Riqualificazione

Bando periferie: la Romagna resta al palo, finanziamenti congelati

Il Movimento 5 Stelle spiega la scelta. Dovevano arrivare 40 milioni di euro ma ora tutto è in bilico perché i progetti saranno rivalutati. Emendamento dovuto ad una sentenza della corte costituzionale

Bando periferie: la Romagna resta al palo, finanziamenti congelati

La darsena di Ravenna

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09/agosto/2018 - h. 12.24

ROMAGNA - Il lungomare a Rimini, le tre piazze a Cesena, la Darsena a Ravenna, 12 progetti a Forlì tra cui l’intevento al padiglione Sauli-Saffi al Campus. In totale circa 40 milioni: tanto doveva arrivare in Romagna dal bando periferie che il governo a guida Pd aveva lanciato nel 2016. Roma aveva promesso due miliardi per 120 amministrazioni comunali che avevano partecipato al bando periferie, la cui graduatoria è uscita nel 2017. Tutto bloccato dal nuovo governo che, appellandosi ad una sentenza della Corte costituzionale, ha congelato i fondi che dovevano arrivare nel 2018 e nel 2019. Saranno finanziati solo i primi 24 progetti per cui già nel 2017 erano stati stanziati fondi. Si salva quindi la città metropolitana di Bologna che era arrivata proprio al 24esimo posto. 

I progetti La Romagna resta fuori. Forlì, che si era ben piazzata (29esimo posto e 70 punti, appena sotto le prima 24) aveva presentato diverse ipotesi di rilancio, tra cui l’intervento al Campus, l’ex asilo Santarelli, la riqualificazione del giardino del San Domenico, l’adeguamento acustico della chiesa di San Giacomo. In totale - dodici progetti di vario genere - per oltre otto milioni di euro. Ravenna aveva finalmente ottenuto il finanziamento per la riqualificazione della Darsena, dove sarebbero dovuti arrivare 13 milioni destinati a idee lanciate sia da imprenditori privati sia dal pubblico. La città era arrivata al 73esimo posto. A Rimini addio, per ora, ai 18 milioni per il Lungomare. “Una grande rapina” ha detto ieri Gnassi. La città rivierasca si era piazzata in fondo alla classifica, con solo 35 punti. A Cesena il progetto delle cosiddette “tre piazze”, in totale 1,8 milioni di euro in arrivo da Roma, resta congelato.

I finanziamenti non sono al momento cancellati ma spostati almeno di un paio d’anni. I soldi destinati ai progetti saranno spalmati a pioggia su tutti gli 8.000 comuni italiani, come spiega in una nota lo stesso Movimento 5 Stelle: “Abbiamo deciso di utilizzare le risorse stanziate per le convenzioni negli anni 2018 e 2019 non solo per alcuni dei progetti dei Comuni capoluogo che hanno partecipato al Bando, ma per tutti gli 8.000 Comuni d’Italia, al fine di consentire alle tante amministrazioni comunali con avanzi di amministrazione di poterli utilizzare immediatamente per investimenti in opere pubbliche, secondo un criterio di premialità e di equità e rispetto di principi costituzionali”.

Decisiva una sentenza Secondo la nota inviata agli organi di stampa, la decisione di bloccare i fondi è dovuta ad una sentenza della Corte costituzionale: la 74/2018. La Corte si è pronunciata in merito ad un ricorso della Regione Veneto contro una norma contenuta nella finanziaria dello scorso anno. Norma che istituiva una serie di fondi pluriennali in diversi ambiti. Proprio questo era il punto contestato dal Veneto: alcuni degli ambiti erano di competenza delle Regioni. Le erogazioni come quelle del bando periferie, però, saltavano del tutto il livello regionale dando ampio potere decisionale ai municipi che si interfacciavano direttamente col governo. La Corte costituzionale ha dato ragione al Veneto, in quello che è in tutto per tutto un classico conflitto Stato-Regioni, molto frequente nella complessa e a volte bizantina architettura statale italiana. Si tratta della stessa sentenza che qualche giorno fa il deputato forlivese Marco Di Maio ha indicato come causa del blocco dei finanziamenti delle infrastrutture scolastiche, una partita da diversi milioni di euro nelle tre province romagnole.

Il futuro Tornando al bando periferie, il Movimento 5 Stelle spiega che il provvedimento ha contribuito a sbloccare almeno i fondi per i primi 24 progetti. Gli altri saranno però rivalutati: “Non tutti i progetti sono uguali: è necessario distinguere tra i Comuni che hanno dato avvio a progetti già esecutivi e su cui si è già investito per il rilancio delle periferie e chi invece utilizza questo fondo al solo scopo di creare progetti di facciata”. Non è in altre parole sicuro che per i progetti presentati siano in futuro confermati i finanziamenti. Con una puntualizzazione: anche il Pd ha votato a favore dell’emendamento, passato all’unanimità. I soldi per le spese progettuali saranno comunque rimborsati. Per il resto, si vedrà.