Forlì-Cesena

Blitz della polizia nei negozi di cannabis light: 53 chili di prodotto sequestrato

Secondo la procura le infiorescenze non possono essere vendute per uso non ornamentale, a prescindere dal valore del Thc. Valore della merce: 750mila euro. Gli imprenditori: "Siamo in regola ma serve chiarezza"

Blitz della polizia nei negozi di cannabis light: 53 chili di prodotto sequestrato
| Altro
N. Commenti 0

17/dicembre/2018 - h. 12.28

FORLì- La Polizia di Stato, giovedi 13 dicembre ha dato esecuzione al decreto di perquisizione emesso dalla procura da Filippo Santangelo Filippo, nei confronti dei rappresentanti legali di tutti i negozi/rivendite di canapa light presenti in questa provincia.  L'operazione ha tratto origine da precedenti osservazioni della Mobile che avrebbero permesso di verificare  la presenza, all’interno di alcuni esercizi commerciali e distributori automatici, di infiorescenze non in linea con quanto previsto dalla legge.

All’interno degli esercizi commerciali durante le perquisizioni sono state rinvenute numerose infiorescenze, custodite in svariato modo, sottoposte a sequestro per un peso complessivo di 73 chilogrammi e dal valore commerciale di circa 750 mila euro. Attualmente la normativa di riferimento prevede che non possano essere cedute e liberamente messe in vendita all’utente le infiorescenze che non abbiano subito un processo di lavorazione o trasformazione o che non abbiano una finalità ad uso esclusivamente cosiddetto ornamentale. 

La presenza delle infiorescenze - si legge in una nota della questura - "in tal caso, esula dal valore del Thc, anche se inferiore ai limiti previsti dalla legge, ricadendo pertanto nell’ambito della normativa sugli stupefacenti tant’è che sono state contestate a ben 15 persone le condotte di detenzione, vendita e commercializzazione di sostanze stupefacenti/psicotrope senza le autorizzazioni ministeriali previste nonché le condotte di pubblicazione e divulgazione all’uso delle predette sostanze. L’operazione di perquisizione svolta per la prima volta in Italia su tutti i negozi presenti in una provincia, e che ha visto la partecipazione contemporaneamente di 50 uomini e donne della Polizia di Stato, ha di sicuro rappresentato un’importante attività di controllo all’interno dei negozi di canapa light al fine di verificarne l’uso e la destinazione delle infiorescenze rispetto alle diposizioni e ai pareri normativi attualmente in vigore". E' chiaro che al momento c'è molta confusione sul tema, gli stessi imprenditori sono in attesa di un chiarimento normativo dopo gli investimenti fatti. 

Il commento del sottosegretario Jacopo Morrone

“Il tutto parte dalla legge 242 del 2016, approvata dal passato governo. Sulla vendita della cannabis light ci sono molte perplessità anche da parte del Consiglio superiore della Sanità. Ma al di là di questi pareri, ci tocca constatare una sorta di assuefazione allo spaccio e all’uso degli stupefacenti, mentre si minimizzano i gravi danni determinati anche da sostanze erroneamente considerate ‘light’. Assistiamo a una presenza sempre più diffusa di spacciatori di droghe, un fenomeno che sta assumendo dimensioni e caratteristiche sempre più preoccupanti, mentre le attività di contrasto, effettuate con professionalità dalle Forze dell’Ordine, sono vanificate da norme ultrapermissive che lasciano a piede libero gli spacciatori. A volte con motivazioni incomprensibili che sembrano banalizzare questo reato gravissimo. Non ci possono essere sconti. Lo smercio di sostanze colpisce il cuore delle nostre comunità perché spinge alla dipendenza, alla disperazione, fino alla morte di troppi giovani e giovanissimi. Non deve esistere il concetto di spaccio ‘semplice’ ovvero di lieve entità, che consente ai criminali di continuare, praticamente indisturbati, nella loro attività, lucrando e facendo ingrassare i racket anche stranieri sulla salute e il futuro dei nostri ragazzi. Ben venga quindi la proposta di Matteo Salvini, che condivido in pieno, di innalzare le pene, consentendo l’applicazione della loro custodia cautelare in carcere, senza sconti”. Lo ha dichiarato l’onorevole Jacopo Morrone, segretario Lega Romagna e sottosegretario alla giusizia del governo Conte. 

L'amarezza degli imprenditori

CBWeed, una delle principali aziende italiane attive nella filiera di canapa sativa, si dichiara amareggiata e chiede ai legislatori una normativa chiara, con regole certe e senza le quali è “impossibile lavorare”. “Per nostro conto non abbiamo mai, neppure una volta, disatteso la normativa vigente, attenendoci sempre a quanto prescritto dalla L. 242/16 e dalla L. 309/90. A quanto pare non basta.” - dichiara Riccardo Ferrini, Direttore Esecutivo CBWeed. “I nostri prodotti – prosegue Ferrini - sono sottoposti a controlli rigidissimi perché analizzati, a nostre spese, in laboratori specializzati. In questo modo assicuriamo che la qualità della merce messa in vendita abbia elevati standard qualitativi. Non solo; facciamo in modo che i nostri prodotti siano al di sotto del limite previsto dall’attuale normativa.”

“Non è possibile che nonostante una legge ad hoc ci si ritrovi, ogni giorno, a combattere con la legge stessa. Perquisire uno o più negozi, requisirne la merce in maniera aprioristica significa uccidere un mercato e di conseguenza il suo indotto. Arrivati a questo punto non possiamo chiudere gli occhi. Pretendiamo dunque che le istituzioni ci indichino la strada, affinché non si verifichino più avvenimenti del genere. Se c’è un vuoto normativo che genera confusione e lascia spazio a interpretazioni estemporanee quest’ultimo va colmato e non spetta certamente a noi che di mestiere facciamo altro. La politica ci dica quindi cosa dobbiamo fare per rendere i nostri prodotti commerciabili e lo faremo senza battere ciglio.”