Conselice

Maestra in carcere, parlano le famiglie: "Oggi le lacrime sono di gioia"

La notizia dell'arresto e della detenzione della 54enne ritenuta responsabile dei maltrattamenti commentata da una mamma e dall'associazione La Via dei Colori

Maestra in carcere, parlano le famiglie: "Oggi le lacrime sono di gioia"
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10/maggio/2018 - h. 18.24

RAVENNA L'arresto e la detenzione in carcere a Forlì per la maestra 54enne condannata in via definitiva per i maltrattamenti all'asilo nido Mazzanti di Conselice è una notizia che fa esultare l'associazione onlus La Via dei Colori,  punto di riferimento in Italia per minori e minoranze vittime di maltrattamenti in strutture scolastiche e assistenziali. Quello di Conselice è il primo caso seguito dall'associazione che oggi dà sostengo ad oltre 600 famiglie impegnate in cento procedimento penali. 
Commossa la mamma che ha combattuto per tre gradi di giudizio: “Finalmente le lacrime sono di gioia”. Bambini picchiati, offesi, rinchiusi in bagno, infilati di testa nel water. La perizia parlò di “situazioni di terrore come in casi di guerra”. A far partire le indagini, che hanno coinvolto quattro maestre, due persone interne alla scuola. A lottare per sette anni, pochissime famiglie su 50. “Oggi tutto ha un colore diverso – afferma mamma Irene – Appena ho ricevuto la notizia, stamattina molto presto, ho urlato di gioia e ho abbracciato mio marito. Vorrei che tutte fossero dentro a vita ma devo vedere quanto di positivo c’è adesso. Non ripaga certo il dolore e la violenza subita dai bambini ma è un traguardo importante. Ringrazio chi ci ha permesso di raggiungerlo, le maestre che hanno denunciato, gli avvocati e tutto lo staff de La Via dei Colori. Non smetterò mai di lottare per la giustizia”.

È emozionata Ilaria Maggi, Presidente della Onlus: “In un attimo mi scorrono davanti le notti insonni, le lacrime ma anche i sorrisi del non sentirsi soli contro un mostro gigante. I messaggi arrabbiati, i momenti di ansia e il sentirsi spaesati. E l’amicizia, la lealtà. Il sostegno reciproco quando nessuno credeva che questo giorno sarebbe arrivato. Devo molto a Irene e suo marito, mi hanno insegnato tanto, e devo molto a tutta la mia squadra, al Comitato Scientifico, agli avvocati Giulio Canobbio e Silvia Peraldo Gianolino e tutto lo studio legale che non si è mai arreso. Senza di loro questo risultato non sarebbe stato possibile”.