Cesena

Dagli scavi della Bretella del Rubicone emergono una pieve e un'antica tomba aristocratica romana

Eccezionale scoperta archeologica che potrebbe essere ora valorizzata nel museo del Compito

Dagli scavi della Bretella del Rubicone emergono una pieve e un'antica tomba aristocratica romana
| Altro
N. Commenti 0

13/novembre/2018 - h. 20.29

CESENA - Eccezionale scoperta tra Longiano e Savignano sul Rubicone. Durate gli scavi per la Bretella del Rubicone è emersa un'antica Pieve e un sepolcreto di 300 tombe oltre ad un ricco corredo funerario di un uomo aristocratico del settimo secolo avanti Cristo. Il collegamento viario tra via Emilia e casello autostradale ha portato alla scoperta di questa scoperta che ora potrà essere valorizzata nel museo del Compito. Uno scavo archeologico estensivo, condotto dalla ditta Akanthos sotto la direzione scientifica del funzionario di zona della Soprintendenza Archeologia, Bella Arti e Paesaggio di Ravenna, che dall’11 luglio al 25 ottobre per la prima volta ha sondato una area di circa duemila metri quadri nel lato a nord della via Emilia, presso il cosiddetto Campo di San Pietro, portando a inaspettati rinvenimenti di epoca preromana e medievale grazie all’impegno e alle competenze di dodici archeologi e un restauratore della ditta Akanthos e di due restauratori specializzati delle Soprintendenze di Ravenna e di Bologna. Già nel 2009-2010, inoltre, alcuni sondaggi della ditta Ante Quem avevano determinato, sulla base dei dati preliminari acquisiti, la necessità di uno scavo archeologico in estensione sull’area.

La Pieve di San Pietro è stato il primo risultato emerso, ponendo così fine alla lunga diatriba relativa alla sua ubicazione. Presenza e riconoscimento dell’antica pieve di San Pietro, infatti, hanno a lungo diviso gli studiosi sulla coesistenza di due edifici al Compito: la pieve di San Giovanni, tuttora esistente, e appunto quella andata perduta di San Pietro, nominate contemporaneamente nei documenti del dodicesimo secolo, poste ad duos iactus lapidis(due tiri di sasso) e con due giurisdizioni diverse. Sono così stati individuati due edifici sovrapposti tra loro, che documentano due distinte fasi : una più antica di difficile inquadramento cronologico (presumibilmente sesto-settimo secolo d.C.) e una più recente, in linea con le fonti che indicano come coesistenti le due pievi indicativamente nel dodicesimo secolo.

Ma non finisce qui. Con il procedere delle attività di scavo, in un’area libera dalle strutture e dalle evidenze archeologiche ricollegabili all’antica pieve, è stata scoperta un’importante attestazione della fase preromana del Compito: una tomba di età orientalizzante, riferibile presumibilmente alla fine del settimo secolo a.C., che porta a inquadrare il Compito, per questa fase così antica, come un luogo di residenza di una comunità ricca e articolata.

All’interno di una fossa di grandi dimensioni  è infatti stato trovato un ricco corredo composto da oggetti in ceramica, bronzo e ferro, riconducibili ad un personaggio maschile di alto rango, la cui appartenenza all’aristocrazia è segnalata da oggetti particolarmente preziosi e identitari: un elmo, due schinieri bronzei, un carro e un ricco corredo da banchetto. Alcuni oggetti, come le ceramiche e l’elmo, evidenziano forti richiami al mondo piceno, testimoniando una fitta rete di scambi e di relazioni. L’elmo e gli schinieri indicano poi il ruolo guerriero del defunto, mentre nel ricco corredo da banchetto posto nella sepoltura emergono vasellame ceramico e in bronzo, tra cui due bacili in bronzo, spiedi per la carne, alari e un coltello, tutti in ferro. Il carro, nonostante sia caratterizzato da elementi in bronzo e ferro spesso sottoposti ai fenomeni di grave corrosione, presenta uno stato di conservazione – in particolare dei due cerchioni in ferro e di uno dei mozzi delle ruote del carro – che fa presumere una sua possibile ricostruzione. Non è stato   possibile individuare i resti del defunto inumato che, mediante confronti con sepolture simili attestate nel mondo piceno, potrebbero essere stati collocati in un piano soprastante rispetto a quello del corredo e andati perduti, forse perché intercettati dalle arature moderne.

 “Un rinvenimento archeologico eccezionale – lo definiscono alla Soprintendenza – per gli oggetti di corredo, che portano un contributo decisivo non solo per lo studio del territorio romagnolo in quest’epoca ma anche per quella compagine umbra di cui da tempo si parla, ma di cui mancavano nell’area tracce ed evidenze così significative”.

La Soprintendenza, quindi, in accordo con le amministrazioni comunali di Longiano e di Savignano intende procedere in tempi brevi con il necessario progetto di restauro e valorizzazione: intento comune è allestire all’interno del Museo archeologico del Compito una vetrina progettata “su misura” per contenere gli oggetti di corredo della tomba principesca, per cui “è necessaria – evidenziano esperti ed amministratori – una campagna di sensibilizzazione e ricerca finanziatori che faccia fronte alle complesse fasi di restauro e a un progetto di allestimento in grado di garantire la completa fruizione del patrimonio recuperato”.