Ravenna

Incassavano assegni falsi: maxi operazione antiriciclaggio parte da Ravenna

Un lughese, una forlivese e un napoletano alla guida di un'associazione per delinquere. In tutto 23 le persone arrestate, sequestrati titoli di credito per 270mila euro

Incassavano assegni falsi: maxi operazione antiriciclaggio parte da Ravenna
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14/giugno/2018 - h. 15.03

RAVENNA Un totale di 23 arresti e 270mila euro di assegni rubati. Questo è il bilancio dell'operazione Fake partita da Ravenna che ha visto sgominare un'associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio. L'inchiesta, coordinata dal pm Angela Scorza, è partita lo scorso anno quando furono fermati il primo febbraio del 2017 i responsabili di una tentata rapina a Sant'Agata sul Santerno. Tre persone fermate a Orte e basista individuato e tenuto sotto controllo dall'Arma.E' così emersa un'associazione, capillare sul territorio nazionale, di un gruppo di persone che otlre alle rapine apriva conti correnti finalizzati alla spendita di assegni falsi o al riciclaggio di titoli di credito contraffatti. Un lughese era la figura di riferimento che si rapportava con altre persone del Napoletano che fornivano gli assegni rubati, poi contraffatti sostituendo i beneficiari. Il beneficiario fittizio era il "cambiatore" che apriva i nuovi conti nei vari istituti di credito. Solo a Lugo sarebbero stati cambiati 50 mila euro in una settimana. Il fatto che gli importi fossero bassi, massimo cinquemila euro, serviva per non destare sospetti.
L'accorgimento era contabile: grazie ai bassi importi, veniva eluso l'incrocio tra la banca che cambiava l'assegno e quella in cui era stato emesso il titolo originale, poi contraffatto. L'importante era non andare a ritirare gli assegni nello stesso istituto di credito. L'esiguità degli importi, inoltre, portava spesso gli uffici legali a non reputare convenienti un recupero del titolo. A meno finché non è emerso il quadro complessivo: oltre 270mila gli assegni sequestrati dal nucleo investigativo. Come cambiatori venivano utilizzate persone in difficoltà economica che ottenevano il 15 per cento. I capi dell'associazione sarebbero un napoletano, un lughese e una donna forlivese. Arresti e perquisizioni anche in altre province d'Italia, come Udine. Le banche coinvolte hanno sedi tra Lombardia ed Emilia Romagna.