Emilia-Romagna

Traffico illecito di rifiuti da 5 milioni di euro, coinvolte anche aziende di Faenza, Russi e Savignano

Maxi operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna e condotta dalla Polfer regionale: in tutto sono 31 gli indagati che facevano business trafficando con rifiuti speciali, anche pericolosi

Traffico illecito di rifiuti da 5 milioni di euro, coinvolte anche aziende di Faenza, Russi e Savignano

Montagne di rame, ma anche parti e componenti in ottone, alluminio e piombo. Tutti rifiuti speciali che venivano smerciati illegalmente

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12/luglio/2018 - h. 17.06

FERRARA - Un ingente traffico di rifiuti speciali, anche pericolosi, in grado di fruttare qualcosa come 5 milioni di euro. A scoprirlo, dopo due anni di indagini serrate coordinate dalla Dda di Bologna, la Polizia Ferroviaria dell'Emilia-Romagna che negli ultimi due mesi ha denunciato in totale 31 persone, compresi diversi titolari di aziende del settore attive in provincia di Ravenna e Forlì-Cesena. Secondo gli inquirenti, a gestire il business ci sarebbe stato un ferrarese di 68 anni insieme alla figlia di 27 con base dell'attività in un capannone a Pieve di Cento, in provincia di Bologna. Qui sono stati trovati batterie esauste, parti di ottone, rame, alluminio e piombo. Gli agenti della Polizia giudiziaria 'Sezione Rame' del Compartimento di Polizia ferroviaria per l'Emilia Romagna, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Bologna e dal pm Stefano Orsi, hanno ricostruito un 'giro' di rifiuti speciali, pericolosi e non, superiore ai 900mila kg, per un valore totale di 5 milioni e 405mila euro. Come detto, sono 31 in totale le persone denunciate, per la maggior parte legali rappresentanti o titolari di aziende specializzate nel settore dei rifiuti, accusate di traffico e riciclaggio illecito di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi di provenienza ignota. L’operazione, scattata nel 2016 a seguito di numerosi controlli a campione effettuati dalla Sezione Rame della Polfer presso ditte di rottamazione contro il fenomeno dei furti di rame, è stata battezzata “nonno di ferro”, soprannome del titolare 80enne di una ditta con sede nel cortile di un condominio a Bologna che commercializzava ingenti quantitativi di rifiuti senza autorizzazione. Da qui sono partiti intercettazioni telefoniche, servizi di pedinamento e appostamenti per ricostruire l’intera rete. Una filiera del rifiuto che, secondo gli inquirenti, avrebbe coinvolto anche aziende di Faenza, Russi, Savignano, San Giovanni in Persiceto, Castenaso, Castelmaggiore, Finale Emilia, Minerbio e Cento. Il materiale rinvenuto nel capannone di Pieve di Cento, secondo quanto ricostruito dagli agenti, veniva stoccato e rispedito alle diverse aziende 'complici', sempre con documenti falsi. Il giro di prestanome per impedire la tracciabilità dei rifiuti e quindi poterli reimmettere nel mercato lecito dello smaltimento si basava sull’azienda agricola del “nonno di ferro” che forniva la documentazione falsa al ferrarese 68enne e a sua figlia. Il capannone, con tutto il materiale stoccato abusivamente e relativa documentazione, è stato sottoposto a sequestro ai fini della confisca.