Imola

Margherita Ferri: vi racconto il mio "Zen sul ghiaccio sottile"

Il primo difficile lungometraggio della giovane regista imolese: 19 giorni per girarlo, un piccolo budget ma un'opera che affronta grandi temi ed è molto legato con il territorio

Margherita Ferri: vi racconto il mio "Zen sul ghiaccio sottile"

La regista Margherita Ferri

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30/ottobre/2018 - h. 12.42

IMOLA - “La paura che la sceneggiatura non fosse abbastanza lunga per farci un film. La paura di non trovare le attrici giuste. La paura di non riuscire a girare tutto in pochissimo tempo”. Margherita Ferri, 34 anni, regista imolese, alla fine l’ha spuntata. Il suo primo lungometraggio Zen sul ghiaccio sottile” che la sera del 29 ottobre ha presentato in anteprima al Ravenna Nightmare Fest (nelle sale arriverà l’8 novembre) ha incantato il pubblico per la delicatezza con cui affronta temi forti e molto dibattuti in Italia: l’identità di genere, l’orientamento sessuale, gli stereotipi, le discriminazioni, il bullismo.

“Come tutti i registi alle prese con la loro opera prima – racconta Ferri – anche io sono passata attraverso i ‘no’ e le porte chiuse in faccia. Ma in questa storia credevo molto e così, dopo aver bussato ad Articolture di Bologna, i produttori Ivan Olgiati e Chiara Galloni mi hanno convinta che la strada giusta era il progetto Biennale College della Biennale di Venezia, che dopo un percorso di sviluppo ha premiato il mio film con 150mila euro. Un micro-budget che non ci ha però impedito di arrivare alla fine, con soli novi mesi di lavoro a disposizione. Ho girato il film in diciannove giorni, in una corsa matta e disperatissima contro il tempo”.

Dopo la première al Festival di Venezia, Ferri ora sta incontrando il pubblico in giro per l’Italia. Con lei, come ieri sera, Eleonora Conti, la 21enne bolognese che non aveva mai recitato prima ma che, convinta da un amico, si è presentata alla casting call ottenendo, dopo vari provini, la parte della protagonista Maia Zenasi, detta Zen: una 16enne che non ricalca i canoni femminili e che non sta alle regole della propria comunità di coetanei, finendo per essere etichettata come “mezza femmina” e “lesbica di merda”.

Unica giocatrice donna nella squadra di hockey di Fanano, in provincia di Modena, Maia stringerà un legame forte con Vanessa (interpretata dall’esordiente Susanna Acchiardi), anche lei alla ricerca della propria identità e del proprio posto nel mondo: “Mi interessava raccontare anche di un legame con il territorio, di come certe tematiche si intrecciano ai luoghi. L’idea dell’hockey e del palaghiaccio di Fanano è arrivato in un secondo momento, ben dopo che il soggetto che avevo scritto nel 2013 aveva vinto il premio Solinas. Sono felice che questo film sia ambientato in Emilia-Romagna, la mia terra”. 

Uno sport maschile come l’hockey, così come la metafora del ghiaccio, sono stati per Ferri, alla fine, ideali e propedeutici al messaggio di fondo del film e alla dirompenza di Maia, che con il proprio corpo e la propria diversità crea scandalo e conflitti: “Mi interessava portare sul grande schermo il mondo che io vivo, una vicenda in parte autobiografica e in parte non. Non amo tanto le definizioni di film gay, film trans, film queer. In ‘Zen’ c’è solo il mio sguardo autoriale, quello che mi accompagnerà sempre, qualsiasi storia deciderò di raccontare”.

 

Silvia Manzani