Sanità

Aborti: in Romagna le interruzioni volontarie di gravidanza sono state 1.630 nel 2017. Il dato è in forte calo

I numeri della Regione mostrano l'efficacia delle politiche adottate: dall'anticoncezionale gratuito per le donne under 26 all'educazione sessuale nelle scuole. Confermata l'importanza dei consultori

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15/ottobre/2018 - h. 18.24

ROMAGNA - Le interruzioni volontarie di gravidanza diminuiscono in Emilia-Romagna: nel 2017 sono state 7.130, con un calo del sette per cento e, rispetto al 2004 - quando aveva sfiorato quota 12mila - addirittura del 40 per cento. In un momento in cui il tema è molto dibattuto, sono i dati a dire che la legge, che  conferma la centralità del Consultorio, funziona. Dal 1980, quello del 2017 è il numero più basso mai registrato. Considerando l'intera Ausl Romagna, le interruzioni volontarie sono state 1.478. Nel 2015 erano 1.720, nel 2016 erano scesi a 1.584. L'Ausl Imola ne ha registrati 152, contro i 168 del 2016 e i 182 di tre anni fa. Tra Ausl Imola e Ausl Romagna, dunque, nel 2017 sono state 1.630. 

I dati regionali: le interruzioni di gravidanza da donne residenti in regione nel 2017 sono 6.321. Rispetto all’anno precedente, diminuiscono sia gli interventi a carico delle residenti con cittadinanza italiana (3.679: 247 casi in meno del 2016), sia quelli a carico delle donne residenti con cittadinanza straniera (2.642: 223 casi in meno del 2016). Contemporaneamente cala il numero di Ivg effettuate da donne non residenti in regione (809 in totale, 88 casi in meno rispetto all’anno precedente).

Negli ultimi tredici anni, con il calo degli interventi e, in parte, fino al 2010, con la crescita in parallelo della popolazione femminile in età feconda residente in Emilia-Romagna, il tasso di abortività regionale (Ivg di residenti per 1.000 donne residenti in età 15-49) è passato dal 10.4 nel 2004 al 6.9 nel 2017. Inoltre, sebbene sia sempre più elevato in confronto a quello della popolazione italiana (15,7 rispetto al 4,9‰), anche il tasso di abortività della popolazione straniera risulta in netto calo nel corso degli anni analizzati (era 40.4‰ nel 2003).

Si conferma il ruolo centrale del consultorio familiare nell’assistenza al percorso dell’Interruzione volontaria di gravidanza, e come luogo dove ottenere il certificato per poterla effettuare. La scelta del consultorio prevale nettamente fra le cittadine straniere (80,7%), ma negli ultimi anni è diventato sempre più un punto di riferimento anche per le donne italiane: nel 2017 le certificazioni effettuate in consultorio riguardano il 64% delle Ivg effettuate da italiane, erano il 47,4% nel 2005. Proseguono inoltre  gli interventi di educazione alla sessualità nelle scuole da parte degli Spazi Giovani consultoriali: tutti i progetti sono stati inseriti nel Piano regionale della Prevenzione 2015-2018, in modo da garantire un miglior governo della tematica e monitoraggio locale. Nell’anno scolastico 2016/2017 i progetti offerti hanno coinvolto 43.812 adolescenti, pari al 18,9% della popolazione target (residenti 14-19 anni).

Analizzando le caratteristiche delle donne residenti che hanno fatto ricorso all’Ivg nel 2017, la distribuzione per classi d’età rimane abbastanza stabile, con la maggioranza dei casi concentrati nelle fasce 25-29 anni (20,5%), 30-34 anni (23,4%) e 35-39 anni (21,2%). Il 55,5% delle donne è nubile, il 38,6% coniugata, il 5,9% è separata, divorziata o vedova; il 64,1% delle donne risulta avere almeno un figlio. Il 40,3% delle donne ha una scolarità bassa (5,2% licenza elementare o nessun titolo e 35,1% diploma di scuola media inferiore), il 46,5% ha un diploma di scuola media superiore e le laureate sono il 13,2%. Il 53,1% delle donne risulta occupata, il 16,8% casalinga, il 20,7% disoccupata o in cerca di prima occupazione.

Relativamente alla modalità, prevale l’utilizzo dell’isterosuzione (60,2%), cioè dell’intervento chirurgico; modalità comunque in calo, a favore di un aumento del ricorso al trattamento farmacologico (RU486), che ha riguardato 2.104 casi (29,5% del totale). Tra le donne che hanno usufruito del farmaco c’è una prevalenza di cittadine italiane (64%), sebbene nel corso degli anni il dato indichi un accesso sempre maggiore a questo metodo anche da parte della popolazione straniera (nel 2008 le italiane erano il 78,3%). L’introduzione della metodica medica non ha causato un aumento nel numero dei casi di aborto: piuttosto, ha portato a un’anticipazione (in termini di età gestazionale) dell’interruzione e a una riduzione dei tempi di attesa.

Va ricordato che dal 1° gennaio 2018, tutte le donne e gli uomini di età inferiore ai 26 anni possono ricevere gratuitamente il metodo contraccettivo (compresa la contraccezione di emergenza) e una consulenza da parte del medico o dell’ostetrica rivolgendosi ai consultori familiari delle Aziende Usl o agli Spazi giovani. La contraccezione gratuita è riconosciuta anche a tutte le donne con età compresa tra 26 e 45 anni che abbiano una esenzione per disoccupazione o per lavoratrici colpite dalla crisi, nei 12 mesi successivi a un parto o nei 24 mesi successivi a una interruzione volontaria di gravidanza. Una misura, questa, introdotta da un’apposita delibera della Giunta regionale, per rafforzare gli obiettivi della preservazione della fertilità femminile e maschile e del benessere sessuale, relazionale e riproduttivo di adolescenti e giovani adulti. 

Nelle strutture sanitarie dell’Emilia-Romagna che praticano Interruzioni volontarie di gravidanza, l’incidenza dell’obiezione di coscienza tra il personale dipendente riguarda la metà dei medici ostetrici-ginecologi (50,5%) e meno di un terzo dei medici anestesisti (27,1%). I corrispondenti dati medi nazionali (2016) risultano decisamente più elevati (rispettivamente pari al 70,9% e al 48,8%).

“Sono dati importanti, che ci confermano quando sia fondamentale una scelta consapevole di maternità- sottolinea Sergio Venturi, assessore regionale alle Politiche per la salute-. In Emilia-Romagna lavoriamo da tempo su questi temi, così delicati; i Consultori svolgono un ruolo fondamentale, ma si interviene già sui banchi di scuola. Anche la contraccezione gratuita, che la nostra Regione ha introdotto dal primo gennaio di quest’anno per un’ampia fetta di popolazione, può contribuire a far diminuire ancora di più le gravidanze inaspettate e ridurre quindi ulteriormente le interruzioni volontarie di gravidanza, seppur già in costante calo nella nostra regione a partire dal 2004”.