Ravenna

Matteo Cagnoni è stato condannato all'ergastolo

Il dermatologo giudicato colpevole della morte della moglie, Giulia Ballestri, uccisa il 16 settembre di due anni fa

Matteo Cagnoni è stato condannato all'ergastolo

Matteo Cagnoni

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22/giugno/2018 - h. 19.15

Ergastolo. Il medico ravennate Matteo Cagnoni è stato condannato al "fine pena mai" in primo grado, come richiesto dal pubblico ministero Cristina D'Aniello durante la requisitoria. Cagnoni, dermatologo di 53 anni, era a processo con l'accusa di aver ucciso la moglie Giulia Ballestri il 16 settembre di due anni fa. La difesa, con l'avvocato Giovanni Trombini, aveva chiesto invece l'assoluzione. La sentenza della Corte, presieduta dal giudice Corrado Schiaretti, è arrivata dopo diverse ore di camera di consiglio. 

Secondo il teorema accusatorio, Cagnoni ha ucciso la moglie dopo averla portata nella villa di famiglia in via Padre Genocchi, vicina ai giardini pubblici. Il pretesto sarebbe stato quello di mostrarle dei quadri da vendere. Dopo averla uccisa e infierito su di lei con un bastone, Cagnoni avrebbe abbandonato il corpo esanime di Giulia - non ancora quarantenne - nello scantinato per poi fuggire dopo aver ripulito il sangue. Molte però le tracce che il medico ha lasciato dietro di sè, a partire da una impronta digitale che il perito dell'accusa ha indicato come del medico. La moglie è stata ritrovata dopo un giorno e mezzo di ricerche.

Cagnoni era poi stato arrestato a Firenze, dai genitori. Quando la polizia si è presentata è fuggito, altro indizio a suo carico da sommare ad alcune riprese che mostrano Cagnoni uscire dalla villa ravennate con dei cuscini poi ritrovati in Toscana. Sempre a Firenze erano state ritrovate le scarpe che la procura ritiene fossero quelle indossate durante l'omicidio. Un numero piuttosto ampio di contraddizioni è stato fatto notare dalla procura. Non ha insomma fatto breccia nella corte la tesi difensiva che vedeva invece Cagnoni salutare la moglie, ancora viva, dopo la visita alla villa per poi partire a Firenze con i figli. Secondo la difesa ad uccidere la donna potevano essere stati dei ladri intrufolatosi in casa. Il movente dell'omicidio sarebbe la sostanziale volontà di controllo di Cagnoni dalla moglie, dalla quale si stava separando e che frequentava un altro uomo.

Cagnoni ha parlato diverse volte nel processo, l'ultima volta anche prima della camera di consiglio. Ha detto che amava la moglie e che non ha "mai pensato un solo secondo della mia vita di uccidere Giulia,". Ha ricordato il tempo in cui si erano conosciuti e ha ripercorso brevemente i motivi per cui amava la moglie. Poi, nel ringraziare l'avvocato, quasi presagendo la sentenza, ha citato le parole di Churchill su Dankuerque. Una sconfitta che la "fantasia degli inglesi consideravano una vittoria". 

Al momento della lettura della sentenza Cagnoni era presente in aula. Il pm aveva chiesto anche un anno di isolamento diurno, che non è stato concesso. Questi i risarcimenti decisi: per i figli un milione di euro a testa (sono tre in tutto), per i genitori 500mila euro, per il fratello 150mila euro. Per il Comune di Ravenna, parte civile, 20mila euro mentre 10mila euro andranno alle associazioni Linea Rosa, Udi e Dalla Parte dei Minori.