Rimini

Maltrattamenti nelle case di riposo: cinque arresti

Grazie a intercettazioni telefoniche e video-ambientali hanno documentato oltre cento episodi di vessazioni fisiche e morali

Maltrattamenti nelle case di riposo: cinque arresti
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06/dicembre/2018 - h. 14.40

RIMINI - Ancora presunti maltrattamenti nelle case di riposo. Questa volta accade a Rimini, dove da questa mattina i carabinieri stanno  dando esecuzione a cinque misure cautelari, di cui quatto arresti domiciliari e un divieto di avvicinamento, a carico di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di reiterati maltrattamenti nei confronti di cinque ultraottantenni, ricoverati presso una casa di cura a Rimini. Secondo i carabinieri il quadro è "agghiacciante e ricco di dettagli raccapriccianti". La casa famiglia è gestita da una coperativa che ne ha una seconda a Santarcangelo. 

Secondo quanto trapela, in più di un anno di indagine i carabinieri di Rimini, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica, Davide Ercolani, grazie a intercettazioni telefoniche e video-ambientali hanno documentato oltre cento episodi di vessazioni fisiche e morali posti in essere da cinque soggetti, di cui quattro operatori socio sanitari, nei confronti dei degenti, invalidi e non autosufficienti, che erano stati loro affidati. Oltre 150 documentati in un solo mese, anche con immagini video e intercettazioni. Le donne sono state trasferite. L'indagine è nata dalla denuncia di un dipendente che si era licenziata a giugno per poi rivolgersi ai carabinieri. Il responsabile della struttura era di fatto un 78enne di Chieti, che figurava come ospite, e intratteneva rapporti con la cooperativa che gestiva il centro. In una intercettazione si sente mentre si lamenta della morte di una 87enne per cause naturali. Il motivo? La perdita della retta. I familiari non si sono mai accorti di niente anche se gli ospti venivano maltrattati. Il 78enne è ai domiciliari. Stessa misura per tre donne: una 38enne peruviana, una 51enne riminese e una 51enne georgiana, tutte operatrici socio sanitaria. Una quarta donna, una 31enne romena, è sottoposta al divieto di avvicinamento alla struttura che al momento è sotto sequestro. 

 

Il commento dei sindacati 

Sul tema intervengono i sindacati: "Ci preme riaprire una discussione sulla legislazione nazionale in atto che purtroppo consente l’apertura di queste piccole strutture con un massimo di 5 ospiti senza che debbano sottoporsi a particolari controlli. Infatti, è sufficiente una comunicazione di inizio attività (SIA) al settore delle attività economiche del Comune e niente altro. Questo tema non è nuovo per i sindacati che, anche alla luce di quanto accaduto in altre località della Regione e nazionali, hanno posto il problema della necessità di un Regolamento provinciale sia in ambito distrettuale che ai tavoli della contrattazione territoriale sui Bilanci dei Comuni. L’offerta delle strutture per anziani è molto variegata e le informazioni disponibili sono spesso poco trasparenti. Ciò penalizza in primo luogo gli anziani ospiti ma anche le famiglie che necessitano dei servizi residenziali". I sindacati  chirdono di "regolamentare, monitorare e controllare l’efficienza delle strutture e la professionalità di chi vi opera, sono condizioni essenziali nella ricerca di soluzioni assistenziali capaci di rispondere alle esigenze degli anziani e conseguentemente delle loro famiglie".