Forlì

"Mamma, ho visto il Presidente!": il racconto della mattinata tra i forlivesi durante la visita di Mattarella

Nessun accenno alle incombenze del governo, saluti e sorrisi: con la sua sobrietà il capo dello Stato ha conquistato i cittadini che lo hanno aspettato fuori dal teatro

"Mamma, ho visto il Presidente!": il racconto della mattinata tra i forlivesi durante la visita di Mattarella
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16/aprile/2018 - h. 20.23

L'entusiasmo c'era, e si è sentito. Lunedì 16 aprile Forlì ha accolto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita per commemorare l'omicidio di Roberto Ruffilli, senatore della Democrazia Cristiana ucciso proprio nella sua Forlì, proprio nell'oggi di trent'anni fa.

E "accogliente" è il termine più adatto per indicare il clima aleggiante per le strade della città a partire dall'arrivo di Mattarella all'aeroporto Ridolfi, lungo tutto il tragitto fino a corso Diaz, per arrivare al teatro Diego Fabbri, luogo del suo intervento nel convegno organizzato in onore di quell'uomo che ricorda di "carattere mite", un insegnante e uomo politico appassionato, una personalità "di cui era difficile non sentire il fascino", e che Mattarella ricorda con calore per esperienza personale.

Il suo arrivo a teatro è preceduto da cori, saluti e tanti sorrisi. E tanti "grazie", soprattutto: grazie ad un Presidente che, agli occhi degli italiani, resta un punto di riferimento soprattutto in questo difficile momento di transizione ad un nuovo esecutivo, tanto che c'è addirittura chi, nella folla, avanza un "Presidente, si candidi Lei" alludendo alla difficile scelta di un nuovo capo di governo, presente nell'agenda di Mattarella come pratica urgente e parecchio scottante. Ma il capo di Stato non si è lasciato influenzare da quest'incombenza e oggi ha sfoggiato il suo sorriso migliore, camminando tra la folla che si sporgeva dalle transenne, stringendo mani, regalando sorrisi e addirittura concedendo selfie ai giovani (e non) venuti a vederlo: umiltà e basso profilo, molto apprezzati dal pubblico. I ragazzi sono eccitati di avere davanti a loro un personaggio del suo calibro, c'è anche chi chiama casa per raccontare l'avvenimento: "Sì, proprio lui, il Presidente a Forlì!".

La sicurezza è rimasta in allerta per tutta la mattinata: traffico controllato nelle aree interessate, restrizioni alla circolazione nel perimetro circondante il teatro, persino per pedoni e biciclette. E se anche c'è chi sbuffa perché ritardato nelle sue commissioni, od obbligato ad una lunga circumnavigazione per raggiungere casa, sono certamente più numerosi quelli che non vedono l'ora di poter scattare una foto "perché non è che ci ricapiti spesso, Mattarella a Forlì, sono venuti addirittura la tv e i giornalisti: dai, teniamoci pronti per quando arriva": e così il Presidente viene accolto da una folla di fotografi in erba che lo attende per le strade e fuori dal teatro.

Una folla veramente eterogenea: sebbene non eccessivamente numerosa, ha rappresentato la cittadinanza forlivese tra studenti di tutte le età, anziani, giovani e famiglie. Ognuno a suo modo, tutte le classi di età hanno fatto memoria di Ruffilli: chi per presa diretta, chi, per evidenti ragioni cronologiche, tramite strumenti terzi, tutti i presenti si sono documentati per rendergli omaggio, ricordandolo. Le bandierine tricolori hanno sventolato per le strade, gli studenti forlivesi hanno mostrato orgogliosi striscioni recanti parole che dovrebbero essere alla base della nostra Repubblica, ma che, quel funesto mattino del 16 aprile 1988, furono dimenticate: fiducia, imparzialità, democrazia, valore, dignità. La partecipazione della città è stata tangibile, concreta, vera.

Ore 11.30: la gente attende la fine del convegno, fuori dal teatro. Ad intervalli regolari, c'è chi annuncia di aver visto il Presidente oltre le vetrate dell'ingresso, che stia per uscire e questo genera eccitazione, le telecamere vengono sfoderate, le persone smettono di chiacchierare per non perdersi il saluto finale: e puntualmente è un falso allarme; e il cicaleccio ritorna, cercando di cogliere altri segnali dell'imminente uscita sotto i riflettori di Mattarella. Come una sirena imprevista, che parte da una delle autovetture predisposte al trasporto del Presidente, facendo voltare di scatto tutti gli sguardi verso l'uscita del teatro: ma anche questo non è il definitivo segnale. Infine, l'autista della macchina presidenziale sale a bordo e accende il motore: "ecco, ora sì che sta per uscire!", e finalmente il capo di stato compare, salutando ancora affettuosamente la folla antistante l'edificio, per poi salire in auto e raggiungere l'ultima tappa della sua visita, l'istituto romagnolo per lo studio e la cura dei tumori (Irst) a Meldola.

C'è addirittura chi, per poter realizzare lo scatto perfetto, si è fatto scappare...il cellulare di mano, facendolo accidentalmente cadere oltre le transenne, nella zona riservata e dunque off-limits. Ma finchè il Presidente non supera una certa distanza, la sicurezza primeggia sul piccolo incidente, e l'aspirante fotoreporter non può recuperare il telefonino se non dopo aver visto sfilare il Presidente, che ancora salutava la folla con la mano.

"É stata dura, ma ce l'abbiamo fatta": queste le parole conclusive di alcuni presenti, soddisfatti e rassicurati dall'aver visto un sorriso accogliente sul volto dell'uomo che, al momento, sta reggendo la difficile, frammentata e discordante arena politica italiana.

Silvia Panini