Bologna

Culle vuote in regione: in meno di dieci anni i parti sono in calo del 20 per cento

Diminuiscono anche gli aborti: -7 per cento. La motivazione principale? Incompatibilità tra maternità e lavoro

Un neonato è morto a Roma
| Altro
N. Commenti 0

05/dicembre/2018 - h. 16.45

BOLOGNA - Meno nascite e meno aborti. Questa l'estrema sintesi dell'informativa dell'assessorato alle politiche per la salute sul rapporto annuale illustrato nella seduta della commissione regionale. Il tasso di aborti tra le giovanissime diminuisce ma rimane più stabile tra le donne adulte, dai 30 ai 40 anni. E le motivazioni che spingono a praticare l'interruzione volontaria di gravidanza è l'incompatibilità, spesso, tra la propria professione e l'avere un figlio.

I DATI Nel 2017, le interruzioni volontarie di gravidanza in Emilia-Romagna sono state 7.130: sono diminuite del 7 per cento rispetto all'anno precedente e del 40 per cento rispetto al 2004, quando furono 11.839: praticamente il picco più alto registrato negli anni Duemila. Ma se diminuiscono gli aborti, non si assiste comunque a un aumento delle nascite. Nel 2017 i parti sono stati 32.912: un calo importante (20% circa), se si pensa che nove anni prima, nel 2008, erano stati 41.380.

A praticare l'interruzione di gravidanza sono soprattutto straniere, anche se dal 2010 sono diminuite del 34,5 per cento. Le italiane, invece, sono diminuite solo del 28,1 per cento. Il consultorio rimane un punto di riferimento per le donne che vogliono abortire, ma aumenta molto l'interruzione di gravidanza farmacologica: se nel 2007 era praticato solo dal 5 per cento delle donne, nel 2017 sestuplica e vi fa ricorso il 29,5% delle donne. Per quanto riguarda i medici obiettori di coscienza, nel 2017 si è contata una percentuale di ginecologi pari al 50,5% (leggermente aumentati rispetto al 2016, quando erano il 49,8%).

Tra gli obiettivi della Regione, c'è quello di incentivare l'uso di contraccettivi, tanto che sarà programmata una distribuzione gratuita rivolta ai cittadini di età inferiore ai 26 anni, o di età compresa tra i 26 e i 45 anni se sono persone disoccupate o lavoratrici colpite dalla crisi. O, ancora, sarà gratuita la distribuzione per le donne entro i 24 mesi dall'intervento per l'interruzione di gravidanza o nei 12 mesi post partum.