Roma

Gabriele Del Grande, bloccato in Turchia

Delegazione italiana respinta al centro di detenzione. Manconi: La situazione è grave

Gabriele Del Grande, bloccato in Turchia

Gabriele Del Grande

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20/aprile/2017 - h. 02.25

"Chiediamo al ministro Alfano ed ai parlamentari di fare tutti il possibile per riportare Gabriele a casa dalla sua famiglia. Noi contiamo su di voi in qualità di nostri rappresentanti perché questa brutta vicenda possa risolversi". E' un passaggio della lettera dei genitori di Gabriele Del Grande, il giornalista dal 9 aprile in stato di fermo in Turchia, letta dall'attore Valerio Mastrandrea, amico di Del Grande, in una conferenza stampa in Senato. L'autore del film 'Io sto con la sposa' è da ieri sera in sciopero della fame e ha invitato tutti a mobilitarsi affinché vengano rispettati i suoi diritti. 
“Il vice console italiano ad Ankara e il legale turco di Gabriele Del Grande sono andati nel carcere dov’è detenuto il giornalista italiano, ma le autorità turche gli hanno impedito di vederlo”. A dare la notizia, durante una conferenza stampa al Senato in cui gli amici di Del Grande hanno lanciato un appello alle istituzioni perché si mobilitino per la sua liberazione, è il presidente della Commissione per i Diritti umani Luigi Manconi che ha avuto un colloquio telefonico con l’avvocato di Del Grande.
“Non esistono prove o conferme che volesse passare dalla Turchia alla Siria, così come non esiste conferma o prova che egli abbia avuto un colloquio con persone sospettate di terrorismo. Sono bufale che circolano, oltretutto in forma non ufficiale, che mirano a screditare la figura di uno scrittore che stava facendo il suo mestiere” ha aggiunto il presidente della Commissione per i Diritti umani.
"E' un momento durissimo" mi ha detto con comprensibile preoccupazione questa mattina al telefono dalla Grecia Alexandra D'Onofrio, compagna del giornalista, scrittore e regista Gabriele Del Grande, in stato di fermo in Turchia dallo scorso 9 aprile. "Non ha commesso alcun reato - ha aggiunto Alexandra - e non aveva intenzione di passare il confine con la Siria. E' solo andato lì, zaino in spalla, come fa sempre, per parlare direttamente con i profughi". 
"Chiediamo al ministro Alfano ed ai parlamentari di fare tutti il possibile per riportare Gabriele a casa dalla sua famiglia. Noi contiamo su di voi in qualità di nostri rappresentanti perché questa brutta vicenda possa risolversi". E' un passaggio della lettera dei genitori di Gabriele Del Grande, il giornalista dal 9 aprile in stato di fermo in Turchia, letta dall'attore Valerio Mastrandrea, amico di Del Grande, in una conferenza stampa in Senato. L'autore del film 'Io sto con la sposa' è da ieri sera in sciopero della fame e ha invitato tutti a mobilitarsi affinché vengano rispettati i suoi diritti. 

“Il vice console italiano ad Ankara e il legale turco di Gabriele Del Grande sono andati nel carcere dov’è detenuto il giornalista italiano, ma le autorità turche gli hanno impedito di vederlo”. A dare la notizia, durante una conferenza stampa al Senato in cui gli amici di Del Grande hanno lanciato un appello alle istituzioni perché si mobilitino per la sua liberazione, è il presidente della Commissione per i Diritti umani Luigi Manconi che ha avuto un colloquio telefonico con l’avvocato di Del Grande.

“Non esistono prove o conferme che volesse passare dalla Turchia alla Siria, così come non esiste conferma o prova che egli abbia avuto un colloquio con persone sospettate di terrorismo. Sono bufale che circolano, oltretutto in forma non ufficiale, che mirano a screditare la figura di uno scrittore che stava facendo il suo mestiere” ha aggiunto il presidente della Commissione per i Diritti umani.

"E' un momento durissimo" mi ha detto con comprensibile preoccupazione questa mattina al telefono dalla Grecia Alexandra D'Onofrio, compagna del giornalista, scrittore e regista. "Non ha commesso alcun reato - ha aggiunto Alexandra - e non aveva intenzione di passare il confine con la Siria. E' solo andato lì, zaino in spalla, come fa sempre, per parlare direttamente con i profughi".