Bagno di Romagna

Il Parco non si allarga: "Sarebbe un danno per le aziende agricole"

L'analisi del progetto di un ampliamento dei confini delle Foreste Casentinesi ha incontrato l'opposizione degli imprenditori, già provati dalla fauna selvatica. L'amministrazione è con loro

Il Parco non si allarga: "Sarebbe un danno per le aziende agricole"
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07/agosto/2018 - h. 08.40

BAGNO DI ROMAGNA Allargare i confini del Parco delle foreste casentinesi? Sarebbe bello, ma non si può. Questa è la conclusione a cui sono arrivati il sindaco Marco Baccini e dall'assessore alle politiche per la Montagna, Alessandro Severi, che hanno assunto la decisione a seguito degli esiti della fase di studio e del confronto partecipativo aperto ad associazioni e cittadini. “Cercando di interpretare la situazione con obiettività e volendo astrarci da prese di posizione ideologica o dettate da divergenze politiche – dichiarano Sindaco e Assessore – possiamo affermare che gli approfondimenti svolti e la consultazione hanno fatto emergere una serie di problematiche che non consentono allo stato attuale di procedere ulteriormente con una proposta di estensione dei confini del Parco”.

L'amministrazione di Bagno di Romagna ha avviato uno studio preliminare su un’eventuale ipotesi di ampliamento dei confini del Parco nel territorio comunale, caratterizzato da un confronto aperto con le principali associazioni e le varie categorie dei portatori d’interesse, con oggetto la disamina dei principali aspetti del progetto.  Il momento partecipativo ha trovato la sua espressione istituzionale nell’ambito di tre incontri (12 aprile, 18 aprile e 24 aprile 2018), che è terminato con l’esame di un’ipotesi di nuova perimetrazione. Tutto il materiale prodotto è stato messo a disposizione sul sito del Comune per il ricevimento delle osservazioni ed il 31 luglio 2018 è stato anche presentato al Consiglio Direttivo del Parco un resoconto del lavoro fatto e dei risultati della consultazione.

“In particolare, il confronto e gli approfondimenti che ne sono seguiti – evidenziano Marco Baccini e Alessandro Severi – hanno permesso di tracciare una fotografia della situazione, dalla quale emerge una grave difficoltà delle imprese agricole del territorio, oppresse dai danni da fauna selvatica, e la complessità  dei vincoli normativi e burocratici che verrebbero ad applicarsi nel territorio di riferimento, in termini di appesantimento burocratico ed autonomia di gestione, che intendiamo affrontare in via prioritaria con l’obiettivo risolvere le problematiche rilevate, ciò che ci ha portato alla decisione di interrompere l’iniziativa avviata”. 

“Il percorso aperto che abbiamo avviato, pertanto – continuano a spiegare il Sindaco e l’Assessore – impone di rivedere l’ordine delle priorità, anteponendo prima di tutto la soluzione delle problematiche patite dalle aziende e dalla comunità locali al proseguimento del progetto di ampliamento dei confini del Parco Nazionale, che invece è riconosciuto come una delle cause delle criticità riscontrate”. 

“Al riguardo, abbiamo rappresentato la preminente gravità della situazione della gestione della fauna selvatica al Consiglio Direttivo del Parco ed il nostro impegno futuro sarà quindi concentrato nell’individuazione di soluzioni concrete ai temi della gestione dei danni da fauna selvatica nel territorio appenninico a difesa dell’imprenditorialità locale, nella consapevolezza – che auspichiamo possa essere presto maturata anche in seno agli Enti competenti ad intervenire – che il tema della gestione della fauna selvatica, se non gestito immediatamente e con azioni decise, diventerà un problema sempre più grave e trasversale, con ricadute evidenti in vari settori, quali, solo per citarne alcuni, quello dell’imprenditoria agricola destinata a morire, della conseguente mancanza di tutela e manutenzione del territorio, dell’economia nazionale che si dovrà far carico dell’invasione dei centri abitati da parte di animali incontrollati, della sicurezza delle strade di montagna ove gli incidenti aumenteranno inevitabilmente”. 

“Pertanto, fino al momento in cui non emerga per volontà degli Enti interessati una revisione della disciplina attuale e nuove condizioni chiare e concrete che garantiscano un sostanziale avanzamento nella tutela degli interessi delle comunità della montagna, il progetto in questione verrà interrotto per affrontare invece con maggior energia le problematiche evidenziate, al fine di giungere ad un equilibrio più sostenibile. Solo in quel caso, con l’appoggio di quelle categorie che oggi vedono questo progetto come un limite, si potrà ragionare su operazioni con un impatto così importante sul nostro territorio e sulla nostra comunità”.

“Al netto delle posizioni ideologiche - dicono gli amministratori -, siamo comunque soddisfatti nel prendere atto che il percorso affrontato e l’apertura che ne è seguita hanno permesso un serio confronto tra le varie associazioni e i portatori di interessi, con i quali ora intendiamo portare avanti azioni mirate di sviluppo e tutela del nostro territorio e della nostra Comunità”.