Forlì

Il progetto Erasmus piace sempre di più: boom di partenze tra gli universitari

In crescita tra le mete scelte c'è la Germania, flop Inghilterra dopo Brexit. La città si conferma destinazione gradita agli stranieri soprattutto per spagnoli e francesi. In aumengo gli studenti dal Belgio

Il progetto Erasmus piace sempre di più: boom di partenze tra gli universitari
| Altro
N. Commenti 0

22/aprile/2018 - h. 12.30

FORLI' - Nome della pagina Facebook: "Erasmus Forlì". Descrizione: " un gruppo tramite il quale puoi incontrare nuovi studenti Erasmus, dove puoi avere informazioni utili, restare in contatto con gli altri, proporre una festa, un evento o un aperitivo" e, soprattutto, "condividere le tue sensazioni e le tue impressioni sull'esperienza di scambio a Forlì". Ovviamente, tutto scritto in inglese, in modo da risultare di immediata comprensione per studenti di ogni nazionalità, e che magari con l'italiano faticano ancora un po'. Benvenuti nel mondo Erasmus, una sorta di doppia dimensione della vita universitaria forlivese: accanto ai ragazzi provenienti da ogni regione italiana ce ne sono tanti altri che vengono da molto più lontano.  Il programma che permette a tutti questi giovani di arrivare e partire nasce nel 1987 da un’idea di venti anni prima di Sofia Corradi, poi sviluppata da Franck Biancheri e Domenico Lenarduzzi: ad oggi, Erasmus ha permesso la mobilità di due milioni e mezzo di studenti in atenei partner sparsi in tutto il mondo.

CHI ARRIVA  I cosiddetti "incoming" (coloro che arrivano a Forlì per studiare) sono 303 nell'attuale anno accademico, stando ai dati forniti dall'Università di Bologna. Un dato in leggera crescita negli due anni. La maggioranza proviene da Spagna (46), Francia (42)  e Belgio (37): un trend che è salito, nell’ultimo anno, soprattutto per gli ultimi due paesi, più del 40%. Ma non mancano danesi, bulgari o russi, così come australiani, cinesi e messicani, che negli anni hanno provato l'esperienza di essere forlivesi per un po'. 

Il gruppo pubblico citato all'inizio, creato su Facebook ben dieci anni fa da Piero Hertz, Erasmus tutor, è solo uno dei tanti esempi di accoglienza e disponibilità che la città di Forlì offre ai suoi incoming: un ulteriore esempio di supporto per ogni aspetto della vita a Forlì è l'associazione studentesca Koiné. Appena accediamo alla pagina iniziale del sito, non possiamo non notare,a caratteri cubitali, un "exchange student? Clicca qui!", che ci permette di accedere alla sezione online dedicata a tutte le attività proposte ai nuovi arrivati, ai consigli per trovare alloggio oppure a tutte le informazioni riguardanti costi, pratiche burocratiche, scadenze importanti. Ma non solo: la stessa università offre supporto tramite tutor sempre a disposizione o tramite l'URI (Ufficio Relazioni Internazionali), un organo interno all’ateneo che ha il compito di favorire la mobilità in ambo i sensi.

CHI PARTE Se infatti per ora ci siamo concentrati sul mondo di chi arriva, è ora il momento di esplorare la realtà degli "outgoing": i ragazzi e le ragazze che, iscritti a Forlì, partono per scambi in giro per l'Europa e per il mondo. E sono in notevole aumento negli ultimi anni: i confronto ai 380 del 2015-2016, essi sono diventati ben 484 quest’anno: un incremento di più del 30%, che si può spiegare se si osservano le mete gettonate. Spagna in testa, che registra ben 256 italiani iscritti ai suoi atenei dal 2015 ad oggi, probabilmente allettati dalla lingua e dalla cultura così simili alla nostra (o dal fascino di paella e flamenco). Segue immediatamente la Francia, con 211 partenze da Forlì dirette a Parigi, Lyon o Bordeaux, e, con un notevole stacco di quasi cento iscritti, la Germania (forse per la lingua ostica, problema invece meno opprimente nel caso delle prime due scelte). Anche il Belgio vede aumentare gli arrivati, dai 29 del 2015 ai 43 del 2017. Sicuramente, uno dei fattori di scelta è rappresentato dalla lingua: molti ragazzi conoscono già o studiano correntemente francese, tedesco e spagnolo, così da considerare un buon investimento andare a parlare nel quotidiano quella lingua. Ma Francia, Belgio e Germania sono anche scelte perché sedi di importanti centri di organizzazioni internazionali, a cui mirano gli studenti di Mediazione e Traduzione o di Scienze Internazionali e Diplomatiche. Che dire: non c’è da stupirsi, con due facoltà così, che i ragazzi in partenza siano in aumento.

Anche qui non mancano paesi più lontani e particolari: Finlandia e Giordania sono solo alcune delle mete più particolari, nelle quali gli studenti hanno deciso di recarsi, spinti forse da una cultura così differente dalla nostra o magari dalla particolarità dell'ateneo che li ospiterà. 

Alcuni dati meritano di essere presi in considerazione: innanzitutto un calo di iscrizioni in direzione del Regno Unito, probabilmente dovuto alla Brexit, ma anche al fatto che non è necessario recarsi fino in Gran Bretagna per poter imparare la lingua inglese, che può essere allenata in molti altri paesi (in cui i corsi sono, per l’appunto, impartiti in inglese). Inoltre, l’azzeramento di iscrizioni per la Turchia, da 16 che erano nel 2015, in probabile risposta al regime che vi vige. Infine, un aumento di iscritti per la Lituania: vista solitamente come scelta secondaria, ha invece accolto ben 22 studenti durante questo e il passato anno accademico, invece dei 14 del 2015.

CHI SI RACCONTA Ma com'è, essere uno studente Erasmus? “È così facile, partono tutti” sembrano dirci i dati. Invece, da entrambi i lati, le difficoltà sono numerose.La lingua in primo luogo, ma anche la distanza da casa per un così lungo periodo, come pure il sapersi ambientare ed abituare ad uno stile di vita che differisce completamente dal nostro. 

Ne sa qualcosa Xavier Tartaglia, 22 anni, studente di Montreal che, per quest'anno, frequenta il corso di mediazione linguistica (Sslmit) a Forlì: "il clima sociale qui da voi è molto teso, soprattutto le ultime elezioni hanno rivelato una tendenza diffusa al populismo e all'intolleranza. La tranquillità che abbiamo in Canada un po' mi manca". Un bel biglietto da visita. "Devo poi aggiungere un'altra mancanza rispetto al Québec ...la poutine, il nostro piatto nazionale" Xavier aveva già visitato il nostro Paese: il padre abita infatti nei pressi di Roma, ma, ovviamente, viverlo da turista è ben diverso rispetto ad abitarci per dodici mesi. E soprattutto, Roma non è Forlì, evidentemente.

"Devo ammettere, però, di trovarmici bene” confessa il ragazzo. "Essendo una città piccola, nel giro di poche settimane si stringono amicizie e si rivede poi la gente agli eventi organizzati, ad esempio, da Koiné. È più facile da adottare come seconda casa rispetto ad una grande città, in cui incontri persone che poi non rivedi mai più". Punto a favore della nostra cittadina!

 La difficoltà di creare nuove relazioni e stringere amicizie è stata sentita anche da Ruth Hasmasan, che due anni fa è partita da Forlì, dove era studentessa del Sid (scienze internazionali e diplomatiche) per Bruxelles. "La cosa più difficile è dover mantenere un buon livello di studio e contemporaneamente conoscere nuove persone. Io ad esempio ho impiegato molto tempo per integrarmi, poiché non avevo un gruppo-classe fisso ma cambiavo corso di volta in volta. Per capirci: ho legato prima con i compagni di università del mio coinquilino, piuttosto che con i miei." La ventiduenne partiva avvantaggiata: oltre ad un indirizzo di studi che presuppone una gran voglia di viaggiare, infatti, la ragazza è originaria della Romania e i suoi genitori abitano al momento negli Stati Uniti. Infatti  "non mi è mancata troppo l'Italia perché sono stata abituata a viaggiare in continuazione.  E poi era tanta l'eccitazione di cominciare una nuova esperienza, che la malinconia non ha fatto in tempo ad arrivare.". Gli affetti, certamente, rappresentano un forte legame con la terra di provenienza: ma la generazione di Skype e dei voli low-cost riesce rapidamente a superare il distacco.  

FORLÌ, CITTÀ CHE ACCOGLIE Forlì è una città che accoglie, una città in cui sentirsi a casa propria, da ovunque si provenga. Ha il fascino italiano che hanno tutte le nostre città, dopotutto: e a confermarcelo sono gli occhi di Xavier. "Se dovessi decidere la cosa che più mi piace, direi la bellezza. Tutto qui è fatto con la bellezza come scopo: le strade, le piazze, l'arte e persino la lingua. Ovunque ti giri, trovi qualcosa che ti spezza il fiato". Non ci rimane che sperare che i porticati di piazza Saffi restino nella mente dei giovani Erasmus più del razzismo e del populismo.

Silvia Panini