Lo studio

Povertà: la Caritas ha incontrato 14mila persone, gli italiani sono il 31 per cento

In Romagna le persone che si sono rivolte ai centri diocesani sono quasi settemila. Dato in calo ma le criticità rimangono

Povertà: la Caritas ha incontrato 14mila persone, gli italiani sono il 31 per cento
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17/novembre/2018 - h. 10.17

BOLOGNA - Sono oltre 64.300 le persone aiutate  dalle Caritas diocesane e parrocchiali presenti su tutto il territorio regionale dell’Emilia-Romagna, circa 20.000 minori. I dati confermano la situazione fotografata dai dati ufficiali Istat che dichiarano il rischio di povertà ed esclusione sociale in regione al 16,1% nel 2016 (dal 13,3% del 2007) e affermano che la povertà assoluta si attesta al 3,3%, pari a circa 65.000 individui. I dati per ogni Caritas sono pubblicati on line a questo link.  

I dati della Romagna A Imola, le persone incontrate dalla Caritas sono state 724; a Faenza sono 607; a Ravenna sono 781; a Forlì 1.374; a Cesena 1.239; a Rimini 1.830 e a San Marino - Montefeltro 434, Il totale della Romagna è quindi sono 6.989 su un totale di 14.633 in tutta la regione. Questo dato riguarda il singolo che si rivolge ai punti di ascolto, ma le persone aiutate - che comprende i familiari - arrivano secondo il rapporto a 64.300.

Questa la situazione riassunta dal rapporto, in un estratto del rapporto che riportiamo integralmente: 

Imola: non si riscontrano particolari differenze numeriche delle persone incontrate negli ultimi anni. Gli italiani sono passati dal 44,5% del ’16 al 49,2% del ’17! Si è raggiunta una “saturazione numerica” del nostro Centro di Ascolto il quale, però, ha visto impegnati sempre più i suoi operatori: infatti, il numero medio di accessi quotidiani è passato da 10,8 del ’16 a 12,7 (+17%). La frequenza delle persone che si presentano è quindi aumentata, senza contare poi l’incremento della multiproblematicità delle situazioni che affrontiamo.


Faenza: il calo è dovuto principalmente al fatto che nei mesi estivi siamo stati chiusi per un tempo più lungo rispetto al passato, ma anche ad un aumento di opportunità lavorative sul territorio, anche se purtroppo a volte si tratta di lavoro in campagna in nero.La presenza principale è quella della fascia 35-44, ma sottolineiamo la presenza degli under 24 che, dieci anni fa, non veniva praticamente mai al Centro di Ascolto. Si nota, inoltre, lo stato di estremo bisogno di alcune persone over 65 che richiedono servizi come mensa e dormitorio.


Ravenna: Il calo è contenuto al 1,2%. Questo è dovuto principalmente al fatto che due Caritas parrocchiali, per mancanza di volontari, hanno smesso l’attività. Purtroppo le Caritas parrocchiali nella diocesi sono solo 11, per cui la Caritas diocesana deve farsi carico di famiglie che abitano anche a 30 chilometri dal capoluogo.


Forlì: i dati si riferiscono alla sola Caritas diocesana, se invece considerassimo tutte le Caritas parrocchiali presenti in Diocesi, non risconteremmo dati inferiori, ma simili a quelli degli anni precedenti. Questo perché purtroppo la povertà non è diminuita, sono le persone che ora vengono seguite in modo più attento dalle Caritas del territorio e quindi diminuiscono nella Caritas diocesana. Se analizzassimo poi i dati complessivi dei beneficiari e non solo gli intestatari della scheda (che sono coloro dei quali pubblichiamo i dati), ma anche il numero relativo a tutti i familiari dei nuclei di appartenenza, ci accorgeremmo che numericamente la povertà non è affatto diminuita. Nel I semestre del 2018 alcune persone hanno smesso di rivolgersi a noi per far invece direttamente riferimento ai Servizi sociali del Comune per l’attivazione del REI o del RES. In aumento i richiedenti asilo che si rivolgono a noi, non sono solo quelli che hanno terminato i progetti e si ritrovano in strada, ma anche quelli che non hanno mai potuto beneficiare di aiuti perché arrivati via terra e non intercettati da nessuno.


Cesena: Non abbiamo riscontrato una diminuzione, ma un cambiamento nelle tipologie delle persone incontrate: più giovani e più profughi usciti dai CAS.


San Marino-Montefeltro: abbiamo assistito nel corso del 2017, ad un incremento del numero degli utenti, contrariamente a quello che nel resto della nostra regione si è verificato. Non si tratta dei cosiddetti “ritorni”, ma di nuove famiglie che bussano alla nostra porta. Analizzando i dati e confrontandoli, si potrebbe concludere che l’aumento degli utenti sia proprio dovuto a donne e mamme che, in difficoltà, si rivolgono ai nostri Centri di Ascolto: il dato femminile, infatti, ha fatto registrare un aumento di tre punti percentuali rispetto al 2016.


Rimini: la diminuzione l’abbiamo riscontrata principalmente da tre fattori: diversi immigrati sono tornati in patria, soprattutto rumeni; le famiglie sono state sempre più indirizzate alle proprie Caritas parrocchiali e ai Servizi sociali; alcuni servizi, come la distribuzione dei pacchi viveri, sono stati modificati con nuovi strumenti come l’Emporio solidale e quindi alcune famiglie non si sono rivolte più a noi. Tuttavia, con la nascita di un nuovo progetto “Ambulatorio Nessuno Escluso”, abbiamo riscontrato un aumento di immigrati che sono da lungo tempo sul territorio, ma non sono stati più nelle condizioni di rinnovare il Permesso di soggiorno e quindi hanno perso la residenza e di profughi usciti dai CAS di tutta Italia che non sanno dove andare, la Caritas diocesana di Rimini è infatti situata in un punto di passaggio, facilmente raggiungibile per le persone in difficoltà che attraversano il Paese, in quanto vicino alla stazione ferroviaria.

 

La povertà - spiega la Caritas - oggi è caratterizzata da una fragilità di relazioni, rapporti affettivi, familiari, amicali che vanno in frantumi e che lasciano la persona sola. Questa è la preoccupazione più allarmante e per questo gli operatori agiscono cercando di lavorare prima di tutto sulla fiducia, sull’empatia, sul ricostruire un dialogo fatto di possibilità e di speranza. Tra le notizie positive una  una diminuzione delle persone incontrate – andamento che si sta confermando anche nel 2018 – si è passati da 17.120 nel 2015 a 14.633 nel 2017. 

 

La prima motivazione di questa diminuzione è da attribuire al calo degli immigrati incontrati (da oltre 11.300 nel 2015 a poco più di 9.800 nel 2017): diversi si sono spostati in altre città di Europa, altri sono tornati in patria, altri non sono proprio arrivati sul suolo italiano (considerando la diminuzione dell’80% degli arrivi). Un’altra causa della diminuzione è da attribuire al propagarsi di azioni e progetti nuovi messi in atto sia dalle Caritas diocesane che da quelle parrocchiali.

 Altra motivazione è da attribuire alla implementazione di alcune misure di sostegno al reddito, incluse negli ultimi anni dal governo che hanno fatto sì che le persone o famiglie si rivolgessero direttamente ai Servizi sociali. "Infine ci auguriamo che un’altra spiegazione alla diminuzione dell’utenza, sia l’essere riusciti ad inserirsi nel mondo del lavoro, considerando che l’economia regionale segnala un rialzo dell’occupazione decondo gli ultimi dati diffudi"

Il secondo dato desta invece degli interrogativi. La percentuale degli italiani resta stabile al 31%, ma si registra un aumento di uomini che hanno un’età compresa tra i 50 e i 60 anni che faticano a trovare un’occupazione e sono ancora lontani dalla pensione; spesso vivono in solitudine perché hanno visto fallire i propri rapporti coniugali o perché sono deceduti i genitori; diversi sono finiti a vivere in strada, anche perché l’Emilia-Romagna è tra le regioni con gli affitti più alti di Italia. "È indubbiamente urgente pensare a progetti specifici per loro al fine di favorirne il re-inserimento lavorativo e per garantire un sostegno morale e psicologico adeguato. Diverse Caritas della regione hanno creato Fondi per il Lavoro o progetti specifici per l’orientamento e l’inserimento lavorativo, ma non bastano. Queste ripartenze sono possibili attivando la comunità e reti diffuse di prossimità oltre che azioni di sistema".

Un altro dato allarmante è l’aumento di richiedenti asilo: "Sono il 30,2% di tutti gli immigrati incontrati dalle Caritas diocesane nel 2017. Molti hanno già il Permesso di Soggiorno e sanno anche parlare e capire discretamente l’italiano perché hanno fatto i progetti di accoglienza, altri invece sono sprovvisti dei documenti e non sono mai riusciti ad essere inseriti in determinati progetti, perché arrivati autonomamente. Diverse Caritas si sono attivate con progetti specifici, coinvolgendo parrocchie, zone pastorali, privati cittadini, attraverso il progetto Sprar, pro-tetto/rifugiato a casa mia, progetti che, fatti su piccoli nuclei, con rapporti individuali e corsi di formazione specifici, sono riusciti ad essere efficaci per diversi ragazzi. Ora, se le nuove manovre di Governo impoveriranno i percorsi integrativi, il rischio è che sempre più migranti finiscano in strada e vengano intercettati dalla malavita, sfruttati da persone che cercano manodopera a basso costo o che li usino per racket e prostituzione".

 L’ultimo dato  "è la crescita di immigrati che sono in Italia da oltre 20 anni e che ora si ritrovano in forte difficoltà, (sono oltre il 10% di tutti gli immigrati incontrati). Si rivolgono alla Caritas perchè hanno perso un lavoro e non riescono a ritrovarlo; molti hanno bambini piccoli, alcuni nati proprio in Italia, e non sanno come affrontare la quotidianità per garantire loro una sopravvivenza; alcune famiglie si sono dovute disgregare, dividendosi tra restare in Italia e tornare in patria. Per alcuni poi c’è la perdita del regolare Permesso di Soggiorno, perché sono venuti meno i requisiti necessari per il rinnovo e questo crea non pochi problemi: l’essere irregolari non permette l’iscrizione al Centro per l’Impiego, ai Servizi sociali, ma non permette neppure di avere una residenza ed un medico di base. Per questo, in diverse Caritas sono nati ambulatori medici, destinati sia a italiani che a stranieri, proprio per coloro che hanno perso la residenza e quindi anche il medico di base".

Le Caritas dell’Emilia Romagna presentano il rapporto regionale in occasione della II Giornata mondiale dei poveri, come contributo ad una migliore conoscenza di quanti, nei nostri territori, soffrono per indigenza e solitudine e come appello perché tutti ci mettiamo in ascolto del loro grido, rispondiamo con generosità e condivisione, promuovendo la loro liberazione.