Caso Lactalis

Il latte per neonati contaminato solo l'ultimo di una lunga serie di scandali alimentari

Coldiretti: "Più di due italiani su tre preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute, togliere subito il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione pubblica delle aziende che importano i prodotti dall’estero"

latte artificiale neonato
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14/gennaio/2018 - h. 20.00

ROMA - "Il ritiro di oltre 12 milioni di scatole di latte in polvere per l’infanzia francese dello stabilimento di Craon a rischio salmonella in 83 Paesi annunciato dalla Lactalis è l’ultimo della serie di allarmi alimentari che hanno portato oggi più di due italiani su tre (68%) ad essere preoccupati dell’impatto di quello che mangiano sulla salute, per effetto del ripetersi degli scandali sul cibo". Ad affermarlo, alla luce del caso Lactalis, è Coldiretti, secondo la quale "sono importanti le misure per affrontare l’emergenza ma, occorre intervenire con interventi strutturali di fronte agli scandali che si rincorrono e si propagano rapidamente a livello planetario". L’inizio del secolo è stato segnato dall’emergenza mucca pazza del 2001 che è quella che ha pesato di più sulla filiera alimentare, ma che ha anche rappresentato una svolta nelle politiche comunitarie con misure di prevenzione e trasparenza come l’obbligo di indicare in etichetta l’origine della carne. Nel 2008 è stata invece la volta della carne alla diossina dal nord Europa seguita della contaminazione nei mangimi, e dal latte alla melamina che dalla Cina si è diffuso in tutto il mondo. Due anni più tardi (2010) è arrivata la mozzarella blu a spaventare i consumatori italiani mentre nell’estate del 2011 è comparso il batterio killer, che fece salire ingiustamente i cetrioli sul banco degli imputati e poi nel 2013 è stata la volta delle polpette di carne di cavallo spacciata per manzo e nel 2017 delle uova al Fipronil. In tutti i casi, sottolinea la Coldiretti, "è emerso evidente che con la globalizzazione degli scambi commerciali e delle informazioni le emergenze si diffondono rapidamente nei diversi Paesi e continenti e che le maggiori preoccupazioni sono determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio, con pericolose conseguenze per la salute dei cittadini, ma anche sul piano economico per gli effetti sui consumi poiché non si riesce a confinare l’emergenza". L’esperienza di questi anni dimostra l’importanza di una informazione corretta con l’obbligo di indicare in indicare in etichetta l’origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti senza attendere che si verifichino altre emergenze, ma anche la necessità di "togliere il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione pubblica delle aziende che importano i prodotti dall’estero per consentire interventi rapidi e mirati". In questo contesto l’Unione Europea insegue l’Italia che svolge un ruolo da apripista nelle politiche per la trasparenza dell’informazioni ai consumatori con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti. La Commissione Europea ha infatti finalmente avviato una consultazione pubblica sulle modalità di indicazione dell’origine in etichetta come previsto dal regolamento europeo sulle informazioni ai consumatori n.1169/2011, entrato in vigore nel dicembre 2013. "Con quattro anni di ritardo, sottolinea la Coldiretti, l’Esecutivo UE avvia dunque un percorso di trasparenza ma occorre vigilare affinché la normativa comunitaria risponda realmente agli interessi dei consumatori e non alle pressioni esercitate dalle lobbies che vogliono frenare un percorso di trasparenza e grande civiltà". L’Italia ha svolto un ruolo di leader in Europa che ha portato all’emanazione di provvedimenti nazionali per indicare l’origine in etichetta che per ultimo hanno riguardato, il latte nei prodotti lattiero caseari, il grano impiegato nella pasta e il riso. "Ma circa un quarto della spesa resta anonima e si tratta di consentire scelte di acquisto consapevoli ponendo fine a ritardi, omissioni e contraddizioni che, denuncia infine, la Coldiretti, obbligano in tutta Europa ad esempio ad indicare in etichetta l’origine della frutta fresca ma non in quella trasformata, per la carne ma non per i salumi ma anche per uova, miele ed olio di oliva e non per carne di coniglio o il pane".