Ciclismo

La favola di Marangoni: primo l’ultimo giorno

Il corridore di Cotignola trionfa in Giappone e chiude la carriera: da domani sarà un ex

La favola di Marangoni: primo l’ultimo giorno
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11/novembre/2018 - h. 17.03

Ha trionfato nella maniera più bella. Con un finale da film. Ci mancavano solo le immagini rallentate stile Momenti di gloria ma a quelle, preparate i fazzoletti, probabilmente ci stanno lavorando gli amici per la grande festa di addio del primo dicembre alla pista di pattinaggio di Lugo: all’ultimissima corsa della carriera Alan Marangoni ha centrato il suo primo successo da professionista. Lo avevamo già celebrato e ringraziato a dovere, si attendeva solo la chiusura del sipario senza troppi sussulti. Invece ci ha sorpreso tutti: ciò che gli era sfuggito in 11 anni di carriera fra i grandi lo ha acchiappato questa notte in Giappone, al Tour de Okinawa, dove ha stracciato tutti arrivando da solo al traguardo a braccia alzate. 

Doveva essere una passerella nel senso di festa finale, di ultimo giorno di scuola. E invece lo è stata nel suo significato più nobile: il ciclista di Cotignola si è preso tutte le luci della ribalta e negli ultimi chilometri percorsi in solitario ha avuto il tempo di gustarsi con calma il successo, di assaporare una gioia immensa, repressa lungamente per fedeltà alle consegne dato che il compito di Marangoni in carriera è sempre stato di aiutare gli altri a vincere e non di farlo in prima persona. E lui ha interpretato il suo ruolo alla grande, tanto da meritarsi un posto accanto ai principi dei gregari: a due grandi romagnoli come Luciano Pezzi e Roberto Conti. Gente che ha vinto pochissimo ma benissimo (un paio di tappe leggendarie al Tour e un Giro di Romagna) nel frattempo che si ammazzava di fatica per Fausto Coppi e Marco Pantani. 

Dopo l’apoteosi a sorpresa di Okinawa, il corridore della Nippo-Fantini può descrivere se stesso esattamente con le stesse parole che usava Pezzi: “Sono uno di quei romagnoli che dopo morto fa ancora tre salti”. Tutti in questi ultimi giorni lo hanno esaltato e ne hanno decantato le qualità sportive e umane ma lui non si sentiva ancora un ex. Sapeva di avere un ultimo colpo in canna. Proprio come i soldati giapponesi dopo la guerra nel Pacifico, si è asserragliato da solo per un paio di settimane nell’arcipelago celebre per le sanguinose gesta belliche e ha combattuto ostinatamente contro l’eterno nemico: quella che i vecchi cronisti di ciclismo chiamavano la guigne, la sfortuna. Fra un post e l’altro sui social (se sei dall’altra parte del mondo dovrai pur comunicare con parenti e amici e ammazzare il tempo) ci ha dato dentro di brutto e si è allenato come un matto.

“Faccio fatica a descrivere l’emozione che ho provato al traguardo – spiega Marangoni -. E’ stata un’esplosione gioia ma anche di rancore accumulato per tutte le occasioni perse in questi anni. In un attimo mi è passata davanti agli occhi una processione di episodi sfigati”. Anche oggi nessuno gli ha regalato niente, anzi. Pazienza se sei uno dei personaggi più popolari in gruppo per simpatia, umanità, professionalità e il tuo fan club va via su una ruota a tutti gli altri come se fosse il Sagan dei tifosi: la corsa è corsa. 

“Ho azzeccato la fuga dopo 30 km – racconta il passista romagnolo -. Eravamo in 11 ma dopo l’ultima salita siamo rimasti in 4. Ai meno 5, poi, ho attaccato di prepotenza su un cavalcavia”. Come quello dell’Iper sul Naviglio, la strada percorsa migliaia di volte in allenamento: un prosaico e apparentemente innocuo ponte che si trasforma in una personalissima Alpe d’Huez, un trampolino di lancio aggredito col rapportone a 50 all’ora dopo 180 chilometri di fuga. Gli attaccanti superstiti sono finiti a brandelli, si sono schiccolati come su una salita alpina e Alan è transitato al traguardo con 18 secondi di vantaggio. Abbastanza per esultare, ridere, piangere, sistemarsi la maglietta, ringraziare il pubblico e, idealmente, tutti coloro che lo hanno sostenuto in questi anni. Godersela. Chiosa Marangoni: “Credevo che certi finali esistessero solo nelle favole… E’ stata la giornata perfetta”. Non solo per lui: oggi non ha vinto solo Alan Marangoni, ha vinto tutto il ciclismo. 

ECon