Il caso

I due dipendenti Cmc in Kuwait: "Siamo come prigionieri: chiusi in casa 24 ore su 24"

Il cesenate Andrea Urciuoli e Ricardo Pinela, portoghese, sono bloccati da giorni. Il governo ha ritirato loro i passaporti. Il sindaco di Cesena scrive al ministro degli Esteri

I due dipendenti Cmc in Kuwait: "Siamo come prigionieri: chiusi in casa 24 ore su 24"
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03/dicembre/2018 - h. 15.55

CESENA - "Siamo come prigionieri in ostaggio, chiusi in casa 24 ore su 24 e adesso che si è saputo della richiesta di concordato siamo ancora più preoccupati perché tutti i fornitori verranno da noi. Non abbiamo notizie e tutto tace da ogni parte. Abbiamo bisogno dell'intervento dei ministri degli esteri di Italia e Portogallo". Lo dicono all'Ansa i due dipendenti della Cmc di Ravenna Andrea Urciuoli e Ricardo Pinela, bloccati da giorni a Kuwait City, dopo la rescissione di un contratto da 22 milioni. I problemi per il cesenate Urciuoli e il portoghese Pinela sono iniziati il 21 novembre. Sono stati arrestati e hanno passato una notte in cella con l'accusa di aver danneggiato i macchinari delle ditte delle ditte a cui erano stati subappaltati i lavori, poi sono stati liberati. In seguito, però, sono stati minacciati di essere nuovamente arrestati.

Intanto il sindaco Paolo Lucchi scrive una lettera Ministro degli Affari Esteri Enzo Moavero Milanesi per chiedere un suo tempestivo intervento nella vicenda che vede coinvolti il cesenate Andrea Urciuoli e il suo collega portoghese Ricardo Pinela, dipendenti della Cmc di Ravenna, bloccati in Kuwait con l’accusa di furto e danneggiamento di macchinari. La decisione di scrivere al Ministro Moavero Milanesi è scaturita da una sollecitazione dello stesso Urcioli che, conoscendo  personalmente l’assessore Zammarchi, si è rivolto a lui per chiedere l’aiuto del Comune, sentendosi abbandonato dalle autorità italiane. Questo ilt esto della lettera.

"In questi giorni, anche oggi, gli organi di stampa locali e nazionali ci informano di come un nostro concittadino, il cesenate Andrea Urciuoli, ed il suo collega portoghese Ricardo Pinela, si trovino bloccati in Kuwait con l’accusa di furto e danneggiamento di un macchinario di perforazione.

I due, dipendenti della ditta CMC di Ravenna, si trovavano in loco per concludere la gestione di un appalto e, dopo aver fatto rientrare tutte le maestranze, si sono trattenuti per chiudere le ultime partite amministrative. Nonostante la dichiarazione del proprietario del macchinario in oggetto, che afferma che lo stesso si trova in manutenzione presso le sue officine, Urciuoli e Pinela sono stati portati in centrale di polizia. Dopo aver trascorso una notte in cella, si sono visti addebitare il blocco aeroportuale e, allo stato attuale, gli sono stati ritirati i passaporti e si trovano in un appartamento da cui il loro avvocato ha sconsigliato di uscire, in attesa dello sblocco di questa intricata situazione.

Andrea Urciuoli afferma anche di essersi recato all’ambasciata italiana in Kuwait, insieme al suo collega, già nei giorni precedenti all’arresto, proprio segnalando la situazione di tensione che si stava creando, ma nulla è stato fatto per aiutarli. Tanto che lo stesso Urciuoli, dichiarando di sentirsi “abbandonato dalle autorità italiane”, mi ha contattato per tramite dell’Assessore del Comune di Cesena Lorenzo Zammarchi, suo conoscente, chiedendomi di porre urgentemente alla Sua attenzione la situazione in cui si trova e che, sono certo lo capirà bene, lo preoccupa non poco.

Ciò premesso, dunque, con la presente sono a sollecitare un rapido ed urgente intervento delle forze diplomatiche, al fine di poter far rientrare in Italia il nostro concittadino ed il suo collega. Il difficile momento che sta attraversando l’impresa della quale Urciuoli e Pineda sono dipendenti, non deve mettere in alcun modo in pericolo i suoi lavoratori – privandoli di fatto della loro libertà in un paese estero, senza che abbiano commesso alcun tipo di reato –, come invece sta avvenendo in questo caso.

Certo che condividerà queste mie preoccupazioni, mi auguro di poter apprendere quanto prima di un Suo intervento diplomatico che possa risolvere questa vicenda e, contestualmente, Le chiedo di poter essere tempestivamente informato dell’evolversi della situazione".