Milano Marittima

I 69 anni del Bagno Attilio: da quattro tende a 180 ombrelloni, e la storia di una località vista dalla spiaggia

Luigi Foli, il titolare, racconta come sono cambiate le cose da quando i suoi nonni aprirono nel 1949. "Questo è il mestiere più bello del mondo. Il momento più difficile? La mucillagine del 1998"

I 69 anni del Bagno Attilio: da quattro tende a 180 ombrelloni, e la storia di una località vista dalla spiaggia

Luigi Foli, classe 1953, con i figli Stefano e Matteo

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12/settembre/2018 - h. 16.59

MILANO MARITTIMA - “Tutto nacque nel 1949 grazie a mia nonna Palmina e a mio nonno Attilio: a quei tempi in spiaggia avevamo 4 tende, mentre ora più di 180 ombrelloni. Sembrano passati secoli…”. La storia dell’Attilio Beach Pleasure Club, uno dei più conosciuti ed esclusivi stabilimenti balneari di Milano Marittima, è uno di quei romanzi che meritano di essere raccontati, soprattutto se a farlo è Luigi Foli, classe 1953, “tuttofare” dell’Attilio che ha ereditato questo ruolo dal nonno e dal padre e lo ha tramandato ai figli Stefano e Matteo. Una gestione familiare che vede impegnata anche la moglie Irene Tassinari, a completare un poker d’assi che sta ottenendo ottimi risultati come testimonia il costante tutto esaurito registrato anche in questa estate 2018.

“Nel 1949 nacque il Bagno Attilio – spiega Foli - ma doveva chiamarsi Mina, come mia nonna. Nel dopoguerra, però, un simile nome non poteva essere utilizzato e così pensarono a quello di mio nonno, che a quei tempi era in Belgio a fare il minatore. Il bello è che nel 1951 rientrò in Italia e si inventò bagnino, svolgendo questo nuovo lavoro molto bene”.

In quegli anni era quasi impossibile parlare di stabilimento balneare…

“C’erano la sabbia, qualche tenda e un gabbiotto di legno: niente bar e attrezzature di nessun tipo. Si vendevano il sole e l’ombra e la possibilità di fare le sabbiature, che poi furono vietate. Sono cambiati i tempi, ma questo resta il lavoro più bello del mondo”.

Per quale motivo?

“Intanto si lavora sempre all’aria aperta e poi ci si rapporta con persone che sono sempre felici, perché sono in vacanza e noi contribuiamo a farle contente. E’ da quando ero piccolo che faccio questo mestiere, lo stesso percorso che hanno fatto i miei due figli e che farà mio nipote. L’unica differenza con loro è che io in inverno mi riposo, mentre Stefano gira il mondo per fare surf. Anche Matteo ama viaggiare, ma ora che ha il bimbo piccolo, si dedica prevalentemente alla famiglia”.

Nel 2008 il Bagno Attilio ha cambiato volto e nome in Attilio Beach Pleasure Club, diventando anche un luogo d’elite, tanto che oggi siete considerati l'unico bagno a cinque stelle di Milano Marittima...

“Quell’anno parlai seriamente con i miei figli per chiedere se era il caso di andare avanti. La risposta è stata affermativa e, in poco tempo, abbiamo creato questo nuovo stabilimento balneare che mai mi sarei immaginato. E’ davvero stupendo e a breve speriamo di poter inaugurare anche la terrazza per gli aperitivi e per la ristorazione. La nostra filosofia è essere al servizio dei clienti di ogni età, dai bambini agli adulti: la gente paga per essere qui in villeggiatura e noi dobbiamo garantire loro il meglio. Ad agosto ad esempio abbiamo organizzato l’Oktoberfest: tutti vestiti in abiti bavaresi, è un'iniziativa curiosa che è sempre molto apprezzata. E quest'anno è stata ancora più bella...”. 

Come è cambiata Milano Marittima in questi anni?

“E’ cambiato il modo di vivere e, di conseguenza, anche questa località. Ricordo che negli anni ’60 si girava in vestito da sera e quindi era già un posto chic, poi c’erano cantanti come Celentano, Aznavour e la Vanoni che si esibivano la sera nei locali come il Pineta o il Woodpecker e altri addirittura alle 5 di mattina come i Dik Dik. Situazioni ad oggi impensabili. Poi c’è stata la chiusura delle colonie e, dagli anni ’90, le famiglie hanno ceduto il passo ai giovani. La differenza? I giovani spendono tutti i soldi che hanno”.

Rimpiange quei tempi?

“E’ impossibile fare paragoni, perché la differenza era l’età in cui si vivevano quelle situazioni. Eravamo più giovani e c’era una visione diversa delle cose. Mai avrei pensato però che l’aperitivo potesse diventare così popolare e che la gente potesse berne così tanti”.

Qual è stato il momento più difficile in questi anni?

“Senza dubbio il 1998 con quei 20 giorni di luglio in cui c’era la mucillagine e i turisti disdicevano le prenotazioni negli alberghi. Ricordo che in quel periodo ho anche licenziato il bagnino per mancanza di lavoro, riassumendolo poi ad agosto. Gli incassi crollarono del 40% e negli anni successivi i prezzi delle case si abbassarono drasticamente. Nessuno ha capito il motivo, perché davanti ai fenomeni naturali non si può fare nulla. Alcuni pescatori hanno detto che capitò la stessa cosa prima della guerra, ma il danno fu soltanto per la pesca e non per il turismo”.

C’è un aneddoto curioso che ha vissuto in questi anni?

“Circa quindici anni fa la guardia notturna mi svegliò attorno alle 2.30 per avvertirmi che un pedalò era andato al largo. Sono corso in spiaggia prendendo un altro pedalò per andare a recuperarlo, ma a 300 metri dalla riva, la corda della boa si è impigliata nei pedali e così sono rimasto bloccato. Mi sono tuffato e mi sono accorto che non era un pedalò quello segnalato, ma una boa di una gara che si sarebbe corsa il giorno successivo. Intanto però la Guardia Costiera era stata avvisata per venirmi a cercare e mi sono trovato la loro imbarcazione molto vicina a me, rischiando di essere travolto”.

Però c’è stato il lieto fine...

“Mi hanno tratto in salvo e portato a riva, poi sono andato a recuperare il mio pedalò che nel frattempo era arrivato a Cesenatico. Adesso ci scherzo sopra, ma non fu un’avventura piacevole…”.