidio. Il racconto dello sparatore

Ladro ucciso da commerciante

A sinistra il ladro ucciso, Valentin Frrokaj a destra il commerciante Rodolfo Corazzo

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25/novembre/2015 - h. 19.01

Il cadavere del 37enne ucciso ieri sera durante una rapina in una casa privata a Rodano, in provincia di Milano, è stato identificato: si tratta di Valentin Frrokaj, nato in Albania, pluripregiudicato, ricercato per omicidio commesso il 23 luglio 2007 a Brescia ai danni di un connazionale con arma da taglio e per il quale è stato condannato all'ergastolo. Frokkaj era stato arrestato il 14 agosto 2013 dai carabinieri di Cassano d'Adda in quanto evaso il 2 febbraio 2013 dal carcere di Parma, unitamente ad un suo connazionale. Nella circostanza fu trovato con una pistola 7.65 Beretta con matricola abrasa e materiale idoneo ad immobilizzare eventuali vittime di rapina in villa. Risulta nuovamente evaso il 7 maggio 2014 dalla casa circondariale 'Pagliarelli' di Palermo.

Secondo una prima ricostruzione la sparatoria è avvenuta poco prima delle 21. Tre malviventi sarebbero entrati nell'appartamento e avrebbero rubato delle armi possedute dal proprietario dell'alloggio. L'uomo, un commerciante, li avrebbe scoperti e i ladri avrebbero aperto il fuoco. Il proprietario di casa, quindi, avrebbe risposto al fuoco e colpito con un'altra arma uno dei ladri, uccidendolo.

Da quanto è emerso finora dalle indagini, coordinate dal pm Alberto Nobili e dalla collega Grazia Colacicco, sulla sparatoria nella villetta di Rodano, nel Milanese, tutto lascia propendere per l'ipotesi classica di legittima difesa da parte dell'imprenditore Rodolfo Corazzo. Le prove finora acquisite, infatti, dimostrano che i tre ladri che volevano svaligiare la villa dell'imprenditore 60enne hanno agito armati, ipotesi confermata dal fatto che sulla scena del crimine i carabinieri hanno rinvenuto e posto sotto sequestro una pistola semiautomatica Beretta calibro 9 short con matricola abrasa.

"Se non avessi avuto la pistola e non avessi sparato, sono certo che i rapinatori avrebbero ammazzato me, mia moglie e mia figlia". Ne è sicuro Rodolfo Corazzo, il gioielliere che ieri sera, insieme alla moglie e alla figlia di 10 anni, è rimasto per un'ora e mezza in ostaggio di tre rapinatori nella sua villa di Rodano, nel Milanese, prima di sparare e uccidere il capo della banda. "I rapinatori mi hanno aspettato al cancello e sono entrati insieme a me, che rientravo a casa in moto - ha spiegato il gioielliere - mi hanno perquisito ma non si sono accorti, fortunatamente, che avevo la pistola in una tasca della giacca". E proprio questa dimenticanza, sottolinea il gioielliere, ha permesso a lui e alla sua famiglia di salvarsi.

"Ci hanno chiuso in cucina e ci hanno detto che se non avessimo consegnato i contanti, ci avrebbero sgozzato tutti e tre. Io non potevo permettere che accadesse qualcosa a mia figlia". La bambina, prima del conflitto a fuoco, durato in tutto cinque minuti, era stata obbligata da accompagnare uno dei ladri a fare un sopralluogo della casa, e quando la piccola ha detto che non c'erano contanti, il rapinatore le ha detto "Dì a tuo papà che mi dia i soldi sennò gli taglio tutte le dita". Corrazzo ha appreso questo dettaglio dalla figlia solo questa mattina. "Ieri sera parlava a monosillabi o rideva, era sotto choc. Questa mattina, invece, era più tranquilla e mi ha raccontato tutto".

"Adesso non sarà facile superare tutto quello che ci è accaduto - ha raccontato il gioielliere - Sono devastato, perché togliere la vita ad una persona non è facile. Questa notte non ho dormito e, ripensando a quello che è accaduto, non dormirò per molte altre notti ancora se non fossi stato armato ci avrebbero certamente ammazzato". Corrazzo ha detto di comprendere chi come lui, durante un arapina in casa, ha reagito sparando e uccidendo i ladri. "Capisco le altre persone, perché se i ladri hanno fatto quello che hanno fatto a me e alla mia famiglia, è devastante".

"Non avevo mai sparato a nessuno - ha aggiunto l'imprenditore, che ha accettato di parlare con i giornalisti nello studio del suo avvocato Pietro Porciani - e ho dato ai rapinatori tutto quello che volevano, ma chiedevano dei soldi che non avevo in casa e la situazione ormai stava degenerando".