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Caminetti e stufe a legna vietati, critiche dai sindaci: "Una scelta illogica"

Alcuni primi cittadini del Forlivese hanno forti riserve sul nuovo regolamento che vieta l'alimentazione a legna. La Lega Nord: "Tutto da rivedere, l'uso ricreativo va concesso"

Caminetti e stufe a legna vietati, critiche dai sindaci: "Una scelta illogica"
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06/settembre/2018 - h. 11.12

Fa discutere il divieto di utilizzare caminetti e stufe a pellet o a legna a partire dal primo ottobre, contenuto nel piano regionale dell'aria. Prendono posizione alcuni sindaci del folrivese, in particolare Simona Vietina (Tredozio), Valerio Roccalbegni (Modigliana), Rosaria Tassinari (Rocca San Casciano), Francesco Tassinari (Dovadola) e Elisa Deo (Galeata). Dopo un incontro con la Regione, i cinque intervengono sul tema. 

“Vogliamo rassicurare sul fatto che, almeno per adesso, non sono previste sanzioni. Questo è già un aspetto positivo. Su questo punto continueremo a tenere aggiornati i cittadini con informazioni costanti. Tuttavia non ci fermiamo, una riflessione puntuale va assolutamente avviata. Sia chiaro che non siamo contro la riduzione delle emissioni in atmosfera e siamo consapevoli che queste sono norme anti-inquinamento. Ma contestiamo le modalità con cui si vuole procedere, con scarso coinvolgimento dei sindaci e senza un minimo di confronto preventivo. La normativa di fatto è particolarmente stringente e prevede il divieto di utilizzo di generatori di calore non certificati in tutti i Comuni, o porzioni di essi, al di sotto dei 300 metri di altitudine. Caminetti, stufe a legna, stufe a pellet non certificate, tutto vietato. Una scelta illogica visto che nel provvedimento ricadono anche Comuni appartenenti a ex Comunità montane e che la Regione stessa aveva dunque riconosciuto come montani”, affermano.

“Tra l’altro - aggiungono -  i compiti appaiono particolarmente gravosi per i sindaci sui quali si vorrebbero scaricare le ire dei cittadini. Stando a quanto riferito dalla Regione, infatti, dovranno essere i sindaci a emettere l’ordinanza per il rispetto della legge. Insomma, il cerino acceso dalla Regione ora lo si vorrebbe passare a noi. Inutile dire che proprio non condividiamo questa impostazione”. La richiesta è quella di ritirare la delibera r ripensare agli obblighi. La normativa "non deve trovare applicazione nei Comuni ex Comunità montane. Riteniamo inoltre che le norme debbano avere valore solo per gli impianti di nuova installazione e non per quelli già esistenti. Anche per i caminetti aperti potrebbero essere proposti appositi filtri, magari a fronte di incentivi erogati dalla Regione, ma questa possibilità non è stata nemmeno contemplata".

Secondo i sindaci,  "passare a una stufa o a una caldaia di nuova generazione comporterà una spesa non indifferente per le famiglie se si pensa che l’adeguamento prevede una certificazione almeno di 2 stelle per il 2018, almeno di 3 stelle per il 2019 e almeno di 4 stelle per il 2020. Significa che anche chi ha acquistato una stufa relativamente nuova potrebbe non avere la certificazione richiesta dalla legge. Al tavolo tecnico abbiamo intenzione di rappresentare tutte queste problematiche, una soluzione deve essere assolutamente individuata”, concludono.

Intanto la Lega Nord chiede un abbassamento della quota altimetrica dei Comuni interessati dal divieto. Il segretario della Lega Nord Romagna, Jacopo Morrone, e il consigliere regionale Massimiliano Pompitgnoli ritengono che la regolazione non abbia “tenuto conto della morfologia in buona parte montana del nostro territorio, delle tradizioni delle nostre comunità e della casistica degli impianti". Inoltre si chiede di esentare dal divieto o di utilizzo di biomassa legnosa i caminetti e i focolari aperti ‘riservati’ occasionalmente a uso domestico-ricreativo, istituire un fondo regionale vincolato al rinnovo del parco stufe e caldaie non più a norma e concedere più tempo ai Comuni posticipando di 30 giorni la data di decorrenza del provvedimento regionale. In moltissime realtà del territorio "le stufe a legna, i camini e le caldaie a cippato, pur in presenza di sistema multi combustibile, rappresentano la fonte principale di riscaldamento domestico".

Il Carroccio si sofferma poi su un altro aspetto della norma che sta facendo molto discutere: “E' pacifico che vietare a un cittadino l’uso occasionale del proprio caminetto o focolare aperto per fini esclusivamente ricreativi non ha alcun senso pratico e non serve assolutamente a nulla.” Per questo motivo il Carroccio propone delle “deroghe di utilizzo degli impianti a biomassa legnosa, tra cui quest’ultimo” e, nelle more del recepimento tout court della norma, “l’istituzione di un fondo regionale e l’adozione di incentivi per permettere alle famiglie di smantellare le vecchie stufe e sostituirle con impianti energicamente più efficienti. Questi piccoli accorgimenti e lo slittamento di almeno 30 ggiorni della data di decorrenza del provvedimento regionale, permetterebbero di accogliere con formule meno impattanti gli obblighi derivanti dal Pair e dalle strategie comuni delle Regioni appartenenti al bacino padano".